Un'intervista ad Agamben

Georgiamada posta una lunga intervista ad Agamben, apparsa a settembre su Alias. In essa Agamben spazia dai ricordi personali (i seminari di Le Thor con Heidegger, due chiacchiere con Lévinas, i libri che ho scritto) ai temi e agli autori centrali nella sua produzone inellettuale (l’immagine dialettica, lo stato di eccezione e la nuda vita, Benjamin e Foucault e Warburg).

Quel che mi piace di più: l’idea che la filosofia sia "la revocazione di una vocazione" (Platone che brucia le sue poesie), e la citazione di Vasari: "Leonardo per l’intelligenza dell’arte molte opere cominciò e nessuna finì"; quel che mi piace meno sta in queste parole: "quello che avviene oggi non è che l’emergere in piena luce di questa struttura nascosta di inclusione della vita umana tramite la sua esclusione". Carte, atlanti, campi, spazio molto più che tempo… ma alla fine pare che Agamben non riesca a non pensare l’oggi nella forma di una rivelazione di una verità profonda che attraversa l’intera storia dell’Occidente. Le filosofie della storia non sono diverse.

(E se poi gli riesce di disegnare ogni volta la figura di un fondamento negativo sulla quale poggia ora la metafisica ora la politica ora il diritto (es.: l’escluso incluso comm escluso), confesso che non ho capito se di un simile fondamento bisogna sbarazzarsene e come, o se tutto sta soltanto nel farlo venire in piena luce).

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5 risposte a “Un'intervista ad Agamben

  1. utente anonimo

    e cosa dici della sua idea della filologia come divinazione? Filologia come sviluppo di un esempio storico, paradigma dice lui, che viene usato per ogni contesto con grande spigliatezza… Non è il solito agamben scatenato ? (Quello che dice che la vera confutazione del negazionismo è l’impossibilità “leviana” di testimoniare! Per dirne una…)
    Non voleva dire questo?
    Bè, sto divinando…

  2. Beh, un po’ scatenato sì.
    (Però la filologia come divinazione: non è la prima volta che i filosofi fanno vesitre alla filologia panni diversi da quelli delll scienza)

  3. utente anonimo

    alludi a nietzsche?
    sì, infatti poi l’ha lasciata per darsi alla filosofia…

  4. A Nietzsche, ma anche a Vico, filologo abbastanza fantastico

  5. Sulla revocazione di ogni vocazione sfocia tuta la sua lettura della Lettera ai Romani, in Quel che resta del tempo. E qui, un teologo protestante la discute come uno dei contributi più interessanti che siano venuti dalla filosofia contemporanea. Non sono in grado di valutare, lo porgo a chi ne sa tanto di più.

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