Il dispositivo

Grazie a georgiamada (che ringrazia giorgio di costanzo) leggo l’articolo che Alfonso Belardinelli ha dedicato su Il Foglio a Che cos’è un dispositivo? di Giorgio Agamben. L’articolo è ottimo. Non avendo però letto il testo di Agamben (e soprattutto non avendo letto il suo ultimo libro, cosa che prima o poi farò) mi astengo dal discutere nel merito. Salvo un punto, che se non ricordo male ho già proposto (ma non saprei dire dove). Belardinelli conclude infatti con cinque domande, e ho anch’io la mia domanda, a proposito di questo passo agambeniano:

Vi propongo nulla di meno che una generale e massiccia partizione dell’esistente in due grandi gruppi o classi: da una parte gli esseri viventi (o le sostanze) e dall’altra i dispositivi in cui essi vengono incessantemente catturati” (p. 21).

La domanda è: chi diavolo li produce i dispositivi, da dove vengono fuori? Come cioè ha origine la partizione proposta? Se debbo pensare che sono gli esseri viventi a produrre i dispositivi, allora non posso saltare questo punto e cominciare dalla partizione; se invece non sono loro, chi mai sarà? Sorgono da sé? Ci sono sempre stati? (E in generale, posso io cominciare con un di qua questo, di là quello?)

3 risposte a “Il dispositivo

  1. Su http://www.aditus.splinder.com primizia di mezza primavera (prima che su georgiamada): la traduzione (by Mr. Baghètta) dell’introduzione di Agamben all’edizione francese delle poesie di Patrizia Cavalli.

  2. utente anonimo

    Vabbè, adesso non mettiamo in croce Agamben per questa frase! Credo fosse solo un espediente retorico (una semplificazione per farsi capire). Ma anche a prenderla sul serio, non vedo il problema (dal punto di vista logico): non potrebbero esistere i dispositivi da sempre o da quando esiste l’uomo? Perchè, il linguaggio, ad esempio, non esiste da quando esiste l’uomo? E, di certo, non l’ha inventato l’uomo (si potrebbe semmai sostenere il contrario, come faceva heidegger). Voglio dire, al di là del fatto che è una panzanata (eccessivamente semplificatoria), non mi sembra una proposizione che non sta in piedi da sola. Certo non è una proposizione filosofica, ma questo è un altro discorso…

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