Un gesto coraggioso

Torno su Mancuso, per linkare la migliore difesa del libro L’anima e il suo destino (grazie a Roberta De Monticelli, su InSchibboleth). E’ una difesa che non entra nel merito, non discute il contenuto della posizione di Mancuso, si ferma sulle soglie del libro e giustifica "il gesto coraggioso" di Mancuso, che ha posto fine all’epoca del doppio binario: "la gran dialettica filosofico-teologica fuori, il catechismo un po’ nascosto dentro".

In effetti è così. E ha ragione la De Monticelli: dire che, quale orrore, è un libro ‘pop’, non risolve gran che. Avendo poi qualche conoscenza dell’attuale "gran dialettica filosofico-teologica fuori", cioè dei Cacciari, dei Donà, dei Vitiello che dialogano con i Bruno Forte e i Piero Coda, devo dire che sì: il dialogo non si svolge mai sulla lettera catechistica (chiamiamola così). Ed è giusto che Mancuso si sia un po’ stufato. I filosofi no, poiché non hanno bisogno di difendere quella lettera, ma i teologi: non dovrebbero spiegare come andrebbe difesa? Oppure non va difesa? L’impressione che ho ricevuto, leggendo commenti qua e là di credenti seri e impegnati, è che costoro vedono bene come l’esperienza cristiana della fede, alla lettera, sia molto lontana dalle pagine del libro di Manuso, ma evidentemente confidano in un’intelligenza di quella lettera in cui Mancuso non confida più. Perché essi vi confidino, però, non è chiaro. Mancuso ha voluto chiarirselo, ha voluto provare ad immaginare di poter dialogare ‘fuori’ proprio di quella lettera, senza nasconderla.

Da questo punto di vista,è veramente esemplare la risposta (secca, priva di particolare sapienza teologica, ma secca e diretta) che Vito Mancuso ha dato qualche settimana fa a Bruno Forte. Di solito, la "gran dialettica filosofico-teologica fuori" discute dottamente del peccato originale, o della salvezza in Cristo, senza porsi però le domande che ad esempio pone nella replica Mancuso. Ad es.: d’accordo, e i non battezzati? O cambi la lettera del dogma, o la nascondi. Non puoi abolire il Limbo, tenere il peccato originale e il sacramento del battesimo nel suo significato tradizionale, e però dire che i non battezzati non vanno all’inferno. Alla lettera ci vanno, eccome se ci vanno (o ci dovrebbero andare).

(Però, sia detto en philosophe, nella replica Mancuso ha solo parzialmente ragione su Kant. Anzi, ha fondamentalmente torto).

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3 risposte a “Un gesto coraggioso

  1. utente anonimo

    dai, se ti va, raccontaci perchè ha torto!

  2. utente anonimo

    Nonostante abbia apprezzato molto l’articolo della De Monticelli, che ha messo bene in luce il problema del “doppio binario”, tuttavia, leggendo Mancuso, resto perplesso. E’ un modo di ragionare, il suo, che sento abissalmente distante (per me, che sono ateo e che mi trovo più in sintonia con un Bruno Forte o con un Vitiello). Ragionandoci, ho capito cosa mi rende perplesso, e persino mi turba, in Mancuso: il disconoscimento o la totale assenza di quel “presupposto comune” che noi tutti, laici simpatetici, credenti raziocinanti, filosofi e teologi, diamo per ovvio e per scontato. Questo: che la lettera vive solo nella vita vivente, altrimenti è caput motuum. L’ostinazione di Mancuso per la lettera è una ferita inferta alla nostra fede nell’ovvietà di quel presupposto. Realizzare che quel presupposto non è condiviso da tutti, non è comune, che vi sia qualcuno che resta mortiferamente attaccato alla lettera, senza dare per ovvio che essa viva solo nella vita vivente, turba e lascia sgomenti. Sgomento che io provo di fronte a Mancuso come di fronte a Oddifreddi (pur apprezzando la sua ironia) o a Ferraris. Come un bambino, resto sgomento di fronte al fatto che si possa parlare degli stessi argomenti, ma partendo da presupposti così radicalmente differenti che la comunanza di temi e di linguaggi resta una patina illusoria sotto la quale si nasconde una tremenda, davvero tremenda differenza (molto più profonda e tremenda di quella tra un ateo e un credente).

    Husserl

  3. utente anonimo

    Pardon, mortuum.
    H.

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