Effetto in quanto

"Occorre un nuovo materialismo, distante da ogni ontologia che basi il principio della realtà del reale sulla correlativa affermazione dell’irrealtà dell’irreale".
P. Macherey, a proposito di Spettri di Marx di Derrida.
Formalizzo: il nuovo materialismo deve porre A senza porre non-non-A. Si può fare?
Si può fare solo se A = non-non-A è la legge non di tutta la realtà, ma solo di una sua porzione (una proposizione problematica).
Naturalmente, questo non significa che in altre porzioni della realtà impazzi la contraddizione più sfrenata; significa invece che l’operazione logica di identificazione non è neutra né innocente, ma ha effetti su ciò che viene così identificato (e – occorre aggiungere – ha o può avere effetti alienanti).
L’effetto in questione si chiama effetto "in-quanto". Identificare è prendere una cosa in quanto è quella cosa (e così non è mai prenderla tutta: in quanto introduce un complemento di limitazione)
Tenetelo a mente, e torniamo a Derrida
* * *
Per Derrida, il limite della critica marxiana sta precisamente in ciò, che egli scopre il carattere spettrale della realtà (la "fantasmagoria" della merce), con riferimento economico-politico al dominio del capitale (ma in generale: del valore di scambio sul valore d’uso), quasi che il valore d’uso non ne fosse anch’esso toccato: "Chi ci assicura di questa distinzione?" – di questa pura distinzione, cioè, fra valore d’uso e valore di scambio?
Se la distinzione non è mai pura, significa che la cosa è sempre, già da sempre "scambiata". E infatti: il primo e più fondamentale degli scambi, quello che rende possibile ogni equivalenza (e per esempio quella fissata nel prezzo) è lo scambio dell’identificazione. Non è che identificare una cosa (una biglia di vetro, ad esempio) significa cambiarla o scambiarla, ma per scambiarla, potremmo dire, occorre che sia all’opera l’effetto "in quanto". E ancor prima per usarla: sia infatti che io voglia venderla, sia che voglia usarla, occorre che io la prenda in quanto gioco, e non in quanto pezzo di vetro (e per di più, per prenderla come gioco, occorre pure che altri la prendano così: ma questa complicazione, per cui nessuna identificazione si fa da soli, qui ce la risparmiamo).
* * *
La critica di Derrida dice dunque (o le possiamo far dire): ogni cosa è presa in quanto. Questo effetto non lo puoi togliere mai. La prima risposta potrebbe essere: d’accordo, non prenderò mai la cosa tutta. La cosa tutta (la realtà vera) è perciò un miraggio proiettato dall’in quanto? Ora, sarà pure un miraggio, ma senza quel miraggio, come posso vedere:
1- i molti in quanto della cosa?
2 – l’in quanto stesso?
1 – Prendere la cosa per un lato soltanto, senza vedere i suoi molti lati: questa è poi l’alienazione, che Marx critica.
2 – Con ciò, d’accordo, non siamo ancora alla cosa tutta, onnilaterale (il miraggio). Siamo ai molti lati, non alla cosa da tutti i lati. Ma senza di essa, la realtà tutta, vera e intera, non viene forse definita proprio dall’effetto "in-quanto"? Cioè: non è ora questo stesso effetto la verità della realtà tutta?
* * *
Ma poi (seconda risposta): è davvero così difficile prendere la cosa da tutti i lati? Prendo una biglia di vetro, e gioco. Derrida mi farà notare che la prendo in quanto biglia. Ma io dico: questo è solo il modo in cui tu intendi che io l’abbia presa, e di cui hai bisogno per distinguere i molti lati della cosa. Certo: se vuoi i molti lati della cosa, per criticare l’alienazione, devi prima mostrare l’effetto all’opera, e poi come l’alienazione consista nell’oscurare gli altri lati della cosa. Devi eseguire tutte e due le operazioni. E se invece ti porti al di qua dell’operazione stessa di identificazione, accusando l’effetto "in-quanto" in quanto tale?
Ora, Derrida penserà che così siamo catturati dal miraggio. Ma in realtà è lui che è prigioniero della intranscendibilità dell’effetto "in-quanto". E non è che così si rinuncia a criticare l’alienazione in quanto si rinuncia a mostrare gli altri lati della cosa; si afferma piuttosto la possibilità di un mondo dis-alienato (che può anche essere la possibilità di descrivere in questo modo una piccola porzione di mondo, o di vita).
Ecco tutto. Derrida pensa in fondo che la cosa tutta sia solo un miraggio, e che sia pericoloso non vedere che è solo un miraggio, perché è pericoloso pretendere di realizzarla, sganciando la cosa da tutti gli in quanto che le sono agganciati sul dorso. Io penso invece che è pericoloso pretendere di realizzarla (vedi post precedente), anche perché non c’è da sganciarla da alcunché (altrimenti non è la cosa tutta, ma la cosa sganciata) ma ciononostante non penso che sia un miraggio. Intendere il possibile come un miraggio solo perché non è realizzabile è infatti dare ragione alla realtà dell’alienazione.
* * *
Infine: la cosa tutta, se è tale, è sempre reale e mai da realizzare. È reale, ma ora non chiedetemi di identificarla. (E così si dà ragione a Macherey, che chiede di rimaterializzare Marx, dopo la dematerializzazione di Derrida. Rimaterializzarlo dopo la dematerializzazione richiede un nuovo concetto di realtà che, come si vede, non si oppone al possibile)
 
About these ads

2 risposte a “Effetto in quanto

  1. può essere ripescata la lezione deleuziana che, a partire da Proust e negli scritti sul bergsonismo, mette l’accento sul virtuale come ‘reale senza essere attuale, ideale senza essere astratto’? il virtuale per realizzarsi non procede per eliminazione ma crea l’attuale introducendo una differenza.
    non può essere la differenza deleuziana un percorso per la sinistra? o si è già esaurito questo filone a causa di tante interpretazioni miopi?

  2. utente anonimo

    no, non può essersi *esaurito* un filone che NON è neppure stato intercettato dalla *sinistra* (tralascio di precisare QUESTO sostantivo visto anche il blog che ospita i nostri due interventi…).

    La *sinistra* (vedi supra) che non si approccia a DISGIUNGERE la sintesi storica che si va svolgendo, ma, INCAPACE DI PRASSI E ***QUINDI*** di theoria, cerca una *RICOMPOSIZIONE* IDEOLOGICA (a partire dal *pro-getto* amministrativo…), è condannata a SPARIRE.

    La *realtà* NON è più una *realtà-reale*, ma una *IPER-REALTA’*, dove ***DIETRO*** non c’è più nulla e TUTTO è ***VISIBILE***…

    senza nome

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...