Archivi del giorno: aprile 5, 2005

Doveri

Che poi domenica ero andato certo, dai bimbi, ma il mio dovere l’avevo fatto. Questa volta, però, lasciatemi essere particolarmente orgoglioso della goccia che vi posto anche qui:

"il modo in cui una parola si capisce, questo le parole da sole non lo dicono. (Teologia)": L. Wittgenstein, Zettel.

P. S. Temo che Malvino, che mi prende per un thoros, dopo che avrà letto Leftwing mi spezzerà le corna.

 

Impara l’arte
 
Questa storia dei filosofi che non credono alle loro teorie piace a un sacco di gente (con Filter si discute ancora, nei commenti, qui e qui). Perlomeno, piace discuterne. Io non so: i chimici credono veramente alle loro teorie (e prima gli alchimisti: ci credevano?). I teologi credono alle loro teorie? E, come dire?, i poeti credono alle loro poesie?
Io trovo così terribilmente ridicolo (voglio essere gentile) metterla in questi termini, che non riesco a non impugnare l’arma dell’ironia. Mi piacerebbe spiegare come questa domanda sia figlia del nostro reo tempo, come sia improprio parlare di credenze e di teorie, e notare almeno che nessuno si è mai sognato di chiedere a Leibniz se lui ci credeva veramente a quello che scriveva. D’altra parte, Leibniz (da cui Filter ha cominciato il suo post) si occupava di calcolo infinitesimale, e nessuno gli ha chiesto se ci credesse, e di diritto, e nessuno gli ha chiesto se ci credesse, e di logica, e nessuno gli ha chiesto se ci credesse, e di un mucchio di altre cose. Però quando parla della monade, ci facciamo prendere dal dubbio se ci credesse veramente? Ma perché non avrebbe dovuto crederci: solo perché non ci crediamo noi? O forse perché la filosofia contiene un mucchio di sciocchezze, per non dire che è una sciocchezza tout court? Davide Malesi ha detto (nei commenti) che però è un utile palestra per l’intelletto, e di questa gentile concessione dobbiamo ringraziarlo, anche se per allenare l’intelletto ci sono già gli scacchi, il bridge, al liceo c’era pure il latino (non serve, diceva il professore, ma è comunque un utile allenamento, ecc. ecc.), e io non ne capisco molto ma immagino che ci siano pure i videogames.

Insomma, qualcuno mi spiega perché la filosofia non dovrebbe avere a che fare con la verità, e perché dovrebbe somigliare di più alla religione, o peggio all’oroscopo (ma tu credi veramente all’oroscopo?). Che se è così, ditemelo: io cambio mestiere. A meno che non pensiate che io mi metta a filosofare in alternativa alla settimana enigmistica, ai Sam Loyd e ai Bartezzaghi, e che ogni volta posi la penna pensando: “buona, questa!”. Eh no, cari i miei lettori di blog, se pensate che la filosofia sia un affare del genere, che ci si può credere o non credere, e credere sino in fondo oppure no, e poi escogitare o meno delle belle teorie, avete fatto bene a decidere di non farne il vostro mestiere