Alle porte di casa

Nei commenti qui sotto, Bernardo scrive tra l’altro: "Viviamo una cultura consumistica (ed economicistica) della maternità e della paternità, nutrita a suon di merendine del Mulino Bianco mentre, per definizione, c’è "casa" là dove c’è "Barilla".

Dove c’è barilla c’è casa, dice (diceva?) infatti la pubblicità. A me pare però che cio significhi non che la casa è diventata Barilla (che è comunque sempre meglio che: "dove c’è un balilla c’è casa"), ma che Barilla è diventata la casa. Se è così, come credo, il valore simbolico di ‘casa’ è ancora ben saldo, e saldo abbastanza da contenere anche la sua traduzione consumistica. E se ce la fa, se c’è ancora ‘casa’, l’apocalissi non è alle porte (di casa).

2 risposte a “

  1. Io credo invece che lo spot intenda suggerire qualcosa di ancora diverso e, se vogliamo, più perverso. Non è la casa a essere diventata Barilla né viceversa: la Barilla, invece, sarebbe quel quid che rende una casa riconoscibile in quanto tale. Il prodotto come metafora dei valori, come riposizionamento dei valori rispetto a un codice di riferimento, che è poi in buona sostanza quello dei consigli per gli acquisti; la merce come medium privilegiato della trasmissione di una tradizione, di una cultura, di un’identità, lieve, deresponsabilizzata e tuttavia rassicurante (come Telethon).

    Bernardo

  2. Se famo du spaghi?!

    saluti

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