Chiarimenti

L’articolo apparso Leftwing è commentato ampiamente da Ffdes. Poiché il suo commento mi appare caratteristico di un certo modo di porre la questione, che non è il mio, lo segnalo qui. Ffdes sposta la discussione in questi termini: ma possibile che solo perché un’idea è religiosa non ha diritto di concorrere con le altre, ecc.? Lascio voi giudicare se questo si evinca dal mio pezzo, e riporto qui il rozzo e frettoloso commento che ho reso lì:

Caro ffdes, per capire cosa intendo [nell’articolo] per "parziale privatizzazione del fenomeno religioso" basta guardare al mondo com’era 6000 anni fa, al mondo com’era 2000 anni fa (meno cinque a. C.), al mondo com’era mille anni fa, e al mondo com’è adesso. Taglio all’ingrosso, ma credo che ci capiamo. Quanto poi all’opinione di Ruini o mia, qui non si discute di come Ruini o io ci formiamo la nostra opinione (e così hai ragione, se ciò intendi quando ti domandi cosa distingue un’idea religiosa da un’idea non religiosa, fermo restando che io e Ruini ce la formiamo diversamente), ma le condizioni alle quali un’idea o un’opinione può (potrebbe possa: di questi tempi ho difficoltà coi congiuntivi) diventare vincolante per me. Di questa condizione parlo. Aggiungo pure che nell’articolo io definisco la laicità anche rispetto a questioni non strettamente religiose (dove ad es. dico che lo stato non è laico rispetto alla lingua italiana). E cioè la questione è: a quali condizioni lo Stato può far propria una certa idea, quando sposare quell’idea confligge con i diritti dell’individuo (fermo restando, e credo siamo d’accordo, che questi diritti non si dovrebbero toccare a cuor leggero). Lo Stato può imporre la coscrizione obbligatoria? Sì. Lo Stato può imporre la messa la domenica? No. Perché? Perché nel primo caso ne va dello Stato stesso, nel secondo no. Non laico è in questo caso uno che pensa [-i] che anche nel secondo caso ne va dello stato stesso, o di una certa idea dell’uomo che lo stato deve difendere se vuol essere uno Stato degno (dico non laico, perché suppongo che invece lo Stato si regga benissimo anche senza la messa). Sicché, ripeto, non è in questione il diritto di nessuno di esprimere un’opinione, altrimenti aboliamo il Parlamento, ma a quali condizioni e in quale misura un’opinione può diventare vincolante per tutti. (Nota poi che ho scritto non laico invece di clericale, perché voglio togliere all’aggettivo il valore che porta automaticamente con sé, nella polemica pubblica. Lo Stato ad es. non è laico rispetto alla lingua italiana, e io ne sono contento. Quest’uso dell’aggettivo laico non coincide ovviamente con il significato storicamente acquisito, ma sul modo in cui lo uso mi sono spiegato). (P. S. Se infine l’opinione di Ruini è che tu debba divorziare, e io debba sposare la Raffa [scil.: tua moglie], accetti che si decida a maggioranza? Sei laico rispetto a questa questione?).

9 risposte a “Chiarimenti

  1. le mie erano domande ulteriori, scaturite dalla conclusione del tuo pezzo, nel quale scrivevi molto altro. Sulla questione di te, me e la Raffa, l’ipotetica proposta di Ruini violerebbe al contempo logica, buon senso e Costituzione, cioè le tre piattaforme di partenza che io invocavo per aprire ogni dibattito. Infine: sarei d’accrodo con te se vi fosse, nell’opinione di Ruini (quella vera da lui espressa, non la cosa della Raffa), alcunché di formalmente vincolante sul piano pratico per un cattolico. Cosa che non è. Semmai, è un problema dei cattolici (e dei politici cattolici) privi di palle o di coscienza o di entrambe.
    P.S.: hai letto quel che scrive Bernardo in proposito. A me sembra perfetto. Io, almeno, sto lì.

  2. e restaci per favore

  3. Caro Azione Parallela, io non so se lei si ispira direttamente a quella musiliana. In ogni caso, quando vedo che lei con estrema civiltà discute con dei cattolici, non posso fare a meno di ammirarla, anche se con lo sconcerto di chi vede qualcuno perdersi in una opera che non avrà mai alcun risultato. Infatti, e sarà un mio limite, non capisco come possa non perdere la pazienza, quando si piagnucola sul fatto che una idea “perchè religiosa” non può “concorrere” con altre idee. Verrebbe da buttare all’aria il tavolo: difatti, chi se non i cattolici e i credenti in generale pretendono di proteggere le proprie idee sotto il manto non discutibile delle verità rivelate?
    Se le dicessero di con-correre i cento metri e si presentasse qualcuno a bordo di una fiammante motocicletta con croce o mezzaluna o candelabro a sette bracci che sia, lei cosa direbbe? Si metterebbe a ridere. E infatti fanno ridere.

    Renzo Cucinotta

  4. Caro Renzo, l’ispirazione c’è, benché vaga, e vuole essere lievemente auto-ironica: si naviga in un mare di cose inutili, e il mio blog lo è spesso.
    Quanto alla discussione con i cattolici, direi: in generale, nelle discussioni difficilmente perdo la pazienza, specie se mi diverto; in particolare, i cattolici non costituiscono un campionario di umanità diverso dalla media della restante parte del genere umano.
    (Tenga infine conto che fra le verità rivelate e, per esempio, la natura umana – vedi qualche post più su – c’è un varco abbastanza largo perché un cattolico ne possa discutere senza mantelli, senza dire che ci sono pure cattolici che discutono delle verità rivelate, altrimenti i teologi non litigherebbero mai fra di loro, il che non è).

  5. Apprezzando la sua pazienza non ho fatto altro che rimarcare, anche in maniera autocritica, quanto io ne sia ormai privo. E’ pertanto implicito che mi congratulo con lei per il fatto stesso che continua a dialogare. Solo che personalmente reputo il “varco” più stretto di quanto lo veda lei. Questione di angolazione. Se le piace correre contro le motociclette, naturalmente è affar suo. Il mio timore è che, ancorchè divertente, non sia molto utile, se non in una prospettiva di scambi personali, che non ho titolo nè interesse a valutare. Non ho difficoltà ad immaginare che non tutti i cattolici la pensino nello stesso modo. Sfortunatamente le piccole o grandi divergenze tra teologi hanno dato luogo a qualche piccolo conflitto non esente da fatti di sangue di qualche portata. Apra a caso un manuale di storia e punti il dito ad occhi chiusi.
    Converrà poi forse sul fatto che da qualche anno assistiamo a pesanti interferenze nella vita pubblica da parte della chiesa.
    Faccio quindi una proposta: informiamo i cittadini del fatto che quando abortiscono, quando si fanno fecondare in maniera non naturale, quando divorziano, quando vivono “more uxorio” con una persona dello stesso sesso, al momento di avvalersi di questi diritti DEVONO firmare una accettazione di responsabilità che li pone in stato di peccato o, se si preferisce, fuori dalla chiesa (la formula la sceglieranno dei teologi, magari senza litigare sennò siamo punto e daccapo). Decideranno questi cittadini aspiranti pecorelle smarrite, attraverso un vero e proprio “consenso informato”, se seguire le loro turpi voglie o se seguire alla lettera il dettato morale della chiesa.
    Personalmente non desidero che chicchessia pecchi nè mi auguro che i diritti siano uno strumento per scardinare dei valori nei quali non mi riconosco. Non istigo nessuno ad eludere il dettato che ciascuno si è scelto liberamente di seguire. Ciò che la legge non persegue non è in nessun caso un lasciapassare per evitare di assumersi il peso anche personale che lo “sposare” una morale implica. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Una scelta consapevole, però. Che poi sia uno solo o venti milioni che scelgono, non ci deve importare.
    Probabilmente, più che di una buona idea, si tratta di una provocazione. Ma è il mio modo per esemplificare un dato che dovrebbe essere ben fermo e chiaro per tutti: io non metto in discussione la tua morale e i tuoi comportamenti se tu non metti in discussione i fondamenti della mia (vedi quella risibile accusa di “relativismo” e di annessa “dittatura”) e i comportamenti che non mi sognerei mai di importi ma che desidero siano, oltre che rispettati, non vietati.
    Tutto ciò con la ovvia esclusione di chiari eccessi di varia natura: per intenderci, non può spuntare un moralista antropofago e dire che non abbiamo titolo a discuterne la morale…
    Scusate l’insistenza e la banalità.

    Renzo Cucinotta

  6. Convengo su certe interferenze.
    Quella del consenso informato è un’ottima provocazione. In verità, dovrebbero pensarci i sacerdoti, ma su temi simili penso che certe scollature non siano solo fra la Chiesa e i fedeli, ma anche dentro la stessa chiesa. (Il che però parla a favore del varco).
    Su ciò che dovrebbero essere fermo e chiaro, sono banalmente d’accordo

  7. A certe scollature dentro la Chiesa dovrebbero effettivamente pensarci i sacerdoti.
    Invece spesso lasciano entrare non solo scollature eccessive ma anche altro vestiario non consono ai luoghi.
    Sempre più spesso, peraltro, i turisti in visita alle chiese si ribellano maleducatamente alle richieste di coprire le loro nudità.
    Forse sono tutti parenti di Cucinotta e pensano che chiedere di coprirsi nella casa di Dio costituisca un chiaro eccesso di varia natura.
    Friedrich

    P.S. Ciao, Massimo, non volevo lasciarvi soli nella banalità. 😉

  8. Intervengo per caso personale: quando, per funerali o matrimoni, assisto ad una funzione religiosa sto sempre e comunque in piedi sulle navate laterali. Non mi faccio dire da un prete quando e come stare alzato o seduto. Ma non mi permetterei mai di starmene seduto quanto cacchio mi pare come se fossi a casa mia. Unica eccezione, quando mi sono sposato, con “rito misto”: sarebbe stato ridicolo.
    Sarei curioso di incontrare un cattolico medio dotato del medesimo rispetto per un luogo non religioso, che so, lo Stato, per esempio: sarebbe parente di Friedrich, forse.
    E invece, scommettiamo che tutti questi maleducati seminudi sono quasi tutti credenti?

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