Spariglio

La considerazione seguente è perfettamente condivisibile: "La catastrofe nel Golfo del Messico mette paura a chiunque, fa vedere come la civiltà sia una pellicola esilissima, sotto la quale si spalancano strapiombi. La de-civilizzazione è qualcosa che può esplodere da un momento all’altro, e questo l’uomo europeo lo sa per averlo vissuto, provocato". La estraggo da un articolo di B. Spinelli (La Stampa, 11/09), a commento del duello televisivo Schroeder-Merkel, in Germania, articolo che così prosegue: "Schroeder fa entrare nella coscienza dei connazionali cataclismi apparentemente lontani, che gli ridanno forza nelle battaglie elettorali e gli permettono di difendere non solo un bilancio di governo ma un modello di convivenza sociale e di civiltà". Per la Spinelli, "L’uragano Katrina è una catastrofe in due tempi […]. È una catastrofe della natura (non si sa quanto suscitata dall’agire dell’uomo sul pianeta) ed è al tempo stesso catastrofe dello Stato, delle leggi che tengono insieme la società, delle regole che impongono la protezione dei più deboli e indifesi nell’ora dei flagelli".

Il fatto è che io condivido anche questa seconda considerazione, ma non condivido il cortocircuito, per il quale una verità generale (la civiltà è una pellicola esilissima) si piega secondo il verso di una verità particolare (questa sola è civiltà, quella di Schroeder). La civilizzazione ha formato abbastanza ampio da comprendere entrambe le porzioni, quella di destra e quella di sinistra.

E se gli attori sono tre – come nelle celeberrime pagine della Fenomenologia dello Spirito: le due autocoscienze in lotta e la natura -, non è mica vero, come riteneva Hegel, che l’autocoscienza si affranca insieme dalla servitù all’una e all’altra. Non è mica vero che la natura giochi solo il ruolo compiacente di mediatore. Qualche volta spariglia.

2 risposte a “Spariglio

  1. umh? ti prego prof ancora due parole, chè non ho proprio capito! spiegati anche per chi non ha proprio la fenomenologia sotto mano, please!
    grazie!

  2. io penso che la catastrofe del golfo del messico mette paura perché la morte in se mette paura, e una morte di massa mette una massa di paura. La strumentalizzazione della morte e della paura è già di per se decivilizzazione. E per quanto riguarda l’anima, dato che muore col corpo, penso se la faccia sotto un po’ anche lei al pensiero della morte.

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