Archivi del giorno: settembre 28, 2005

Sangue

So che stasera c’è la Champions League, ma c’è anche il settimo turno del torneo internazionale di Moratalaz, e qui si fa un tifo assai appassionato per il signor trentunesimo del ranking

Della natura intrinsecamente sofistica del blog (e dello scacco della filosofia)

"La filosofia e il ragionamento sofistico non si possono distinguere, se ci si rivolge soltanto a ciò che è detto in quanto tale. Solo nella vivente realtà del dialogo, che unisce tra loro ‘uomini che sono ben disposti e che nutrono un reale rapporto con la cosa’ può riuscire la conoscenza della verità".

H. G. Gadamer, La dialettica di Hegel

Per ventiquattro lettori

Heteronymos mi chiede (nei commenti) se la nuova edizione di Essere e tempo rivista da F. Volpi, presenta novità sostanziali rispetto a quella di Pietro Chiodi (in particolare, nel capitolo sulla Cura). Come spiega lo stesso curatore nell’Avvertenza alla nuova edizione, la “storica versione” di Chiodi (1953), terza al mondo (dopo Giappone e Spagna) è ormai intangibile dal punto di vista terminologico: “è entrata nel linguaggio filosofico italiano”. Così ad esempio Vorhandenheit resta “semplice presenza”, e non diventa una roba tipo “cose sotto mano”, o “a portata di mano”.
Per il resto, la nuova edizione appare più precisa e rigorosa di quella di Chiodi. Questo il merito che Volpi rivendica: “un profondo lavoro di restauro” ottenuto tramite adeguazione a “criteri di precisione e di rigore oggi indispensabili”. Due esempi (tratti dal capitolo che interessa Heteronymos, § 39):
Chiodi: “Lo sguardo gettato all’inizio sull’intero fenomeno ha perso ora la sua indeterminatezza rispetto al contenuto”.
Volpi: “Lo sguardo gettato all’inizio sull’intero fenomeno ha perso ora la sua indeterminatezza di primo schizzo generale rispetto al contenuto”.
Chiodi: “Una cosa è certa, negativamente: l’unità dell’insieme delle strutture non può essere raggiunta mediante una semplice riunione di elementi”
 Volpi:. “È fuori discussione cosa non si può: l’unità dell’insieme delle strutture non può essere raggiunta fenomenicamente mediante una semplice composizione di elementi”.
 
Questo, per la precisione. Aggiungo poi: il mio maestro (in queste cose, e non solo) pretendeva e pretende che chiunque legga Essere e tempo abbia presente che Seinkönnen (poter-essere) e Möglichsein (essere-possibile) vanno sempre accuratamente distinti. In un punto capitale (§ 31, sulla comprensione, velocemente ritrovato grazie a E. F.), Chiodi metteva ‘poter-essere’ invece di ‘esser-possibile’. Siccome Il nulla e la fondazione della storicità fa perno, si potrebbe dire, quasi esclusivamente su questa distinzione, per Vitiello essa gridava vendetta al cielo. Qualche svista dunque c’era, ed è stata vendicata. (Però Chiodi, a proposito di vendette, è questo qua: dunque andiamoci piano). (Caro H., il controllo a tappeto sul capitolo sesto non ho avuto tempo e modo di farlo).
 
Noterella finale. Ora che ho la nuova edizione, sono tentato dal disfarmi di quella vecchia. Horresco referens: fino ad oggi, avevo solo in fotocopie Essere e tempo, acquistato con gli scarsi fondi di quand’ero studente (insieme alle Idee di Husserl, di recente sostituite con la ripubblicazione a cura di V. Costa, e spedite senza tanti complimenti in mansarda, e all’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, che ancora resiste). Forse però me le tengo: mi fanno un po’ tenerezza. (Le note a margine, invece, fanno pena: quelledi Heidegger sulla sua copia sono per la prima volta tradotte da Volpi in questa nuova edizione).