Per ventiquattro lettori

Heteronymos mi chiede (nei commenti) se la nuova edizione di Essere e tempo rivista da F. Volpi, presenta novità sostanziali rispetto a quella di Pietro Chiodi (in particolare, nel capitolo sulla Cura). Come spiega lo stesso curatore nell’Avvertenza alla nuova edizione, la “storica versione” di Chiodi (1953), terza al mondo (dopo Giappone e Spagna) è ormai intangibile dal punto di vista terminologico: “è entrata nel linguaggio filosofico italiano”. Così ad esempio Vorhandenheit resta “semplice presenza”, e non diventa una roba tipo “cose sotto mano”, o “a portata di mano”.
Per il resto, la nuova edizione appare più precisa e rigorosa di quella di Chiodi. Questo il merito che Volpi rivendica: “un profondo lavoro di restauro” ottenuto tramite adeguazione a “criteri di precisione e di rigore oggi indispensabili”. Due esempi (tratti dal capitolo che interessa Heteronymos, § 39):
Chiodi: “Lo sguardo gettato all’inizio sull’intero fenomeno ha perso ora la sua indeterminatezza rispetto al contenuto”.
Volpi: “Lo sguardo gettato all’inizio sull’intero fenomeno ha perso ora la sua indeterminatezza di primo schizzo generale rispetto al contenuto”.
Chiodi: “Una cosa è certa, negativamente: l’unità dell’insieme delle strutture non può essere raggiunta mediante una semplice riunione di elementi”
 Volpi:. “È fuori discussione cosa non si può: l’unità dell’insieme delle strutture non può essere raggiunta fenomenicamente mediante una semplice composizione di elementi”.
 
Questo, per la precisione. Aggiungo poi: il mio maestro (in queste cose, e non solo) pretendeva e pretende che chiunque legga Essere e tempo abbia presente che Seinkönnen (poter-essere) e Möglichsein (essere-possibile) vanno sempre accuratamente distinti. In un punto capitale (§ 31, sulla comprensione, velocemente ritrovato grazie a E. F.), Chiodi metteva ‘poter-essere’ invece di ‘esser-possibile’. Siccome Il nulla e la fondazione della storicità fa perno, si potrebbe dire, quasi esclusivamente su questa distinzione, per Vitiello essa gridava vendetta al cielo. Qualche svista dunque c’era, ed è stata vendicata. (Però Chiodi, a proposito di vendette, è questo qua: dunque andiamoci piano). (Caro H., il controllo a tappeto sul capitolo sesto non ho avuto tempo e modo di farlo).
 
Noterella finale. Ora che ho la nuova edizione, sono tentato dal disfarmi di quella vecchia. Horresco referens: fino ad oggi, avevo solo in fotocopie Essere e tempo, acquistato con gli scarsi fondi di quand’ero studente (insieme alle Idee di Husserl, di recente sostituite con la ripubblicazione a cura di V. Costa, e spedite senza tanti complimenti in mansarda, e all’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, che ancora resiste). Forse però me le tengo: mi fanno un po’ tenerezza. (Le note a margine, invece, fanno pena: quelledi Heidegger sulla sua copia sono per la prima volta tradotte da Volpi in questa nuova edizione).

9 risposte a “Per ventiquattro lettori

  1. Perbacco, davvero una traduzione scaccia-Chiodi! ma non si poteva emendare quell’unico punto dolente in una nuova edizione, no.

  2. Grazie dei tuoi appunti…
    Sto riflettendo sul tema della cura in una prospettiva interdisciplinare (perciò ho reinterrogato il cap. 6 di “Essere e tempo”, e volevo sentire cosa ne pensi).
    Vorrei accennarne nella mia relazione di apertura al convegno “Ripensare la cura” – informazione utile, credo, per chi legge questo blog – che ho organizzato per la FONDAZIONE SAN SERVOLO e che si terrà sabato 19 novembre all’isola veneziana di San Servolo (ti ho già spedito il file con il programma).
    Mi piacerebbe davvero che tu venissi. Potremmo anche, a ridosso del convegno, creare interazioni utili e divertenti tra il convegno stesso e i nostri blog (POL.it, con qualche nostro redattore, seguirà in ogni caso l’evento).
    Ciao e ancora complimenti per il tuo blog, dove si respira aria fresca e pulita… :-)))
    Bye

  3. P.S.
    Mi spieghi, per favore, che significa “Pietro Chiodi, a proposito di vendette, è questo qua” (dove si rinvia a “Banditi”, diario della partecipazione di Chiodi stesso alla lotta partigiana)?
    L’inciso appare un tantino ambiguo.
    Con cordialità

  4. Beh, volevo solo rendere un omaggio alla figura di Chiodi, uno sul quale non consumerei certo vendette, e dal quale casomai mi sentirei vendicato.
    (Chiodi è pure l’autore di La deduzione nell’opera di Kant, un libro che è stato per me importante).
    Spero di aver dissipato ogni ambiguità

  5. Grazie massimo
    concordo con l’omaggio a Chiodi: figura di grande stazza, filosofo e scrittore dimenticato. L’opera sulla deduzione in Kant, se non erro dei primissimi anni sessanta, l’ho letta e amata a suo tempo. Ora, dopo tanti traslochi, non l’ho più. Sai se è possibile ritrovarla?
    Ciao

  6. No, non lo so, io la poseggo in fotocopie

  7. alla domanda rivolta al blogger risponde un utente anonimo?
    Mah…

  8. come non detto…
    ho visto che la risposta viene da te
    grazie

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