Archivi del giorno: ottobre 6, 2005

Padri (non miei, ma del liberalismo)/2

"Il senso ‘positivo’ della parola libertà deriva dal desiderio da parte dell’individuo di essere padrone di se stesso. Voglio che la mia vita e le mie decisioni dipendano da me stesso e non da forze esterne di qualsiasi tipo. Voglio essere strumento dei miei stessi atti di volontà e non di quelli di altri".

Isaia con l’acca Berlin, Due concetti di libertà

Padri (non miei, ma del liberalismo)

"Benché la terra e tutte le creature inferiori siano date in comune a tutti gli uomini, tuttavia ogni uomo ha la proprietà della sua persona: su questa nessuno ha diritto all’infuori di lui".

Giovanni Locke, Due trattati sul governo

Professori

Quando Marta Russo fu uccisa, nel 1997, io frequentavo l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli come borsista del corso di perfezionamento in Filosofia del Diritto, "Esperienza giuridica". Tra i borsisti (mi pare fossimo meno di una decina), c’era Giovanni Scattone, col quale non strinsi amicizia (i nostri interessi di studio erano molto distanti) ma mi capitò di scambiare qualche chiacchiera. Nei giorni successivi all’omicidio,  e anche dopo, quando si seppe che gli inquirenti avevano indirizzato le loro indagini verso l’Istituto di Filosofia del diritto, dal quale Giovanni Scattone proveniva. Ero invece a casa quando dal Tg2 appresi del suo arresto. Il corso proseguì, ricordo che venne Italia 1 a raccogliere testimonianze dai compagni del corso. La resi anch’io, cadendo dalle nuvole: non avrei mai pensato, non avrei mai creduto. Lo conosco poco, ma, per quel che può valere, nulla mi poteva far pensare che.

In quei giorni, Giovanni non mostrava la minima preoccupazione: non ricordo di averlo mai visto agitato, mai visibilmente teso o nervoso. Ricordo invece l’agitazione di un altro borsista, che proveniva dallo stesso Istituto, e che credo sia stato per qualche giorno sotto indagine, per poi uscire definitivamente di scena.

Dopo l’arresto, e negli anni successivi, ignorando del tutto fatti e circostanze (non ho seguito il processo, non ho letto né requisitorie né arringhe né sentenze), mi è tuttavia spesso capitato di ricordare la calma e l’equilibrio di Giovanni Scattone in quei giorni. Se è stato lui, pensavo, lo raccomanderei come killer; se non è stato lui, pensavo, gli affiderei senz’altro la gestione di un comitato-crisi, dopo la più distruttiva delle calamità naturali. 

Giovanni Scattone si è sempre proclamato innocente. La sentenza definitiva di condanna per omicidio colposo fu emessa nel dicembre 2003. Nell’aprile 2004, dopo 2 anni e 4 mesi di prigione, Giovanni Scattone è stato affidato in prova ai servizi sociali. Oggi, non essendo stato interdetto dai pubblici uffici ed essendo dunque legittimamente in graduatoria, apprendo dal Tg2 che ha ricevuto incarico per l’insegnamento di storia e filosofia in un liceo romano.

Io immagino che enterà in aula con la stessa calma di allora, che terrà il registro perfettamente in ordine, che manterrà sempre il tono di voce basso che gli è naturale, che parlerà facendo lunghe pause e qualche volta guardando fuori dalla finestra. Che sarà cortese coi colleghi, com’è sempre stato, e abbastanza distaccato con tutti.

Il contrario, assolutamente il contrario di come ho insegnato e, credo, insegno io.

P.S. I link servono, a chi volesse, per farsi un’idea. Se contengono imprecisioni, me ne scuso.