Andiamoci piano

"E’ possibile avere «cellule staminali etiche», cioè embrionali ottenute senza distruggere gli embrioni e senza quindi sollevare problemi di carattere morale": il Corriere dà notizia delle tecniche che scienziati americani avrebbero messo a punto per prelevare cellule dall’embrione senza provocarne la perdita. Finora "sono state sperimentate solo nei topi, ma il prossimo passo sarà verificarne l’applicabilità su embrioni umani".

Il prossimo passo? E dove lo trovano un embrione sul quale sperimentare l’applicabilità della tecnica, senza ledere i diritti della persona umana? Passi per il topo, ma l’uomo? Ci vorrebbe un embrione che si dichiarasse disponibile ad essere trattato solo come mezzo per verificare l’applicabilità della tecnica, un embrione che si sacrificasse per la ricerca, che accettasse il rischio di morire, mentre si prova a prelevare dal suo corpo una cellula staminale. Ma non sarà semplice ottenerne l’assenso. E nessuno può darlo per lui, proprio come io non posso dare l’assenso a sperimentare su mia figlia, per il bene delle future generazioni. Piano dunque con l’entusiasmo: queste cellule staminali potrebbero non essere etiche affatto.

16 risposte a “Andiamoci piano

  1. Sono curioso di vedere come risponderanno i tuoi devoti lettori…

  2. La notizia è piuttosto vecchia e a maggio 2005 il comitato nazionale USA di bioetica aveva già discusso le diverse possibilità.
    http://www.bioethics.gov/reports/white_paper/index.html

    Durante la campagna referendaria queste cose si sapevano ma evidentemente per il Corriere era meglio far finta di non conoscerle.
    Per fortuna sappiamo come andò a finire.
    AB

  3. Perché era meglio? Non ci sono dubbi etici, in proposito?

  4. Per il Corriere, come per tutta la stampa italiana esclusi Avvenire ed Il Foglio, era meglio non parlare della alternative perché avrebbero indebolito le argomentazioni dei referendari.
    Dubbi etici persistono ma, dove le sperimentazioni sono permesse, limitarle a queste tecniche non distruttive rappresenterebbe già un passo in avanti.
    AB

  5. Secondo me la “morale” (non l'”etica”!) è un’ altra: cosa si inventernno i ricercatori fra sei mesi? e fra otto o dodici? Nessuno lo sa, ma, da quello che pare di vedere la scienza corre corre (quasi quanto la locomotiva….), e noi cittadini siamo stati chiamati a esprimerci, lacerando un paese, su tecniche che potrebbero essere obsolete tra pochissimo.

    Non che esprimersi sia male (ovvio). Ma in questo caso io ci vedo una frizione stridente. Tra chi se ferma e chi va avanti. Il giudizio è talmente dinamico, in casi come questi, che congelare l’evoluzione del pensiero per mesi (necessari a scontrarsi, votare, eventualmente rifare una legge), quando poi tutto questo non sia servito a niente…
    Ecco: mi è parso un inutile arroccamento sull’oggi.
    Ciao,
    ezio

  6. utente anonimo

    tutto sta a decidere se l’embrione abbia o no un “corpo”, come tu dici.
    o no?
    V.

  7. Caro Angelo, come sei pragmatico! Si tratta di vite umane, perdinci!
    Caro V., se l’embrione è un essere umano, il suo è un piccolo corpo.
    Ezio, dici che il referendum non s’aveva da fare, oppure la legge? Anche i parlamentari sono stati chiamati, ecc. Non è che ci si possa far molto: in generale, siamo tutti chiamati!

  8. Infatti, Massimo, si tratta di vite umane e questo può essere un modo per salvarle.

  9. utente anonimo

    la mia domanda era: l’embrione “ha” un corpo o “é” un corpo?
    a mio avviso, il problema é tutto li’.
    V.

  10. In che senso, scusi, il problema è tutto lì? Lei ha o è un corpo? Comunque pensi di risolvere la cosa, per l’embrione, secondo i cattolici, è il medesimo.

  11. Allora, vediamo un po’:
    Io sono, senza dubbio alcuno, un corpo. Ovvero una massa organizzata di materia/energia che si muove -goffamente- o resta in quiete nello spazio. Al tempo stesso, qualcosa mi dice che questo corpo appartiene a me. Insomma, io so di “avere” un corpo. Un embrione, invece, é un corpo e non lo sa. Per i non-cattolici con qualche cognizione di biologia (ma spero per chiunque ami vedere le cose da diverse prospettive) quel corpo “é” e basta. A quel corpo non gliene frega niente se gli staccano qualche cellula, semplicemente non se ne accorge! A me, invece, per farmi un prelievo di sangue, devono prima convincermi che é giusto e/o necessario. O costringermi, piu’ spesso…
    Scusate, spero di non urtare nessuno quando dico che un embrione umano non é una “persona umana”. E’ piuttosto un ammasso organizzato ma indifferenziato di cellule, per giunta indistinguibile, almeno negli stadi iniziali, da quello di un topo. E’ materia neutra.
    Ma questo é il punto di vista di una biologa. E perdonate l’intrusione…
    V di Valeria.

  12. E tu, Valeria, ti intrudi così? Primo: ciao, cervello in fuga (nel senso internazionale dell’espressione). Secondo: io faccio volentieri la distinzione fra essere e avere un corpo, ma se per averlo debbo essere cosciente di averlo, cosciente anche solo a livello animale (es.: soffro se me ne staccano un pezzo), per i cattolici la soglia oltre la quale si è persone è fissata troppo in là. In ogni caso, quando, dunque, ti domanderebbero, tu ‘hai’ un corpo?

  13. utente anonimo

    Non ho voglia di essere biologicamente precisa, lo trovo inutile in questa sede, quindi rispondo solo: esattamente quando cominci a sentire, piacere o dolore che sia.
    Valeria

  14. Valeria, basta una punturina e anche tu smetti di sentire eppure non smetti di essere persona, anzi hai una dignità che noi rispettiamo, perfino se tu fossi morta. Quindi non è il provare dolore o piacere il discrimine.

  15. utente anonimo

    pero’, una volta che uno va in morte cerebrale, cioé resta biologicamente vivo, ma non puo’ piu’ sentire niente, i parenti danno l’assenso all’espianto d’organi.
    Se la punturina mi rendesse insensibile per sempre, sarei ancora persona?
    V.

  16. Valeria, ho lasciato indietro questa risposta. Però mi accorgo che mi riesce difficile. Il fatto è che UN discrimine non c’è. Io credo ad es. che un cadavere non possa essere trattato come una pietra, sicché mi vien fatto di dire, à la Wittgenstein: discrimine a qual fine, per far che? Un cattolico vuole invece il punto oltre il quale non si può far nulla. Secondo me, questo punto non c’è. Secondo Angelo c’è, e da ciò consegue tutto (e quel tutto consegue anche per me, perché Angelo ha vinto il referendum).

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