Eccetera

"La via percorsa da Robert Lanza, che ha prodotto le staminali a partire da una singola cellula, prelevata dall’embrione senza distruggerlo – non ha alcuna chance di convincere il fronte contrario alla ricerca perché l’embrione è sottoposto comunque a un rischio, come confermano le dichiarazioni a caldo del presidente del Comitato nazionale di bioetica. Francesco D’Agostino, invece, si è dimostrato possibilista nei confronti dell’altra tecnica, quella di Jeanisch e Meissner. Ma davvero per riabilitare la clonazione basta far sì che produca un embrione senza destino, privo di un gene cruciale per la formazione della placenta e quindi senza possibilità di sviluppo?" (Anna Meldolesi, Il riformista di oggi, non online).

(Le due tecniche sono illustrate sommariamente da Boncinelli, in questo pezzo apparso oggi sul Corriere). Anna Maldolesi ha ragione (e Angelo Bottone, nei commenti, torto). I cattolici debbono augurarsi che D’Agostino tenga duro. Se l’embrione è un essere umano, non vedo proprio perché debba essere consentito prelevarne un pezzo. Non vedo come si possa autorizzare la sperimentazione della tecnica del prelievo della cellula, a rischio che anche un solo embrione muoia: sarebbe trattato come un mezzo. E anche sull’altra tecnica c’è poco da esser possibilisti: se l’embrione è un essere umano (e anche se lo è solo potenzialmente, e lo è potenzialmente allo stesso titolo di un feto di otto mesi, o di un neonato di tre chili e mezzo), non si vede come si possa pensare di troncare la sua vita umana solo perché non potrà giungere alla nascita. Non si vede perché la tutela di cui gode debba essere minore di quella di un essere umano completo. Qualunque distinzione sarebbe imperdonabile ipocrisia

Tieni duro, D’Agostino! sui principi non si media. Cedere una vlta è cedere per sempre. Si sa come comincia e non si sa dove finisce. Questa è eugenetica. Eccetera.

P.S. Approfitto dell’occasione per chiarire il senso del post di sotto, che qualcuno, non so come, ha equivocato: vi si parla di gravidanza, e dell’aspra campagna per la scelta del nome del potenziale terzogenito/a.

17 risposte a “Eccetera

  1. Ricordo sempre che parliamo di 4 cellule ….

    ciao

  2. Sulla cosa del post sotto, ti dirò che avevo il sentore che ci fosse qualcosa che non mi tornava… sul resto hai ragione: ha ragione D’Agostino (così impari).

  3. Quattro, otto: se gliene togli una, gli togli il 25% del suo corpo, o il 12,5: hai idea di cosa ti succede se perdi un pezzo così cospicuo del tuo corpo.
    (Troppo buono, sii buono: io non sono d’accordo con d’agostino, come sanno i frequentatori di questo blog!)

  4. Troppobuono, lo so che è difficile da accettare ma a giugno gli italiani sono stati chiamati ad esprimersi anche sul destino di quelle 4 cellule.
    Sappiamo tutti come andata.
    Massimo, dove sarebbe il mio torto?

  5. La mia era una provocazione di chiara marca (clerico) fascista…

  6. Angelo, tu dici che queste notizie avrebbero indebolito le ragioni dei referendari. Non vedo come. Se vale il principio: l’embrione è uno di noi, non gli si può torcere un capello (se l’avesse): punto e basta. E invece nei commenti sotto mi fai il pragmatico: si tratta di salvare vite umane, scrivi, come se per salvare vite umane si potesse anche solo rischiare di sopprimerne altre, nel corso della sperimentazione di queste nuove (vecchie) tecniche. Io gli argomenti del voto per la vita me li ricordo, mi ricordo di come si andava rifiutando ogni soluzione di compromesso (14 giorni, 48 ore, cose così), e la ragione era ed è: l’embrione è come un feto di otto mesi, come un neonato, come noi. Non pensi questo? Se pensi questo, c’è poco da esser poibilisti, o da fare i pragmatici, mi pare.

  7. Mi hai frainteso. Nei precedenti commenti mi riferivo al salvataggio delle vite degli embrioni destinati alla sperimentazione, che queste nuove tecniche permetterebbero, non alle vite di eventuali beneficiari delle scoperte.
    Tra una tecnica distruttiva ed una non distruttiva, preferisco la seconda. Non ti pare?
    Dubbi etici persistono ma, dove le sperimentazioni sono permesse, limitarle a queste tecniche non distruttive rappresenterebbe già un passo in avanti.
    Se poi la tecnica alternativa è ugualmente rischiosa, allora va vietata.
    Il principio è sempre la salvaguardia della vita umana.

    Per quanto riguarda i referendari, è chiaro che la limitazione della ricerca a queste tecniche alternative avrebbe rappresentato una soluzione di possibile compromesso, raggiungibile magari a livello parlamentare.
    Il quesito referendario proposto, invece, non si limitava a queste tecniche ed ogni altra alternativa non è stata considerata, in quanto riduttiva della libertà di ricerca o inefficace.
    Hanno (avete) voluto lo scontro e hanno perso.
    Ci troviamo così nel paradosso, ora, che D’Agostino appare possibilista e voi non riuscite a comprenderne la logica.

  8. Sugli embrioni non si sperimenta: questo solo dovresti dire. Gli embrioni destinati alla sperimentazione non li si destina alla sperimentazione, punto e basta. Nessuna tecnica che prelevi cellule da embrioni è eticamente ammissibile, se l’embrione rischia, qualunque sia il destino dell’embrione, nche perché l’unico destino ammissibile per l’embrione è quello di vivere. La limitazione a queste tecniche dovrebbe per te essere assolutamente inammissibile, se l’embrione ci va di mezzo. Dal fronte referendario sono venute proposte di compromesso (non da tutto il fronte): ma chi è per la vita deve sdegnarsi, perché non si media a scapito della vita dell’embrione.
    E così via.

  9. Massimo, da quando in qua decidi tu quello che io debbo dire?

  10. Dovresti, ho scritto. E non lo decido io, ma una certa coerenza col principio della sacralità della vita sin dal concepimento..

  11. utente anonimo

    gli embrioni di cui si parla non sono concepiti! sono generati in vitro e il loro destino é quello di restare per anni in bidoni di azoto liquido finché non vengono buttati via perché non servono piu’ a niente. Allora, o non si permette la fecondazione in vitro o si accetta che almeno ‘ste quattro cellule servano a qualcosa.
    Da che punto in poi si possa cominciare a parlare di essere umano, questa poi immagino sia una questione del tutto personale.
    Valeria

  12. Bella questa! Quando uno ha una posizione un po’ più articolata diventa addirittura incoerente se non ragiona come secondo te dovrebbe!
    1. Dal punto di vista morale, sono contrario ad ogni forma di produzione artificiale di esseri umani, fosse anche per nobilissimi scopi.
    2. Dal punto di vista legale, in Italia c’è una legge che regola la materia e mi sta bene. (Così come sta bene al 75% degli italiani)
    3. Dove si fa già sperimentazione, sono contento se ci si limita ad una tecnica non distruttiva.

    Sono incoerente con il principio di sacralità della vita? Lo è anche D’Agostino e magari anche tutto il fronte antireferendario? Allora sono proprio in buona compagnia.

  13. Al punto 3: saresti o no più contento se la sperimentazione non si facesse. Sei contento, e non ti scandalizzi che la sperimentazione si faccia. Sei contento, e non trovi che quella sperimentazione dovrebbe essere vietata?
    Bella questa! Se non si può chiedere se da un certo principio non derivi questo o quello, come si fa a discutere.
    E quanto alla compagnia, chi dice che la tua non è buona? Però non è la mia.

  14. Valeria, la questione del tutto personale è però per te decisiva, visto che secondo te quando comincia ad avere un corpo è persona. Il cattolico ti dirà: si può lasciare all’arbitrio (di chi, personale di chi?) la decisione sul quando l’embrione ha, e non solo è un corp?
    L’embrione concepito in vitro o generato naturalmente sempre embrione è (così come il bimbo nato naturalmente o grazie a una tecnica artificiale): dunque, per un cattolico le modalità di concepimento non diminuiscono in nulla la personalità dell’embrione. Ora chi ha il diritto di porre fine alla vita nell’azoto liquido i un embrione? Magari qualcuno l’adotta, prima o poi.
    (Valeria, non temere: non sono i miei argomenti!).

  15. Sul punto 3, sarei contentissimo se ovunque, come già in Italia, la sperimentazione venisse del tutto bandita, visto che si fa un uso strumentale di esseri umani. Meno problematica sarebbe una sperimentazione non distruttiva su embrioni concepiti naturalmente, qualora venisse fatta per il loro stesso bene.

    La tecnica su cui D’Agostino s’è mostrato possibilista non prevede la produzione di un embrione, solo una manipolazione genetica (per dirla molto semplicemente), e quindi dà meno problemi etici e giuridici.
    Sono ancora incoerente con il principio di sacralità della vita? Ho ancora torto?

  16. Angelo, ciò che viene prodotto è qualcosa di identico a quanto prodotto col trasferimento nucleare semplice, solo incapace di impiantarsi nell’utero. un pò la stessa incapacità indotta in modo diverso dalla pillola del giorno dopo, che da alcuni, e forse anche da te (ma non lo so) un abortivo. Mi piacerebbe sapere dove sta la differenza morale, se c’è. O non sarà che con quella tecnica si allontana il fantasma (già assai lontano) della clonazione umana ed è perciò più accettabile? Ma perché dovrebbe essere comunque accettata una delle tecniche proposte? Forse perché mette in scacco qualche argomento precedente?

  17. Cara porph, è bello quando tigni insieme a me. (Sì, Angelo, se la vita inizia dal concepimento, non importa dove finisce e quanto possa svilupparsi).

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