Morire democristiani

Odifreddi è passato di qua (a proposito: non torna?), Marcello Pera non ancora, e così tra i tanti che lo stanno criticando mette Romano, Scalfari, Teodori e Craveri, Lerner, Zagrebelsky, Severino, Odifreddi, e non mette me. E sì che di critiche, in passato, gliene ho rivolte! Ma Pera, ahimè, non è passato di qua.

io però sono passato di là. E ho letto la lettera aperta, a cuore aperto, di Marcello Pera agli amici di Magna Charta. Amici!, ha scritto Pera, perché ci criticano? Che abbiamo fatto di male? Ci criticano forse perché il Papa ci manda i messaggini? Perché coloro che ci criticano sono pigri, e ragionano con vecchi schemi ottocenteschi? Perché diciamo che bisogna dialogare con la Chiesa? Perché denunciamo fatti che sono sotto gli occhi di tutti, avvertiamo i problemi identitari che sono sotto gli occhi di tutti? E’ perché questo che ci criticano? Perché diciamo quel che è implicito nella nostra costitutzione, che i diritti fondamentali stanno in capo alla persona, e lo Stato non li crea ma casomai li riconosce? Sì, ci criticano per tutto questo, e per dell’altro ancora. Ma la vera ragione, la "ragione non detta" (sst!) è un’altra. E qual è? (Scusate se vado a capo, ma qui mi pare proprio indispensabile):

"il cattolicesimo in politica si è collocato prevalentemente a sinistra e, quel che è ancora più rilevante, il dialogo con i cattolici è stato monopolizzato dalla sinistra". Ora che non è più così, ecco che criticano.

Ebbene, chiedo aiuto agli storici, perché se debbo appellarmi ai miei ricordi sì, ho sentito parlare di preti con l’eskimo e di Barbiana, ma mi pare che il seguente ragionamento possa tenere: il cattolicesimo in politica si è collocato prevalentemente a sinistra; il cattolicesimo in politica si è collocato prevalentemente nella DC; la DC era un partito di sinistra.

(E i vescovi la sera andavano a Botteghe Oscure a prendere la linea. Ma perché allora non si voleva morire democristiani?)

6 risposte a “Morire democristiani

  1. è surreale. (a meno che non intenda che il dialogo con i cattolici lo fanno i non cattolici).
    (ma come ha fatto uno come pera ad arrivare fin dove è arrivato? qual è il trucco? possiede foto compromettenti di piersilvio?)

  2. Secondo me Pera vi legge ma non vuole ammetterlo. Scrive: «Questo è lo scandalo vero per i nostri accusatori. Per quelli di sinistra, perché gli toglie il monopolio dell’egemonia e li obbliga a mettersi di nuovo sul mercato delle idee. Per quelli di destra, perché gli rompe il giocattolino storico della libera Chiesa in libero Stato. E per quelli che non sanno più dove stanno perché gli manda in rovina le pigrizie anticlericali e laiciste e le inerzie liberali che avevano succhiato col latte».
    Quest’ultima espressione è un chiaro riferimento al ‘latte condensato’ di Malvino.

  3. In un certo senso, non ha mica torto. La Dc non dialogava con la base cattolica: semmai, coi vescovi. E la parte della Dc che più era vicina alle tematiche e alle esperienze di base era quella sinistra Dc i cui ultimi eredi sono oggi nella Margherita. In effetti, se una parte politica ha cercato costantemente (e strumentalmente) il dialogo col mondo cattolico, quella è la sinistra. Con lo scopo di sottrarre voti alla Dc, ma col risultato di rendere una gran parte del mondo cattolico di base molto sensibile alle “parole d’ordine” della sinistra. Insomma distinguerei. E ‘ certo che la Dc non fosse di sinistra. Ma che la Dc si identificasse ipso facto col cattolicesimo in politica, è per me meno certo. Ho fin dei dubbi sul “prevalentemente”. La cartina di tornasole è stata il referendum sul divorzio. Il collante dela Dc è stato il cattolicesimo fin verso la metà degli anni ’60, al massimo. Dopo, non credo. E comunque, in subordine all’anticomunismo.
    Certo, da qui a dire che Pera abbia ragione ne corre ancora un po’.

  4. Caro Angelo, dici che mi legge? Ma davvero? Allora mi rivolgo direttamente a li:
    Presidente, le dò ragione su tutto, solo: si spieghi un po’ meglio. E rilegga quello che scrive un paio di volte. Solo un paio di volte. Se mi promette che rilegge quello che scrive un paio di volte io, che ho fiducia nella sua intelligenza, le darò a priori ragione su tutto.
    Molti ossequi, m. a.

  5. Ho capito, Leo: la sinistra dialogava con i cattolici, e la DC coi vescovi. Uno strano paese, il nostro.

  6. Per essere strano, è strano. Ma non è mica colpa mia. Non per tediare, ma consiglio di leggere la prefazione alla IV ed. del Candeloro, Il movimento cattolico in Italia (Editori Riuniti 1982, pp.XXXI s.). Lì la distinzione tra Dc e movimento cattolico è nettissima, al contrario di quanto lo stesso Candeloro sosteneva nella I ed. del 1953 e nella II del ’61. In particolare, vi si afferma l’esistenza in campo cattolico di una vasta area non omogenea alla Dc, comprendente “associazioni democratiche che professano principi politico-sociali talora molto avanzati” e gruppi “che fiancheggiano socialisti e comunisti o che hanno partecipato e partecipano a movimenti di sinistra estrema”. Poco oltre, si sostiene che ad essere rimasta immutata dal dopoguerra è invece la Dc, in crisi soprattutto per “il vecchio problema del rapporto tra il partito cattolico e il movimento o, come forse sarebbe meglio dire, i movimenti dei cattolici italiani”. Ora, o il Candeloro ha ragione, e almeno una parte del mondo cattolico era assimilabile alla sinistra; o ha torto, nel qual caso assisteremmo al tentativo strumentale di uno storico marxista di piegare i fatti in funzione di… di cosa, se non del dialogo con una parte del mondo cattolico non omogenea alla Dc, che quindi esisteva e che si cercava di rafforzare? Certo, da qui a dire “monopolizzato” e “prevalentemente”, come fa il Pera, ne corre, l’ho già detto. Ma fra tutti i pensieri di Pera forse questo è uno dei meno a pera. A dirla tutta, per me esagera, ma solo di un filo.

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