Archivi del giorno: novembre 16, 2005

Stilos/3 – Odifreddi

Su Stilos, c’è anche un’intervista a Piergiorgio Odifreddi, a proposito de Il matematico impertinente. Ora io il libro non l’ho letto, ma le risposte all’intervista sono impertinenti assai. Se Odifreddi ripassa di qua, magari per contro-replicare a vecchi post, io mi impegno ad acquistare il suo libro. Intanto, leggiucchio le risposte all’intervista:

1. a proposito della minaccia terroristica, Odifreddi osserva che in quattro anni (dall’11 settembre 2001) il terrorismo ha fatto "3000 morti a New York, qualche centinaio a Madrid e Londra e nessuno in Italia". Poi l’affondo del logico e matematico di razza: "Ma in Italia muoiono ogni giorno 300 persone per tabacco e alcool […]: quale problema è più urgente, dunque? Combattere il terrorismo, o chiuedere le tabaccherie e le osterie? A questo o anche a questo [come no?], serve la matematica" [Perbacco: io non fumo, ma stasera vado in osteria!] [Perbacco2: quanti sono i morti per mafia, in un anno? Bazzecole]

2. Domanda: "Crede davvero che certa politica statunitense continui quella di Hitler? […]. Risposta: "Sì. ci credo veramente, e ho cercato di argomentarlo nel mio libro". Con esattezza matematica, suppongo, ma sono sicuro che ci sarà riuscito.

3. A proposito dei greci, Odifreddi dice: "l’aver inventato Socrate non mi sembra un gran pregio: tutte quelle storie sul daimon, che sanno tanto di schizofrenia […], sono l’espressione di un pensiero irrazionale  che sarebbe ora di tacciare per quello che è". Taccia pure Odifreddi, taccia pure (ho capito male, lo so). Platone non faceva entrare alla sua scuola chi non capiva la matematica, immagino che Odifreddi non avrebbe voluto mettere piede in quella scuola di schizofrenici irrazionalisti. L’intervistatore: "Lei dice: o Platone (e con lui Omero e affini) o Aristotele (e con lui Euclide, che vuol dire la scienza). Ma più grossolani non si può essere. Con altrettanta grossolanità: Platone voleva fare fuori Omero, e Aristotele non considerava la matematica una scienza del reale, e perciò c’è voluto qualche secoluccio perché nascesse la physico-mathematica (e i matematici che ci han messo mano erano spesso platonici).

4. "Non sono io a esser drastico, ma il dilemma fra fede e ragione […] I peggiori sono coloro che, come i cattolici credono si possano coniugare le due cose". Odifreddi non ha un dubbio che sia uno sulla natura della razionalità. Ma è razionale non avere dubbi sulla natura della razionalità?

5. Io non ce l’ho con nessuno, e infatti sono amico di Cacciari e Severino (Reale non l’ho mai incontrato), anche se non credo che loro sono amici miei" [Io sono amico del buon Piergiorgio, anche se non credo che lui sia amico mio]. Me la prendo con lo strapotere della loro filosofia antiscientifica [io con l’arroganza della scienza antifilosofica] […] Il loro pensiero finisce per fare da contraltare a quello religioso, anche quando si autodefinisce laico, come nel caso di Cacciari e Severino (Reale è un caso a parte, più clinico che altro)". Così il mio amico Piergiorgio mi mette in imbarazzo, perché se c’è una cosa che la filosofia vuol fare, è occuparsi delle cose prime e ultime "più delle esistenti cose intermedie", e invece lui dice che così o si finisce in clinica, oppure si finisce col fare il controcanto della fede religiosa. Non c’è modo di occuparsi scientificamente delle cose prime e ultime. E siccome la scienza non è in grado, nessuno è in grado. Che è un modo per dire: la filosofia non è una cosa seria, ragazzi. O scienza o fede. E invece: o filosofia, o scienza e fede. Odifreddi non se ne accorge, ma finisce col fare da contraltare alla fede, perché o si sbarazza definitivamente delle cose prime e ultime, le liquida, le cancella, le annulla, oppure lascia il campo interamente libero per la fede.

Stilos/2

Su Stilos c’è anche un’intervista a Sergio Givone (a proposito de Il bibliotecario di Leibniz), a firma del Direttore, Gianni Bonina. Ora me lo ingrazio subito. Il pezzo comincia così:

"Ci sono tre discipline che si divono da sempre pressoché lo stesso spazio: storia, filosofia e letteratura. Tutte pretendono di dire la verità". Beh: la storia e la letteratura sono arrivate un poco dopo (oppure: se sotto il titolo di letteratura rientrano pure Omero e Esiodo, un poco prima, quando della filosofia non c’era traccia). Ma soprattutto non è vero che si contendono il medesimo spazio (cosa s’intende con spazio: l’oggetto, i temi, gli argomenti?). Tutte pretendono di dire la verità: certo, ma allora anche la scienza e la religione. E perché no la musica.

Forse è per questo che però Bonina prosegue così: "Sergio Givone ha fatto chiarezza". Buon per lui, ma in realtà dall’intervista (bella: così me lo ingrazio davvero), si capisce proprio che troppa chiarezza non si può fare ( la letteratura e la filosofia son cose diverse; ma la letteratura senza la filosofia è futile; la filosofia senza letteratura ha il fiato corto. L’una interviene dove l’altra mostra i suoi limiti); si capisce che forse filosofia e letteratura sono fra loro annodate, e sciogliere il nodo non si può. Quel che è chiaro, è che la letteratura non è l’unica cosa cui la filosofia si annodi.

Stilos/1

Altra segnalazione. Sul nuovo numero di Stilos, Scienza e filosofia. strade separate: recensione di Chomsky-Foucault, Della natura umana. Ora voi mi direte che siete un po’ stufi di queste segnalazioni a cui manca la polpa, cioè l’articolo. Ma per il pezzo del Riformista conto senz’altro nell’aiuto del capodivisione Tuzzi; appena rientra in possesso del suo computer. Per Stilos, ho mancato di chiedere al direttore se c’è possibilità di pubblicare in rete, magari stralci. Vedremo.

(Per la verità, che non acquistiate il Riformista passi; per Stilos, che è un quindicinale, no).

Tristano e Isotta

Ecco la coppia che ha rovinato l’Occidente: sul Riformista di oggi, a proposito delle indiscrezioni sulla prima enciclica di Benedetto XVI, sull’amore. (Mi dispiace per i collezionisti: il pezzo apparso ieri non l’ho segnalato, ma era già apparso su Left Wing).