Archivi del giorno: novembre 21, 2005

Azioneparallela incontra lui, Filter!

Tento di rispondere (è Filter che risponde a questo post).
1) C’è un insieme di scienziati, di cui credo Odifreddi faccia parte, che pensa che non ci siano cose prime e ultime. Oppure, che se ci sono, non sono cose di cui sia dato averne conoscenza: né scientifica, né filosofica, né di altro tipo (la fede non è una forma di conoscenza).
2) Quali sono le cose intermedie? Tutto il resto.
3) Oppure, Odifreddi potrebbe dire: le cose intermedie sono quelle di cui si può avere conoscenza (filosofica, scientifica).
4) E poi direbbe: si può avere conoscenza solo delle cose "pubbliche". E qui ci sta dentro un mucchio di roba: gli oggetti reali degli scienziati, i dati sensibili degli psicologici, l’esperienza della realtà dei filosofi, gli oggetti del pensiero come i numeri o la "democrazia", ecc. In pratica, qualunque cosa di cui si possa parlare facendo appello a esperienze di tutti gli umani.
5) Odifreddi & c. credo riconoscano che c’è una buona filosofia che sviluppa conoscenza su queste cose pubbliche: la "sostanza" è pubblica, e quindi tutto Spinoza va benissimo; l’anima è pubblica, e quindi le Meditazioni di Cartesio vanno benissimo; ecc.
6) C’è poi una filosofia cattiva dove il confronto pubblico non ci può essere: nella "radura" può guardare solo Heidegger. Quella non è conoscenza. Idem per il "daimon".
7) Quindi, non è che Odifreddi vuol togliere ai filosofi un terreno su cui potrebbero tenere botta alla religione. Nel terreno della religione non c’è conoscenza: lì, né gli scienziati né i filosofi hanno buone piante da coltivare.
8) Se invece i filosofi si mettono a coltivare quel campo, non solo fanno crescere gramigna, ma danno l’idea che proprio quella, la gramigna (le fantomatiche "cose prime e ultime"), sia l’occupazione del filosofo. Invece che la conoscenza.
Più o meno, credo che Odifreddi intendesse dire tutto o questo. E, sinceramente, non capisco bene perché tu ti senta coinvolto da accuse indirizzate, esplicitamente, solo contro la "filosofia antiscientifica". O, detto in altro modo, perché credi che la filosofia antiscientifica (à la Odifreddi) sia tutta la filosofia.
 
Tento di rispondere anch’io:
 
Caro Filter, parto direttamente dal punto 3, poiché sui punti 1 e 2 farei crescere la gramigna, e molta.
Al punto 3 osservo: che bello! Quindi concedi da subito e senza discutere che c’è una cosa come la conoscenza filosofica? E com’è fatta, questa conoscenza filosofica? Qual è il suo metodo? E’ qualcosa di diverso dall’analisi logica e dall’osservazione empirica?
 

Al punto 4 osservo: Odifreddi e il suo insieme di scienziati forse non apprezzerebbero l’uso ‘continentale’ con cui circoscrivi cautelativamente la parola ‘pubblico’, io invece apprezzo le virgolette, e pure il carattere aperto della lista: le cose intermedie sono probabilmente intermedie per quello, cioè perché se ti dovessi chiedere di tracciare un confine rigoroso tra ciò che è pubblico e ciò che non lo è, forse non saresti in grado, se non circolarmente: le cose pubbliche sono quelle di cui c’è conoscenza, le cose di cui c’è conoscenza sono quelle pubbliche. In verità un criterio tu lo metti, ma troppo esigente, perché “tutti gli umani” sono un poco troppi. Io, peraltro, ho scritto da qualche parte che ci sono problemi con una definizione non circolare di ciò che è umano, e dunque salta di nuovo (almeno per me, che non trovo sia un male) la possibilità di avere un indiscutibile criterio. Tanto più che al punto 5 tu ci metti dentro l’anima delle Meditazioni, e non vedo allora perché non il Dio delle Meditazioni (l’anima, non solo Dio, era per Kant oggetto ‘primo’ o ‘ultimo’, intorno a cui di conoscenza non ce n’è). In breve: ma com’è fatto un oggetto pubblico (un pleonasmo?) è questione che interessi la filosofia o la scienza? Se interessa la filosofia, con quale metodo essa se ne interessa?

 

Al punto 5: il problema è come la filosofia sviluppi la conoscenza. Io non ho mica le idee chiare, su questo punto. In ogni caso, non so bene cosa significhi che la sostanza di Spinoza è ‘pubblica’: è pubblica per il fatto che ne posso parlare e tu mi capisci? Basta questo? E l’anima di Descartes, a cui si ha un accesso diretto, immediato e, credo, privato (ognuno per sé, e Dio per tutti)?

Al punto 6: chi l’ha detto che nella radura di Heidegger c’entra solo lui? Heidegger non l’ha detto, mi pare, e gli heideggeriani nemmeno. I quali entrano, escono, e qualcosa tra di loro se la devono pur dire, pubblicamente. Se invece vuoi dire che manca un accesso diretto e controllabile e indipendente alla radura, siamo d’accordo, ma è d’accordo pure lo Heidegger medesimo, il quale lo sapeva benissimo, solo si chiedeva se dove come e quando l’equazione per cui il senso dell’essere ammonta all’essere oggetto (pubblico) – e corrispondentemente il senso (scientifico) del conoscere – sia stata stabilita,  e perché. Questa è (forse) una questione filosofica, che difficilmente la scienza può dirimere. Ma mi pare una questione pubblica (nel senso largo del termine che adotti, mi pare, al punto 3)

Al punto 7: io non ho detto affatto che la filosofia deve coltivare le sue piante nel terreno della religione, ho detto al contrario che Odifreddi quel terreno glielo lascia, anche se a condizione che non vendano per conoscenza quel che conoscenza non è.  Il filosofo che si dmanda che è conoscenza e che è essere, pone domande non so se pubbliche o private (credo pubbliche), ma domande che possono (possono: non è detto, c’è chi ci prova e chi no) modificare il terreno, o tentano di mostrarne solchi non osservati ecc. Il punto è che Odifreddi trova che per il fatto che questi filosofi non se ne stanno buoni dentro i confini che la scienza ha stabilito che siano i confini della conoscenza (ma per me rimane aperta la questione di capire cosa tu intendi per conoscenza filosofica e in che modo si distingua dalla conoscenza scientifica), trova che perciò vendano fumo. Questa pretesa di Odifreddi è ingenua e infondata. Va bene che la scienza dica: io faccio questo, e a queste regole, ma va bene pure che la filosofia giochicchi con quelle regole, a costo di deragliare, ma anche con la speranza di tracciare nuovi solchi – senza però doversi sorbire la sicumera degli scienziati. (Col che non difendo mica l’auratica sicumera dei filosofi, che anzi mi dà molto più fastidio).

 

Al punto 8: se mantenessi il criterio aperto del punto 3, scopriresti per giunta che anche il campo della religione è così ampio e vario, che risolvere tutto press’a poco così: la religione è la fede in qualcosa che non si dà nell’esperienza, dunque in qualcosa di inconoscibile, dunque qualunque tentativo di conoscenza è fumo negli occhi, risolvere tutto così è certo facile, non è necessario essere Odifreddi per riuscirci, ma anche del tutto inutile. Come gran parte delle cose che dice Odifreddi sulla filosofia. Insomma, caro Filter, se uno è interessato alla filosofia, e se ne lascia dissuadere o anche solo si lascia orientare dalle spicce maniere di Odifreddi, è un bene: per la filosofia non era tagliato (per quella continentale, veh).

L'eutanasia di Montaigne

E’ il titolo della seconda pagina di Leftwing. La goccia è Esopo.

(Però la cosa migliore è che cominciate con la splendida terza pagina. E a proposito del Migliore, è nuovo tra le fila dei nostri analisti e commentatori!).

Azioneparallela incontra lui, Odifreddi!

Allora (son tornato): venerdì sera lascio Spinoza e gli spinozisti (un po’ deludenti), poiché scopro che a pochi passi si presenta l’ultima fatica letteraria di Piergiorgio Odifreddi (l’uso del termine letterario è straordinariamente elastico: qui letterario sta – credo – per: privo di simboli algebrici). Quale migliore occasione, per Azioneparallela!
Aula 3 di Lettere e Filosofia (una facoltà letteraria, direi): presentano Stefano Bonaga e Paolo Salmon, un collega mio (dello stesso settore, M-FIL/01) e un collega di Odifreddi.
 
Comincia Bonaga, ed è uno spasso. Comincia con l’augurarsi la transustanziazione sessuale di Marcello Pera, e di lì in poi prende a chiamarlo Marcella Pera; poi mette sotto la RCS – che non è la Rizzoli Corriere della Sera ma la trimurti Reale Cacciari Severino, cioè la mala pianta della filosofia in Italia (a Odifreddi van bene Russell Chomsky e Putnam, e credo che anche gente come Cavell o Rorty o Goodman gli riesca un po’ sospetta). Sicché non vuol fare "il sindacalista della filosofia continentale", Bonaga, però dire che cos’è la filosofia vuole, ed è una scelta arrischiata, che affida nientemeno che a Deleuze (Deleuze! – a Odifreddi?): percetti, funtivi, concetti, immanenza e consistenza, velocità e caos, io ho capito che la filosofia crea concetti privi di referenza, ma che comunque hanno effetti, Odifreddi dirà di non averci capito nulla.
 
Tocca a Salmon, matematico gentiluomo. Che dice due cose: caro Piergiorgio, la vita è piena zeppa di contraddizioni; caro Piergiorgio, voglio capire che per vivere bisogna saltare di palo in frasca…e queste due cose le infarcisce di aneddoti e ricordi, del suo collega impertinente alla Normale di Pisa e della battaglia contro la legge truffa (mentre ora per me è una truffa il proporzionale: vedi le contraddizioni?), delle tesi di matematica e musica per cui le studentesse si sdilinquiscono, e dei sigari puzzolenti del grande Lasker.
 
Ma basta. Tocca a Odifreddi. Cominciate voi o io? Io sono logorroico, però. Vabbè comincio… e parla un bel po’. Cosa dica a Bonaga l’ho ricordato: bene la prima parte, ma la seconda…; a Salmon, invece: io lo so che la matematica non basta a raddrizzare le cose (e meno male!); io cerco di portare la matematica fuori dai dipartimenti, e questa è divulgazione (non saprei: se leggo il suo libro mi viene voglia di studiare matematica, o semplicemente mi diverto?).
 
Domande? Sì. Azioneparallela si alza, e fa: “Io vorrei fare il sindacalista della filosofia continentale…”: smorfia di Bonaga, forti brusii alle spalle. Ho capito, non è cosa: e infatti rinuncio subito. Mi limito a riprendere le domande suggerite dalla sua intervista a Stilos, omettendo l’unica importante, quella sulle cose prime e ultime e intermedie.
Odifreddi risponde, e risponde ripetendo le cose che sono nell’intervista – solo con maggiore dovizia di particolari. Io gli chiedo ad esempio se basta fare il conto di quanti morti cadono per mano del terrorismo e quanti per abuso di alcolici per stabilire le priorità, e lui dice che non basta (ah, ecco), però snocciola le cifre. Io gli chiedo se basta ricordare i milioni di indiani ammazzati dagli statunitensi per dire che oggi Bush continua Hitler, e lui snocciola le cifre. Però aggiunge: non sono io, è Adolfo che in Mein Kampf prende ad esempio la soluzione del problema indiano (e la Santa Inquisizione). Però qui aggiunge anche un’altra cosa ancora: gli Spagnoli ne han fatti fuori molti di più, di nativi americani, però non avevano un progetto genocidiario, è che li schiavizzavano e quelli non reggevano (ma allora, mi vien fatto di pensare, quel che importa non sono solo le cifre, il senso qui non sta nelle cifre). Io poi gli chiedo ma come, Platone e la matematica, e lui dice d’accordissimo, infatti in un altro libro…io gli chiedo, no, io mi fermo (Bonaga gentilmente mi sta facendo capire che troppe domande non si possono tenere a mente); Odifreddi nella risposta continua ancora a lungo sulla filosofia continentale.
Continua con battute di spirito tipo: ho letto l’Introduzione di Essere e tempo, già lì non ci ho capito nulla (non ne dubito), poi ho visto che manca la seconda parte, e mi son detto riprendo il libro quando è terminato. Sono stato una settimana con Severino, le vacanze dello spirito, ma di spirito neanche l’ombra, veramente vacanza: in tutti i sensi (l’acredine risale dunque almeno al 2001). Pensavo, il pubblico va da treenni a novantenni, Severino comincerà piano piano, ci porterà passo passo. Ma lui tira subito in ballo l’ente, l’essere, il divenire, questi paroloni.
E’ tardi. Un altro paio di domande dal pubblico, e si va via.
 
Avvicino Odifreddi, mi presento nella mia vera identità di Azioneparallela (cordialità: sì, ero io nei commenti), poi gli dico: io son convinto che la filosofia abbia bisogno di prendere legnate [io son convinto che un criterio di demarcazione della filosofia dalla chiacchiera filosofica non c’è, perciò le legnate sono sempre salutari], però non è una legnata dire che questo non l’ho letto, che quest’altro non si capisce. Lo so, fa Odifreddi. Io gli propongo: legga la Struttura Originaria, e stronchi quella. Me lo dice anche Donà, fa lui, ma con Severino l’ha già fatto Mugnai. Saluti
 
Eh sì, l’ha già fatto Mugnai, me ne vado pensando. Ma mica l’ha prescritto il medico di parlare di ciò che non si è letto. L’avrà pure fatto Mugnai, ma non è Mugnai che sui giornali si fa beffe di Severino.
(Io però mi son divertito, e se Odifreddi accetta di pensare che con le divertenti impertinenze dei suoi libri non si regola nessun conto, anche se ci si diverte, quasi quasi me lo faccio amico).