Il fine non giustifica: Metz

Su Avvenire, bella discussione Ratzinger-Metz. Mi piacciono molto le espressioni di Metz, a fronte della prudenza di Ratzinger. Io le traduco rozzamente così: non dobbiamo far tornare troppo i conti. Ratzinger risponde: lei ha ragione, però, i conti tornano. Metz dice: la giustificazione di Dio di fronte al male nel mondo non c’è, ma ci sarà nel giorno del giudizio. Ratzinger: però un’idea ce la possiamo fare. Metz: mi rifuto di entrare dentro questa logica. Dico piuttosto: mistero, e conflitto.

(Scegliete voi a chi far fare il Papa).

29 risposte a “Il fine non giustifica: Metz

  1. buffa coincidenza. ieri notte, mente guardavo la fine di markette, ho letto una bella intervista proprio a Johann Baptist Metz su un vecchio numero monografico a lui dedicato di una rivista che ho ritrovato per caso in casa.

  2. Metz papa non potrebbe più permettersi le belle espressioni, diciamo. Perciò, papa meglio Ratzinger, con Metz libero. Stopper mettiamoci Bellugi e facciamola finita lì.

    farfintadiesseresani

  3. Ha ragione Ratzinger. Metz vorrebbe che la religione fosse un silenzio cogitabondo di fronte al mistero. Ma la religione è per essenza loquace.

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  4. Ha ragione Metz, che pensa forse che la religione contempli un’incazzatura alla Giobbe, piuttosto che la sapienza dei suoi amici

  5. Caro mio, la religione non prevede l’incazzatura dei credenti se non come tribolazione momentanea. C’è un motivo se il cristianesimo ha le processioni, invece della famosa marcia.

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  6. Sono per Metz. Inutile procedere come hanno sempre fatto molti teologi con ragionamenti del tipo: “Dio è buono quindi il male non è”. Il male è evidente quanto il cogito e, anzi, cito Platone: “nella vita è superiore il male al bene”

  7. Dico piuttosto: mistero e conflitto ma anche ragione e fiducia.
    Quanto al male nel mondo, non solo dico che un’idea possiamo farcela ma soprattutto che dobbiamo farcela.
    Dio non ama il male né lo tollera né lo condivide. Il male non è, inoltre, un principio “altro” rispetto a Dio stesso, non c’è, cioè, alcun dualismo manicheo. Il male discende direttamente da un uso autoreferenziale della libertà, che è dono di Dio stesso. Dio cioè ha creato in libertà enti liberi, il suo amore ha previsto fin da sempre una risposta tutt’altro che automatica (si legga la riflessione rabbinica su una possibile “sofferenza” di Dio per l’infedeltà dell’uomo, teologicamente non assurda, ripresa in parte e a mio parere con alcuni errori da Sergio Quinzio e recentemente culminata, ancora in ambito giudaico, nella cosiddetta teologia di Auschwitz). D’altro canto, Dio non ha mai voluto dei servi ma dei figli (è questo uno dei significati teologici fondamentali dell’incarnazione e dell’annuncio cristiano). Il male, dunque, lo compie l’uomo nel momento in cui esercita – senza che Dio glielo impedisca, ma questa, teologicamente parlando, non è né una connivenza né una condivisione – la sua libertà in contrasto con la volontà di Dio che è bene supremo. Ma lo tsunami, i terremoti, le catastrofi naturali? Una prima considerazione ci spinge a ricordare che molte di queste catastrofi sono dovute al cosiddetto sviluppo, alla follia tecnologica dell’uomo priva di qualsiasi considerazione del valore etico dell’ambiente, quindi, ancora una volta, a una libertà esercitata nell’ambito di una presunzione d’onnipotenza. Ma non posso negare che si debba andare oltre. Il male, cioè, non è solo evento congiunturale, relativo, addirittura soggettivo ma, come giustamente insegna la riflessione teologica, ha una radice metafisica. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, nel momento stesso in cui Dio ha creato l’uomo libero, ha ammesso implicitamente la possibilità del male nel mondo. A un uomo libero, cioè, Dio doveva nascondersi (di qui il richiamo ricorrente della Bibbia alla “voce” di Dio, unica forma di manifestazione possibile, che trova poi compimento perfettamente simmetrico nel “verbo” fatto carne, divenuto cioè uomo egli stesso – il “nuovo Adamo” lo definisce Paolo – per fondare un’umanità rinnovata dalla conoscenza del “mistero di Dio”) perché altrimenti lo avrebbe soggiogato con l’imponenza della sua perfezione.
    Per riassumere: Dio ha quindi voluto creare l’uomo libero e ha proposto a questa libertà il disegno di salvezza che si è compiuto dall’interno nell’incarnazione del Signore. La presenza di Dio nella storia è, cioè, la presenza del bene assoluto che, come un fiume sotterraneo, scorre misteriosamente all’interno di scenari in cui il male e la morte, conseguenze di una libertà umana esercitata al di fuori del disegno di Dio, non vengono mai conculcati con un atto di forza che segnerebbe anche la fine di quella libertà stessa. In questo consiste il mistero della croce. Anche noi, spesso, in buona fede, perché avviliti dalla sofferenza, gridiamo la sfida del compagno crocifisso – “Se sei davvero il Figlio di Dio, salva te stesso e salva anche noi!” – e come allora riceviamo in risposta un terribile silenzio. Eppure Cristo ha vinto il male e la morte e l’ha fatto senza cancellarli ma ricodificandoli nella perfetta e libera adesione al disegno del Padre: in Gesù morto e risorto il male e la sofferenza sono divenuti paradossalmente la testimonianza della sfida dell’amore al male e alla sofferenza stessi. A coloro che hanno creduto e crederanno nell’annuncio del suo amore di Padre, Dio ha promesso la vita eterna per bocca di suo Figlio, e questa non è, come di solito e malamente si crede, un “premio” per i buoni, ma lo sbocco naturale di vite che hanno creduto nel mistero della presenza di Dio nella storia. Per costoro la storia stessa non potrà che rivelarsi, alla fine, come storia della salvezza e l’abbraccio col Padre non sarà più il frutto di un annullamento coatto della libertà (come vorrebbero coloro che, sull’esempio dello zelota crocifisso, chiedono un’azione energica ed evidente di Dio contro il male), bensì il suo compimento perfetto. D’altro canto, se Dio dovesse davvero spazzare via tutto il male del mondo nulla si salverebbe se paragonato alla sua perfezione (sarebbe piuttosto infantile, infatti, chiedergli di avere un occhio di riguardo per quelli così così, che, in fondo in fondo, non sono malaccio, dal momento che male chiama male, la radice teologica del male è il male stesso, e invocare logiche quantitative da supermercato non avrebbe davvero senso).
    Sono spiacente per Metz ma tutto questo è ragionevole e coerente anche se, è ovvio, non assolutamente evidente (ma non diceva che non si devono far tornare “troppo” i conti? troppo no, ma neppure troppo poco), è “un’idea”, appunto.
    Ergo, voto senza dubbio l’arcangelico Ratzinger, come sempre una spanna sopra.

    Bernardo

  8. Mi pare di capire che anche lo tsunami sia una manifestazione della libertà umana. Pure lei, caro Bernardo, è sempre una spanna sopra gli altri.

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    P.S. Domanda scema: una volta in Paradiso, si suppone che l’uomo vedrà Dio. Quindi, per l’eternità, non avrà più libertà di sbagliare. A che sarà servita dunque questa brevissima pausa terrena di libertà? A sfrondare un po’ il plotone degli eletti?

  9. Le pare di capire male, caro Filter. Ritenti. 🙂
    Alla sua domanda rispondo: sarà servita a costruire il Regno di Dio, del quale Dio ha voluto rendere l’uomo – in quanto libero – corresponsabile.

    Bernardo

  10. Anzi, mi scuso, lo tsunami è necessario per compensare il profumo dei fiori e la bellezza del firmamento, indizi altrimenti decisivi dell’esistenza di Dio. Bernardo, io farei papa lei, altro che Ratzinger.

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  11. Mi correggevo proprio mentre lei faceva notare il mio innegabile svarione. Ora ritenti lei.
    Ne approfitto per un’altra domanda scema: se è così importante la libertà divina, impedire all’uomo di peccare non è un attentato al progetto divino? Prenda, per non complicarci la vita con faccende delicate, il carabiniere che mi impedisce di rubare. Come ricorderà, Dio non mise angeli a protezione della mela. Il carabiniere infrange dunque il progetto divino?

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  12. Torno anche brevemente sulla sua risposta alla mia prima domanda scema, dove lei ripete che Dio ha voluto che l’uomo fosse libero e corresponsabile. Ma ciò che io le chiedevo era proprio: perché mai Dio vuole l’uomo libero e corresponsabile?
    In particolare, come può Dio preferire che una creatura sia libera ma dannata, ossia priva del sommo bene, invece che seduta in Paradiso fin dall’inizio dei tempi? Un Dio buono potrebbe volerlo solo nell’ipotesi che la libertà umana valga quanto il sommo bene. Ma non ne segue allora che quando lei sarà in Paradiso, col sommo bene ma senza libertà, si troverà con un bello zero in bilancio? Di me non parlo perché sarò all’inferno.

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  13. Lei ha corretto uno svarione con un altro svarione, caro Filter. Se continua così rischia di farsi male. 🙂
    Quanto alla sua ultima domanda, le faccio notare che Dio si è volontariamente e in prima persona assoggettato a pagare il prezzo della libertà umana, scegliendo la via della redenzione mediante l’incarnazione, la morte e la resurrezione del Verbo (sorprendendo non poco le attese messianiche degli ebrei).
    Dio è amore e l’amore implica la libertà, non c’è amore senza libertà. Se uno è obbligato ad amare non ama davvero perché manca l’elezione, la relazione elettiva. Si sceglie, quindi, di amare e l’amore è solo quello che si sceglie. La creazione è un atto d’amore e come tale non può che essere libera e implicare la libertà. Di qui la necessità del tempo, quello che noi cristiani chiamiamo la storia della salvezza. Per questo la sua contestazione è oggettivamente fragile: non ha senso parlare di una vita eterna senza libertà. Il santo è altresì nella pienezza della sua libertà, nella verità trasparente della libertà medesima (che è Dio stesso), ciò che mancherà sarà solo la volontà autoreferenziale, la possibilità – propriamente temporale – di falsificare la verità della libertà mediante la volizione. Lei misura l’eternità con l’orologio. 🙂
    Dubito d’altra parte che io possa essere tra i beati: sono cattivissimo.

    Bernardo

    p.s. quanto al carabiniere, voglio tranquillizzarla: agisce su un piano diverso e contingente, quello dell’illegalità, che non è proprio sovrapponibile a quello del male.

  14. e.c.:

    “le faccio notare che Dio si è volontariamente e in seconda persona assoggettato a pagare il prezzo della libertà umana”. 🙂

  15. Su Dio che ha voluto sacrificarsi per gli esseri umani, quando avrebbe potuto salvarli tutti con uno schiocco di dita, si può solo dire: errare è umano, perseverare è divino.
    Poi, caro Bernardo, mi deve ancora dire in che consiste il mio secondo svarione: lei non ha forse detto che le catastrofi naturali servono a togliere perfezione alla natura? Così che l’uomo non ci trovi lo splendore troppo evidente della firma di Dio?

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    P.S. non faccio il modesto sulla sua santità, Bernardo. E, soprattutto, non cerchi di soffiarmi il mio posto all’inferno.

  16. E sul carabiniere: il piano di cui parliamo è quello della libertà. Se il carabiniere mi impedisce un peccato (lei, Bernardo, ricorderà che il furto non è solo nel codice penale, ma anche nei dieci comandamenti), non mi sta forse privando della mia libertà? La libertà Dio volle preservare fino al punto di sacrificarsi per me?

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  17. E un’ultima cosa sulla libertà. Lei, Bernardo, dice che i santi in Paradiso non perdono la loro libertà, perché libertà e visione di Dio sono compatibili. Ma allora, perché Dio attualmente se ne sta nascosto? Se ci apparisse, ci condurrebbe più facilmente a lui. E senza toccare la nostra libertà!

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  18. Brevissimamente:

    – questione carabiniere:

    Le ribadisco che è un problema di legalità e non di male metafisico (tant’è che per il furto c’è sovrapposizione al comandamento divino ma per il divorzio, per dirne una, c’è divergenza). Ma non è tutto: Dio ha fatto l’uomo libero e finito (poiché lo ha fatto, appunto), non assolutamente libero. La libertà dell’uomo è quella del libero arbitrio, non è una libertà “divina”. Il codice penale è dunque uno di quei limiti, nello specifico in ordine al patto sociale.

    “Su Dio che ha voluto sacrificarsi per gli esseri umani, quando avrebbe potuto salvarli tutti con uno schiocco di dita, si può solo dire: errare è umano, perseverare è divino.”

    A questo ho già risposto. Posso solo invitarla a rileggermi con più attenzione.

    “lei non ha forse detto che le catastrofi naturali servono a togliere perfezione alla natura? Così che l’uomo non ci trovi lo splendore troppo evidente della firma di Dio?”

    Non dubito che io possa aver detto una cosa simile, ma senza dubbio sotto l’effetto di stupefacenti e di certo non in questa sede. 🙂
    Ecco lo svarione del quale le parlavo: ciò che ho scritto è lì, non posso neppure modificarlo (e non ne avrei bisogno). Mi rilegga meglio. Magari è un argomento da approfondire, ma le assicuro che ho scritto ben altro.

    “non faccia il modesto sulla sua santità, Bernardo. E, soprattutto, non cerchi di soffiarmi il mio posto all’inferno.”

    Si figuri, la modestia non rientra nel mio profilo di peccatore. Quanto al posto all’inferno, si può sempre soppalcare. 😉

    Bernardo

  19. Leggo solo ora e rispondo:

    “Ma allora, perché Dio attualmente se ne sta nascosto?”

    Perché la libertà, che nell’eternità (che è pienezza della vita) è nel pieno della sua verità, è per l’uomo mortale (che vive nel tempo), per l’uomo che ancora deve decidere se rendersi o meno corresponsabile del Regno di Dio, nella finitezza del libero arbitrio. In questo contesto la visione di Dio rappresenterebbe una violenza assoluta, una determinazione indeclinabile (non a caso nella Bibbia si dice che l’uomo che vede Dio, muore).

    Bernardo

  20. E sia. Fra uomini d’onore, una volta faccio sfoggio dei propri appuntiti argomenti, si chiudere un duello senza spargere troppo sangue. Mi permetta solo di riprendere il suo passo sullo tsunami:

    “Ma lo tsunami, i terremoti, le catastrofi naturali? Una prima considerazione ci spinge a ricordare che molte di queste catastrofi sono dovute al cosiddetto sviluppo, alla follia tecnologica dell’uomo priva di qualsiasi considerazione del valore etico dell’ambiente, quindi, ancora una volta, a una libertà esercitata nell’ambito di una presunzione d’onnipotenza (ndf: qui la causa del mio primo svarione). Ma non posso negare che si debba andare oltre. Il male, cioè, non è solo evento congiunturale, relativo, addirittura soggettivo ma, come giustamente insegna la riflessione teologica, ha una radice metafisica. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, nel momento stesso in cui Dio ha creato l’uomo libero, ha ammesso implicitamente la possibilità del male nel mondo. A un uomo libero, cioè, Dio doveva nascondersi (…) perché altrimenti lo avrebbe soggiogato con l’imponenza della sua perfezione (ndf: qui il mio secondo svarione, o l’effetto degli stupefacenti su di lei)”.

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    P.S. Restiamo d’accordo per il soppalco: purché mi ceda il piano di sopra.

  21. “Una volta fatto sfoggio …, si può chiudere…”. Come vede, Bernardo, anch’io a volte abuso di certe sostanze.

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  22. Certo, ribadisco tutto.
    Naturalmente il passo sul “nascondimento” di Dio non era riferito alle catastrofi naturali ma a ciò che ho chiarito comunque successivamente al #19.
    Quanto al soppalco, il piano terra mi sta bene, basta che dalle finestre si vedano comunque le torri della città di Dite. 🙂

    Bernardo

  23. Bene. E queste catastrofi, infine, che ne dobbiamo fare? Non era da lì che eravamo partiti?

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  24. Posso sbagliare, ma credo che, se si guarda bene, nel mio intervento ci sia la risposta anche a questo (altrimenti non avrei citato lo tsunami). 😉
    D’altro canto, l’uomo che fa il processo a Dio è piuttosto ridicolo (l’uomo può non capire, può gridare di voler capire, come Giobbe, ma pretendere di processare affermando a monte di non poter capire assolutamente è contraddittorio), tant’è che Metz si limita a dire: stando così le cose, non si giustifica. Punto.
    Dico inoltre che l’uomo che vuole processare Dio perché non lo capisce mentre afferma di non capirlo perché Dio è un’invenzione degli altri uomini oltre a essere ridicolo mi pare anche piuttosto stupido (e ce ne sono, ah, se ce ne sono…)

    Buon WE,

    Bernardo

  25. Caro Bernardo, posso solo dire: è Dio che ha cominciato. Lui, dandoci la libertà, si è eretto anche a giudice che processa. Io mi limito a rendergli pan per focaccia.

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  26. Nemmeno questo è esatto. Non si può colpevolizzare Dio perché esiste come perfetta verità escludendo quindi ogni falsificazione. Dio può solo ammettere la legittimità della falsificazione. Pretendere che dalla falsificazione non discenda la responsabilità è illogico e addirittura contrario all’esperienza. Sono dunque il male, la falsificazione che giudicano loro stessi una volta posti dinanzi all’essere del bene e della verità. Il cosiddetto giudizio di Dio non è un’azione della volontà ma una sorta di atto ontologico.
    Il Prometeo moderno che volesse misurarsi con una simile pienezza non sarebbe più tragico ma, come dicevo, solo ridicolo.

    Bernardo

  27. Caro Bernardo, non posso che complimentarmi per la sua conoscenza così dettagliata della volontà e dei progetti di Dio. E glielo dice uno che si accontenterebbe di essere altrettanto informato della volontà e dei progetti della sua fidanzata.

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  28. Per carità, io mi faccio solo un’idea, appunto, come Ratzinger.
    Complimenti per la sua fidanzata, la riservatezza è una dote rara in una donna oggigiorno. 🙂

    Bernardo

  29. Ecco, questa è proprio una frase che mi piacerebbe sentire da Ratzinger: “Carissimi, secondo me è così, ma sto solo cercando di farmi un’idea”. Come già dicevo, lei, Bernardo, sì che sarebbe un bel papa.

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