Archivi del giorno: dicembre 6, 2005

La pace dei sensi

Tempo fa mi misi vanamente (ma anche superficialmente) in cerca di blog scacchistici, senza particolare successo. Ieri ho inutilmente cercato di spiegare a mario adinolfi che sulla roulette ha scritto una sesquipedale sciocchezza (in salse  varie reiterata nei commenti), ma il tempo non è andato perso del tutto, perché nei commenti è spuntato jazztrain, blogger scacchista, e da jazztrain ho trovato il link a scacchierando.net. E lì ho raggiunto, finalmente, la pace dei sensi.

(Lì ho trovato anche l’aggiornata classifica dei cento migliori scacchisti d’italia. Ci sono due salernitani. Uno è Martorelli, e sta al centesimo posto. Martorelli!, il Maestro Martorelli! Mio padre diceva sempre che se Martorelli (che qualche anno fa era più su), era diventato un forte scacchista, tutti potevano diventare forti scacchisti).

Certificato di garanzia

"…ne parliamo con Francesco Botturi, docente di Filosofia morale all’Università Cattolica di MIlano e intellettuale impegnato nel dibattito su verità e relativismo". Così è introdotta l’intervista dal giornale Avvenire: per farmi passare la voglia di leggerla. Il dibattito su verità e relativismo? Ma qual è questo dibattito? Ma veramente c’è qualcuno che pensa che i filosofi stanno lì a interrogarsi se la verità è una o ce ne sono molte? Qui vorrei dire chiaramente che imporre questi termini del dibattito – o c’è una sola verità, oppure ce ne sono infinite, e tutto è relativo (con il corollario arguto che quest’ultima posizione si contraddice da sé, e quindi non si scappa) – è fuorviante, oltre che insensato.

Però leggo l’intervista. Botturi dice che prendendosela con il relativismo il Papa vuole combattere il ‘tutto è soggettivo’ e affermare che l’uomo è capace di verità. Sante parole! Anch’io, anch’io! Solo che la capacità-di-verità non è la verità, non è (o almeno non è detto che sia) la natura umana oggettiva, il bene assoluto, il magistero. Non è (o non è detto) nemmeno che la verità sia ‘divina’, per esempio.

Ma Botturi conclude l’intervista così: "che cosa ti sta a cuore? come al laico sincero sta a cuore la libertà d’azione e di pensiero, così al credente [sincero, Botturi ha dimenticato l’aggettivo] il fatto che la libertà trova garanzia in una verità che ci è superiore, abbraccia tutti e non esclude nessuno".

(Botturi s’è dimenticato anche altre cose: per esempio, che non è detto che la verità ci sia superiore, e non è detto che garantisca. Io per esempio, penso proprio che non garantisca un bel nulla. Io non voglio garanzie per la mia libertà, e trovo che la mia capacità di verità è bell’e amputata non appena si pensi la verità come un certificato di garanzia).

Ateismo

Visto il gran parlare che si fa di Dio, segnalo un caso più unico che raro: una rivsta che nell’anno 2005 dedica un fascicolo monografico all’ateismo:

"Questo terzo numero dell’espressione sarà interamente dedicato al tema dell’Ateismo nell’era dei fondamentalismi. A partire da due riflessioni di Jacques Lacan e Friederich Nietzsche sulle confusioni che il termine porta con sé, la proposta è quella di indagare questa costante del pensiero occidentale al-di-là e contro ogni interpretazione che rischi di sfociare in un confuso umanesimo. Se la famosa formula che «Dio è morto» (Nietzsche) è solo la premessa dell’ateismo, il vero ateismo è quello che sa che dio sopravvive nell’inconscio nella forma della colpa, ovvero che, essendo morto da sempre «Dio è inconscio» (Freud-Lacan).".

(Sul Corriere del mezzogiorno di oggi, il filosofo Bruno Moroncini, nel presentare il fascicolo della rivista, osserva giustamente che oggi quasi nessuno ha il coraggio di dirsi in pubblico ateo. I detrattori del politicamente corretto dovrebbero notarlo).

La prolusione (1)

Ho letto la prolusione di Ruini (confesso che se non tenessi un blog non mi passerebbe neanche per l’anticamera del cervello di leggerla). E ora mi trovo a mal partito.
Ruini si pone il problema perfettamente legittimo del contributo del cattlicesimo al cammino della nazione. Non è il mio problema, ma è perfettamente legittimo. E io non sono a mal partito per questo.
Ruini definisce la ‘situazione spirituale del nostro tempo’, quella che rende obsolete le tradizionali impostazioni dei rapporti Chiesa-Stato (le quali ormai sono stabili, e non si toccano [ma qui ci sarebbe qualcosa di sostanziso da dire]), definisce la situazione a partire dalla “contestazione sempre più radicale del concetto di natura umana”. Fa il nome di Nietzsche. Se non c’è natura umana, come regolatore dell’etica pubblica c’è solo la libertà individuale e nessun fondamento oggettivo. Ma non è per questo che io sono messo male, anzi.
Ruini fa una proposta: invece di accusarci reciprocamente, decidiamo democraticamente a maggioranza, voi “fautori del relativismo” e noi “sostenitori di un approccio collegato all’essere dell’uomo”. Così almeno non ci accuseremo reciprocamente di “oltranzismo antidemocratico”. [Anche qui, anche sul tempo e luogo di questa proposta, ci sarebbe qualcosa da dire]. Ma io non accuso nessuno di oltranzimo antidemocratico, e non è questo il punto che mi fa difficoltà.
Ruini poi si richiama al Papa, e al compito di “allargare gli spazi della razionalità”. E qui sono dolori. Poiché la razionalità ristretta è quella “scientifica e funzionale”, quella dell’esperimento e del calcolo. A uno che fa filosofia, gli viene stretta uguale, sicché cosa faccio?
A me viene voglia uguale di allargare i cordoni della razionalità. Eppure se allargo, amplio, sfondo addirittura, non arrivo a nessun bene oggettivo, a nessun definitivo sens ultimo, e a nessuna natura umana oggettiva. Ruini dice che il relativismo nella morale e in generale nelle questioni sul senso è solidale con la razionalità scientifica: la scienza non si pronuncia sui valori, e c’è il politeismo weberiano. Questa morsa non piace neanche a me, ma mica perché voglio pronunciarmi oggettivamente sui valori o sul senso: trovo anzi la cosa del tutto insensata. Sicchè a me viene di prendere il discorso di Ruini per chiedergli: allarghiamo pure, ma non vedi che così andiamo al largo, proprio in mare aperto? E in mare aperto c’è molto peggio che il relativismo: c’è la filosofia.