Punto

Ma la secolarizzazione: a che punto siamo? A buon punto, a un punto di non ritorno, a un punto morto, a un punto fermo? Ora ve lo dico con precisione:
siamo a 1,740 (al 2001).
Si trova in rete il primo rapporto sulla laicità in Italia (pdf) curato dalla rivista Critica liberale, con un accurata misurazione statistica del processo di secolarizzazione della società italiana, fondato su un ben articolato sistema di indicatori (il numero che ho riportato è ovviamente comprensibile solo all’interno di tale sistema).
Ma il fascicolo contiene anche un intervento di Carlo Augusto Viano, etica laica ed etica cattolica.
Del quale non si capisce il titolo: che ci fa nel titolo la d eufonica, visto che di eufonico Viano non trova nulla? E anzi comincia col dire che, ben lungi dal rafforzarlo, la religione indebolisce il comportamento morale. Io, per me, accolgo l’interpretazione più morbida: religione e morale non sono la stessa cosa e possono entrare in conflitto.
Dopodiché, non mi dispiace affatto la formulazione conclusiva della morale laica di Viano: “Autonomia delle persone, disobbedienza alle autorità religiose, ricerca del libero accordo tra individui e uso di considerazioni sottoponibili al pubblico controllo sono i requisiti fondamentali di un’etica laica”. Mi dispiace invece che Viano mostri di considerare teologia e filosofia (leggi: metafisica) solo come pesanti bardature di cui liberarsi. (Tra l’altro: come se teologia e filosofia fossero la stessa cosa). Eppure, quando dà una prima formulazione della morale laica, frutto esclusivo di scelte individuali, aggiunge prudente che pone “notevoli problemi teorici”. Un’etica laica totalmente individualistica è “teoricamente problematica”. Un filosofo, quando incontra un problema teorico, ci si ferma un po’ su. Viano, no. Non a quel punto.

5 risposte a “Punto

  1. A parte l’identificazione tra secolarizzazione e laicità, a parte quella “disobbedienza alle autorità religiose” che fa un po’ sorridere con la sua pompa ottocentesca (perché mai un’etica laica dovrebbe essere programmaticamente disobbediente alle autorità religiose? ovvio, perché la religione indebolisce il comportamento morale! ah, sì? ma allora Viano sa cos’è un comportamento morale, però poi non ce lo dice – azz…e io che ci speravo -, si limita a darci i requisiti fondamentali – dico fondamentali, mica cotiche – dell’etica laica che è, appunto, disobbediente alle autorità religiose perché la religione indebolisce il comportamento morale, e così via, all’infinito: il pensiero in forma di passacaglia… :D), a parte il titolo, per cui pare che il problema non sia l’etica religiosa ma solo quella cattolica (il che fa pensare più alla massoneria che al liberalismo), a parte tutto questo che è carente, dicevo, il resto mi pare insignificante. Qualche carenza e molta inutilità: è questo l’indicatore che riassume l’Augusto genio di Carlo. Decisamente trascurabile, suvvia: sono tutti qui i geni del pensiero laico? Non valgono una mia colazione, mi basta la merenda. 🙂

    Bernardo

  2. Nessuno ha scritto che Viano è un genio, né mi pare di averlo dato a pensare. Quanto alla disobbedienza: è programmatica solo la possibilità. Quanto al comportamento morale, Viano dice i principi ai quali dovrebbe ispirarsi. Se vuole sapere se è morale camminare con le stringhe slacciate, lo domandi a Kant. Viano, infine, non riassume l’indicatore
    Quanto a laicità e secolarizzazione, ho postato.
    Per la merenda, veda lei.

  3. azz, ma allora anche AP da corda a Bernardo: è la fine!

  4. E dove avrei scritto che lei avrebbe detto che Viano è un genio? Anzi, il suo commento mi pareva abbastanza – e giustamente – critico. Io mi sono solo chiesto se i lumi del pensiero laico siano tutti qui, aggiungendo che per dare il dovuto a simili miserie mi basta il tempo della merenda (e nemmeno di quelle abbondanti: solo tè, senza biscottini). 🙂
    Infine la disobbedienza, programmatica o meno che sia, è comunque una fesseria col botto perché, visto che il laico non credente non ha motivo di obbedire ad alcuna autorità religiosa (a meno che non si tratti di laico non credente masochista, ma si tratta di sottocategoria poco numerosa e statisticamente non significativa) ne consegue che la disobbedienza riguarda piuttosto il religioso adulto (come si definiscono Prodi e Umberto Bindi, pardon Rosy): ma se il religioso può ancora disobbedire allora non è vero che “la religione indebolisce il comportamento morale” (la possibilità di comportarsi laicamente, cioè secondo un modello “superiore”) bensì che tale indebolimento è frutto dell’obbedienza cieca alle autorità religiose. Ma Viano non dice questo, dice proprio che “la religione indebolisce”. Quindi è ben difficile che un religioso, anche adulto, essendo uno smidollato morale, possa restare religioso e fare una scelta di disobbedienza. Ergo, la morale laica è adeguata solo per i laici e la precisazione che si debba disobbedire alle autorità religiose è una tautologia. Ergo, per Prodi e per Umberto Bindi, pardon Rosy, sono dolori. 🙂

    Bernardo

  5. A me risultava 1741. Poi ho letto il rapporto e ho cambiato idea. Dev’essere stato quello.

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