Archivi del giorno: gennaio 4, 2006

Vattimo 70

E la Stampa lo intervista. Quel che solo mi dispiace, è quel che è scritto in fondo. E’ vero: la grande opera di Vattimo, Ontologia dell’attualità, aspetta ancora di essere scritta. Se lo farà, della koiné ermeneutica del nostro tempo, che Vattimo descrive provando a descrivere sinteticamente cosa sia il pensiero debole, Vattimo dovrà finalmente pensare le condizioni. Più in alto della realtà sta infatti la possibilità, e invece tanta ermeneutica contemporanea non ce la fa a salire fin lassù. (O scendere sin laggiù?).

 

Con tutta semplicità e forse ingenuamente

Se mai entrerò nella discussione di questo o quel punto dell’articolo di Giulio Mozzi – Che cosa chiedo alla critica letteraria (articolo troppo lungo) , sarà necessario che tenga presente questo:

"Stando così le cose, continuò Socrate, "io non riesco più a capirle, non riesco più a spiegarmele tutte le altre cause, quelle tirate in ballo dai sapienti che mi vogliono far credere che una cosa è bella perché ha un bel colore o una bella forma o altra roba del genere, tutte cause che io te le saluto e che mi lasciano assai perplesso; mentre, invece, con tutta semplicità e forse anche ingenuamente, io me ne resto nella mia convinzione che una cosa è, bella soltanto perché in essa vi è o la presenza del Bello in sé o una sua partecipazione o un qualche altro rapporto qualsiasi, perché io non faccio tanto questione di questo ma solo del fatto che è per il Bello che tutte le cose belle sono tali. Questa è, infatti, la spiegazione più convincente che io posso dare a me stesso e agli altri. Fedele a questo principio, son certo di non cadere mai in fallo e che tanto per me, quanto per gli altri, la risposta sicura è che le cose belle sono tali per il Bello. Non credi?" (Fedone, cap. XLIX)

Io così credo. E credo anche che, dovendo scegliere tra il filosofo che dice che l’opera è bella perché partecipa del bello e il critico (il sapiente) che gli dice che è bella per il sapiente dosaggio di questi o quegli elementi, oppure perché evoca il mito archetipico, oppure perché diagnostica il nostro tempo, o perché pronostica il venturo, perché rinovella la lingua, o perché le restituisce splendore, perché cambia le cose o perché recupera la tradizione, perché sposa perfettamente forma e contenuto, perché libera la forma, perché lascia erompere il contenuto, io credo che chiunque di voi sceglierebbe il critico.

Farebbe bene. Ma la filosofia non è critica letteraria. E perciò io sto con Socrate. (Se scrivessi che sto un passettino oltre mi salutereste e mi mandereste a spasso, e perciò mi fermo qua).