Archivi del giorno: gennaio 7, 2006

New Scientist

Stupenda pagina de la Repubblica di ieri (non online) sul fascino del calcio: "Uno studio che arriva dagli Usa certifica la sua superiorità sulle altre discipline", in ragione della sua imprevedibilità: "Il calcio è bello perché c’è una Corea per tutti". Lo dicono "tre studiosi americani che hanno preso in esame 300 mila partite del Novecento e dei primi anni del Terzo millennio" confrontando il calcio con hockey su ghiaccio, basket, football americano e baseball. "I professori  Ben-Naim Vazquez e Redner hanno avuto l’ardire di pubblicare sul New Scientist" lo studio, "una mezza pazzia". Repubblica ha l’ardire di scegliere quattro sfide ad illustrare l’assunto:
 
1967: Mantova-Inter 1-0 sconfitta all’ultima giornata nata da un paio di rigori negati e da una papera di Sarti. Addio scudetto e fine della grande Inter
1973 Verona-Milan 5-3 sconfitta all’ultima giornata nella fatal Verona e addio allo scudetto
1986 Roma-Lecce 2-3 Eriksson beffato all’Olimpico da un Lecce già in B deve rinunciare allo scudetto
2002 Lazio-Inter 4-2 Massimo Moratti perde uno scudeto quasi vinto, la Lazio travolge l’Inter di Cuper, pianto di Ronaldo e addio scudetto.
 
1967: scudetto alla Juve
1973: scudetto alla Juve
1986: scudetto alla Juve
2002: scudetto alla Juve
 
Tutta questa imprevedibilità…
 

Una parola che mi piace

Leonardo Colombati, l’autore di Perceber, ha pubblicato questo articolo su Vibrisse. Nei commenti, Girolamo De Michele ha giustamente rilevato che Colombati ha una certa idea di letteratura: "il possibile contro il real(ismo), il sospetto contro lo "sguardo ingenuo", la "falsificazione" contro la descrizione della "verità". E’ una distinzione quasi classica, un canone della critica letteraria". E la discussione ha preso la piega indicata: letteratura che rappresenta, letteratura che inventa. Qualcuno sceglie, qualcuno dubita che si possa scegliere.
A me però ha colpito dell’articolo di Leonardo il seguente passaggio:
"Diffido degli scrittori che vogliono fare chiarezza: preferisco l’oscurità. Mi basta questo mondo: non m’interessa di vederlo replicato". Nei commenti ho scritto semplicemente che se il romanzo fa chiarezza, vuol dire che la chiarezza nel mondo non c’è. Il romanzo che fa chiarezza non è mica una replica del mondo. Almeno: non vedo perché. E aggiungo pure che non vedo nemmeno perché limitandosi a rappresentare il mondo si faccia chiarezza.
E tutto questo perché la parola chiarezza mi piace. (Mi piacciono chiarezza, chiarità e perspicuità).
 
(Questo commento è reticente almeno quanto questo post.
Triste destino di questo blog, che, per la fretta, predilige nella discussione il pensiero accelerato dell’ironia, e che in fase di proposta sceglie la più reticente delle reticenze, per non apparire dogmatico)