Archivi del giorno: gennaio 10, 2006

Il reale e il razionale

Al volo. Con Malvino s’è cominciato via email un dialogo, con l’intesa di pubblicarlo su entrambi i blog. Da Malvino c’è già, in elegante veste grafica. Qui copio e incollo come viene:

Dialogo tra Teganistene (Malvino) e Brasmenide (Azione Parallela)

Teganistene Se mi consenti, vorrei tracciare un segno di gesso: di qua il reale, di là l’inverosimile. Il segno di gesso lo traccerei in questo modo: “1 – Tutto ciò che ammette dimostrazione razionale è reale. 1.1 – Ne esce per entrare nell’inverosimile, se la dimostrazione razionale si dimostra fallace. 1.2 – Nel reale riposano tutti i dati razionalmente dimostrati. 2 – Tutto ciò che non ammette dimostrazione razionale è nel supponibile. 2.1 – Ne esce per entrare nel reale, se riesce a trovare dimostrazione razionale. 2.2 – Nel supponibile riposano tutti gradi del verosimile non dimostrato e quelli dell’inverosimile che aspetta dimostrazione”. Funziona?

Brasmenide Funziona se si concede la 1, ed io non concedo la 1. Ovviamente, do per assodato che ci si intenda su ciò che è una dimostrazione razionale; senza azzardare definizione, diciamo pure: qualcosa che somigli a una dimostrazione condotta in buona logica. Però ripeto, anche dando per assodato questo, io non concederei a cuor leggero la 1.

Teganistene Bene, dunque il problema è sapere dov’è l’errore in 1 (“Tutto ciò che ammette dimostrazione razionale è reale”). Non tutto ciò che è reale ammette dimostrazione razionale? Perché?

Brasmenide Caro Teganistene, e se domandassi preliminarmente: perché dovrebbe? Non pensare però che mi voglia sottrarre alla tua domanda: nient’affatto. Tenterò, per come posso, di rispondervi. Ma intanto: non credi che colui il quale consideri che è reale solo ciò che ammette dimostrazione razionale dovrebbe preoccuparsi di dimostrare anzitutto proprio questo principio? Non voglio ribaltare l’onere della prova. A tempo debito, assumerò i miei oneri. Però mi chiedo se chi voglia tracciare il tuo segno di gesso non rischi di confinare oltre quel segno proprio il criterio con cui pretende di tracciarlo.

Teganistene Sapevo che si sarebbe messa subito a questo modo, o Brasmenide, già mi sento tutto confuso. Sono costretto ad andare passetto dopo passetto, sennò barcollo e crollo. Tu chiedi: perché mai il reale dovrebbe ammettere per forza una dimostrazione razionale? Suppongo che tu voglia sottintendere: non vi sono, forse, cose reali che non hanno una dimostrazione razionale, per il semplice fatto – per esempio – di non avercela ancora, per trovarla poi? “Era forse meno reale l’elettricità, prima che se ne riuscisse a dare una dimostrazione razionale?” sento dirti. Questo mi costringe a spiegare che per “razionale” intendevo dire “logico” (come tu stesso avevi già capito, quando dicevi “qualcosa che somigli a una dimostrazione condotta in buona logica”). La domanda, allora, è: perché non dovrebbe essere reale solo ciò che è logico? E’ possibile un “reale non logico”? Io penso di no, perché la logica – penso – è la sintassi del reale. In verità, io credo che il segno di gesso faccia parte del reale, oltre esso vi sia l’inverosimile. Dove sbaglio?

Brasmenide  A me in verità non dispiace, caro Teganistene, di procedere piano a questo modo. Se anche a te non dispiace, non dolerti se ancora un poco indugio sulla domanda, così come ora ci si presenta, invece di correre alla risposta. Così infatti suona la domanda: è possibile un reale non logico? Ho detto che indugio un poco, benché sappia che molto dovrei indugiare. Poiché infatti non a te né a me basta quel che l’uno o l’altro pensa, ma massimamente importa come stiano le cose in verità, capisco che se dici di pensare, a proposito di quella domanda, che la logica essendo la sintassi del reale non è possibile che vi sia alcunché di reale che sia contraddittorio (illogico, impossibile e assurdo), tu intendi che questa non sia semplicemente la tua opinione, quello che tu pensi, ma quella opinione che vale o pretende di valere come la verità. Ora, io mi chiedo: non credi tu che per essere tenuta per vera codesta tua opinione abbia bisogno anch’essa di una dimostrazione razionale? Come accade che tutto il reale, per essere tale, debba essere passibile di dimostrazione razionale, e che invece questa opinione non debba soggiacere a questa condizione? Qui gli interrogativi potrebbero far ressa l’uno con l’altro, trascinandoci molto lontano dal punto a
l quale volevamo tenerci, e perciò ti chiedo nuovamente se consideri questo mio domandare sulla tua domanda pretestuoso oppure inutile, se tu intenda porvi fine o se invece tu credi che possa proficuamente continuare. Come che sia, forse ancora non può riuscirci di tracciare senza difficoltà il nostro segno di gesso. O almeno così temo, caro Teganistene.

Teganistene (Come tra sé e sé) Ecco, adesso. (Rivolgendosi al coro) Costui merita il suo. (Tornando a dialogare con Brasmenide) Maestro, tu lo sai che sei scostumato assai? Tu mi rendi piacevole il lavoretto che mi avevano dato da sbrigare. Che fai, trasali? Dalle quinte del tuo dialoghetto, di tra bianche colonne di marmo, entra in scena il deus ex machina. Ti spiego? Vabbe’, va’, prima di spararti in faccia, ti spiego. Oggi, intorno alle quattro, hai tozzato il paraurti posteriore e strisciato la fiancata laterale destra della Y10 (blu cobalto e grigio metallizzato) della signorina Giada Scannapieco, figlia di Salvatore, detto ‘O Malamente. Come? Non ti risulta? E certo, guidavi leggendo Spinoza. Come-è-come-non-è, la signorina Giada ha avuto un trauma, il babbo non accetta nemmeno scuse in ginocchio, figuriamoci una letterina all’assicurazione… Sei spacciato, maestro. (Puntando il silenziatore della pistola sotto uno zigomo a Brasmenide) Mo’ dimmi se queste due pallottole ti sembrano reali, per quanto possano sembrarti pure irrazionali?

Stud. Stud.  

Continua. (Nei commenti, da Malvino sono comparsi pure Akimoto e Atradoxo).