Archivi del giorno: gennaio 12, 2006

Ti prego, non sparare!

Teganistene, amico mio, abbassa quest’arma: siamo filosofi! Tu hai ragione, merito le pallottole, ma prima di fare fuoco, riconsidera, te ne prego, se io debba essere per davvero appellato Maestro! Non fare che, non potendo io più nulla una volta morto, nel mondo si conservi di me una simile reputazione! Quanto volte sarò ucciso allora, se di me si dirà che sono stato un Maestro? E poi, se tu mi uccidi ora, come vorrai avermi convinto della realtà delle pallottole? Ma è di questo che vuoi convincermi? Credi tu che io dubiti che il freddo metallo di quest’arma sia reale? (Abbassala, ora, te ne prego, o almeno lascia che questa nostra conversazione finisca, prima di uccidermi!). O Teganistene, tu vuoi forse che le pallottole siano ben reali, razionali o irrazionali che siano? Ma dove tirerai allora la tua linea di gesso?
E non dire, te ne supplico, che io sono scostumato, perché anzi ti porgo le mie scuse. Vedete (rivolto al coro): io presento le mie scuse. Teganistene vuol tirare la linea, lo capisco: sono un uomo anch’io. Ma (di nuovo rivolgendosi a Teganistene) non credere, e ti chiedo scusa se in questi termini t’è parso che io parlassi, no, non credere che avanzando dubbi sulla possibilità di tirare secondo ragione la linea che spartisce il reale e l’irreale io abbia voluto accogliere, o abbia creduto di non poter respingere e scacciare via dal dominio del reale l’inverosimile e l’irrazionale. No, proprio questo non è ciò che io intendevo.
E se ora invece ci siamo intesi, che ne dici di riprendere con calma il nostro dialogo? Già fa sera, e fra poco la nostra amica nottola avrà spiccato il volo. Vedrai che quando avremo terminato, avrò io imparato da te molte cose, e tu sarai stato il mio Maestro. (continua)
 

Aggiornamento urgente (con un bah e un paio di embè)

Nel post precedente, traducendo velocemente, ho scritto che nel 1918 Heidegger riconosceva la necessità di un Fuhrer, cioè di una guida. Nel francese di Faye, c’è invece du Fuhrer, cioè del Fuhrer. Mi accorgo così di aver involontariamente corretto (pur lasciando colpevolmente la parola Fuhrer in tedesco) una delle tendenziose imprecisione che vengono imputate a Faye: involontariamente, perché m’è parso così ovvio da non doverci pensar su, che nel 1918 Heidegger non poteva riconoscere la necessità di Hitler!

Ma leggendo Ricerca o caccia all’uomo, scritto da Hadrien France-Lenord in risposta all’appello di Faye, vedo che secondo il partito degli heideggeriani Faye ci marcia un po’ troppo. France-Lenord afferma che è tendenziosa pure la presentazione del passo sulla moglie di Jaspers, ma non dà modo di verificarlo, e afferma che non è vero affatto che nel Quaranta Heidegger lodi i Tedeschi per aver concepito la dominazione totale della tecnica, e qui procura di mostrarlo. Quanto invece alla frase sulla giudaizzazione delle università, qui non ci può far niente: la trova odiosa, però fa vedere che lo stesso antisemitismo si trova anche in Voltaire o in Baudelaire (embè?), ed è diffuso nel milieu cattolico in cui vive il giovane Heidegger (embè?), per cui più che "antisemitismo propriamente detto" (cioè quello su base razziale) è "giudeofobia cristiana".  France-Lenord arriva fino a trovare interessante domandarsi come mai lo Heiegger giudeofobo non abbia sposato l’antisemitismo nazi. Rba che alla fine bisognerebbe complimentarsi per aver resistito alle sirene ideologiche del nazismo!

Bah!, viene da dire infine.

P.S. I puntini sulla ‘u’ non mi riesce proprio di metterli.

Archivi e dossier

"Io riconosco in maniera sempre più pressante la necessità di un Fuhrer", M.Heidegger, in lettera, nel 1918. La citazione è di E. Faye, autore di un recente libro su Heidegger e l’introduzione del nazismo nella filosofia. Un dossier sull’argomento è tenuto aggiornato da le phiblogZophe (in francese), che pubblica l’appello di Faye, apparso su Le Monde lo scorso 5 gennaio, perché gli archivi Heidegger non rimangano chiusi fino al 2026 (o aperti solo, come adesso accade, a discrezione del figlio).

Altri passaggi estratti da Faye dalle lettere di Heidegger (di cui in Italia si è parlato solo per via del loro contenuto erotico-sentimentale) getterebbero piena luce sull’antisemitismo del filosofo:

"La giudaizzazione della nostra cultura e delle università è veramente spaventosa…" (18/10/1916); "vedere come un uomo, puramente tedesco [come Jaspers], dal più autentico istinto, che percepisce la più alta esigenza del nostro destino, rimanga legato a sua moglie, mi lascia scosso" (la moglie di Jaspers era ebrea), 19/3/1933.

(Faye nota anche che nel 1940, mentre Hitler coi suoi carri armati sta facendo sfracelli, affidarsi alla tecnica per Heidegger non è ancora erranza e nichilismo. O almeno: i Tedeschi vengono elogiati per avere "concepito la ‘dominazione totale della tecnica’ in maniera ben diversa dal 1917, e non esita a parlare di ‘intrinseca legalità della tecnicizzazione incondizionata della guerra’").

Infine, ecco un dossier nutrito e aggiornato delle prese di posizione pubbliche contro Faye.

 

Il pastrocchio di Francesco Merlo

Francesco Merlo scrive: Mister Coop e il regolo di Musil. MisterCoop è l’ingegner Giovanni Consorte e Merlo lo paragona a Ulrich Arnheim: "Anche l’ingegner Ulrich Arnheim, l’uomo senza qualità, cercava di far quadrare il regolo con la fantasia, la geometria con la poesia". Bella, vero? Solo che L’ingegner Ulrich Arnheim non era ingegnere, ma matematico, e soprattutto non era Arnheim. Se c’è anzi una persona che Ulrich non può soffrire, per principio, è Paul Arnheim. Ed è Arnheim che incarna "quella combinazione di spirito, affari, vita comoda e cultura" che Ulrich, l’uomo senza qualità, trova "supremamente intollerabile". Che pastrocchio ha insomma combinato Merlo! Anche la citazione con la quale chiude il pezzo, tratta dal cap. 10 della parte I, "quando si possiede un regolo calcolatore, e arriva qualcuno con grandi affermazioni e grandi sentimenti, si dice: ‘un attimo, prego, prima calcoliamo il limite ‘errore’ e il valore probabile di tutto ciò!", è presa da Merlo in un senso completamente diverso da quello che ha nella pagina di Musil. Che limitatezza di spirito, questi ingegneri, pensa Merlo: il regolo, da ridere! E invece Musil pensa: che limitatezza di spirito, questi ingegneri, "che non hanno l’audacia di applicare i loro pensieri [il regolo] a se stessi invece che alle macchine". Che grandezza di spirito, pensa Merlo, in quei grandi e vasti sentimenti. E invece Musil pensa: che insulsa vuotaggine, e quanto inadeguata al nostro tempo, in quei sentimenti. Poiché Ulrich scopre che “in tutte le cose per lui più nobili e alte, l’uomo è molto meno moderno delle sue macchine”. Merlo cita, e capisce un’altra volta il contrario. Ulrich-Consorte viene preso in giro per questa mal riposta pretesa di modernità “nelle cose nobili e alte” (cioè, per i modi pragmaticamente spicci, nel caso di Consorte): forse Merlo ritiene che è ridicolo che le cose nobili e alte siano moderne come le macchine. E invece è proprio questo che Ulrich si sforzava di pensare, trovando ridicolo che le cose nobili e alte rimanessero tali e quali, nelle parole e nei pensieri, mentre il mondo moderno si popolava di macchine.
 
Ma vaglielo a spiegare, a Merlo. (Non sarà che Merlo, uomo di mondo, per una volta ha preso lui le fattezze dell’insopportabile Arnheim?).
 
(grazie a robba per la segnalazione)