Libertà d'espressione e stranicristiani

Pier Luigi Battista sul Corriere dice: difesa che sia la sacrosanta libertà d’espressione, possiamo dire che le vignette sono repellenti? Che ci "precipitano in un abisso di pregiudizi"? Ma sì che lo puoi dire, caro Battista. Lo devi dire, anzi. Di più: l’hai detto. E questo è il punto. (Il punto politico, poiché contro le eventuali offese da queste parti sono previste leggi e tribunali, non violenze e minacce).

Vedete poi questo stranocristiano (così si firma) cosa riesce a dire col suo kattoliko pensiero: che Dyab Abu Jahjah (non riesco ad andare sul sito, per eccesso di traffico!) ha ragione, dice una cosa vera quando afferma: "Gli Europei pensano che la libertà di espressione è garantita in Europa e che essi solo la stanno difendendo contro la pressione Islamica… In verità, al contrario, sono presenti tra noi Musulmani che vivono in Europa che hanno un’altra esperienza. I Musulmani e altri credenti in Europa non possono dire tutto quello che vorrebbero dire perchè rischierebbero l’arresto e il giudizio se lo facessero. I Musulmani e gli altri credenti non possono esprimere il loro disgusto nei confronti dell’omosessualità ed affermare chiaramente che credono sia una malattia e una deviazione senza rischiare di essere perseguiti come omofobici". Stranocristiano fa pure gli esempi di questa mostruosa ingiustizia che l’Europa ipocritamente commette.

Allora io faccio un tentativo: esprimo tutto il mio disgusto nei confronti di questo stranocristiano.

5 risposte a “Libertà d'espressione e stranicristiani

  1. il parallelo che fa Battista tra le vignette caricaturali di Maometto e le vignette sprezzanti contro l’ebreo, non regge. Non regge a livello storico e politico.

    circonferenza.

  2. Io la penso così: la satira va giudicata in quanto tale, in quanto buona o cattiva, bella o brutta, ma secondo ciò che è, non in base a ciò che rappresenta.
    Ci dev’essere un limite? Ne riconosco uno solo, che è quello della civiltà, dell’educazione, del rispetto. Satira non è ingiuria, satira non significa infangare e ferire l’altrui sensibilità, anche religiosa, perché esistono valori nei quali alcuni uomini si riconoscono profondamente, dai quali si sentono costituiti.
    Questo limite – sacrosanto – però dev’essere autonomo, non credo si debbano fare leggi e, men che meno, scatenare vergognose rappresaglie.
    Io, da credente, ho un concetto così alto del mio Dio e della mia fede che nessun Vauro potrà mai neppure minimamente sfiorarli: è ontologicamente troppo basso per poterlo fare. Ritengo che in fondo il credente non debba farsi coinvolgere da simili inezie.
    Quanto al “disgusto” sull’omosessualità non mi pare possa essere paragonato a una vignetta satirica. E’ cosa ben diversa: Dio è al di sopra della satira, un uomo non lo è rispetto a se stesso. Il disgusto per un altro essere umano non è e non dev’essere tollerato (se Dio non ha orrore di me, con che diritto io posso avere orrore del mio fratello?).

    Bernardo

  3. Questo Stranocristiano è pure lagnoso. Non mi risulta che nessuno in Italia sia mai stato messo in galera per dichiarazioni omofobiche. Se costoro (musulmani e no) hanno tutte queste verità da esprimere, come possono spaventarsi per un aggettivo che, sì, in effetti, è probabile si troverebbero appiccicati addosso? La libertà di espressione si misura (absit iniuria) dalla quantità di coglioni che ti serve per esprimere un’opinione. In Iran, per dire, ce ne vuole un po’. In Italia meno. Ma, in una società libera, è chiaro che non è mai zero. Non vorrei che Stranocristiano confondesse la libertà di opinione col diritto di parlare fra gli applausi.

    Angelita

  4. Concordo con Bernardo, ma con un piccola postilla (sulla quale, visti i precedenti, non saremo assolutamente d’accordo).
    Ho l’impressione che tutta questa storia sia un tragico esempio di incompresione culturale, sapientemente sfruttata da loschi figuri (niente grande vecchio, ma vi siete chiesti dove le hanno trovate tutte quella bandiere danesi? Io, a Milano, non saprei dove cercarle, e parliamo dell’Italia, paese relativamente vicino alla Danimarca!).
    Incomprensione culturale, dicevo: si è agito come se tutto il mondo fosse la Danimarca o comunque l’Europa, con la sua storia e la sua sensibilità.
    Che oltretutto non è che sia ‘sto granché: vi ricordate la morte di Quattrocchi e la vignetta di Vauro sul manifesto?

  5. utente anonimo

    la satira è un genere letterario.
    dire quale sia il “limite” di un genere letterario è molto difficile (il buongusto? mah… col buongusto si produce kitsch, purtroppo), e oltre quel limite, o c’è un altro genere letterario o si cade fuori dalla “letteratura” (in senso lato). Dimostrare cosa cade dentro e cosa fuori “dall’opera” è cosa che sfido chiunque a mostrare.
    La decisione su tale fatto, storicamente, può esser presa solo nei fatti (cioè sbagliando): il pubblico che sciama fuori dal teatro in cui si rappresenta un’opera satirica che sfotte un personaggio pubblico malvisto e chiacchierato, e impicca quel personaggio; o il pubblico che sciama fuori dal teatro in cui si rappresenta un melodramma e lincia l’attore che recita il cattivo (tutte cose accadute), segnano il punto in cui la “cultura” non viene riconosciuta come tale, e dire “una sberla” viene ritenuto sinonimo del darla.
    Gli autori satirici hanno sempre dovuto guardarsi le spalle, e persino i drammaturghi un tempo erano seppelliti in terra sconsacrata.

    b.g.

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