Precisazione

Sulla frase di Ratzinger che taglia via di netto il biologico dall’ontologico (dice quand’anche, dice non m’importa come stiano le cose al riguardo) ci sono un paio di post di Malvino. Qui mi limito a mettere da parte la questione teologica, l’interpretazione dei dogmi e la storia della chiesa e non so cos’altro, per ribadire il punto che mi interessa. Per Malvino, se il piano ontologico non è minimamente riguardato dal piano biologico, su quel primo piano ci faccio un po’ quel che mi pare senza tema di smentita. Vista l’opinione che lui ha della teologia, visto il nessun credito che accorda alla filosofia, si capisce che prediliga questa interpretazione. Ma vista l’opinione che io ho invece della filosofia, devo ribadire che è un grave errore filosofico (e, sospetto, teologico) situare la verità delle cose in un punto privo di qualunque tangenza con il piano ontico (oppure empirico, oppure biologico). (In stile kantiano: senza nessun attrito sensibile, non c’è trascendentale che tenga). Malvino credo sia contento di poter imputare un simile errore, poiché così proposizione teologica (e proposizione filosofica) si rivelano del tutto campati in aria. Io, invece, faccio il mio mestiere

(Mio pensiero segreto è poi che lo si possa commettere, quell’errore grave, ma a certe ignobili condizioni – tipo ruota che gira a vuoto, che qualunque rasoio a ragione spazza via – condizioni che non sto a dire ma che non reggono nessuna proposizione dogmatica di alcun tipo).

6 risposte a “Precisazione

  1. Questa separazione mi ricorda una simile, tra empirico e ontologico: la dottrina tomistico-tridentina della transustanziazione. Anche in quel caso si “situa la verità delle cose in un punto privo di qualunque tangenza con il piano ontico”, con ciò ottenendo una teoria della verità così rosa e smangiata da spostarla “praticamente” sul piano del linguaggio. Io credo che questo sia il nucleo del programma tomista di conciliazione tra fede e ragione, e quindi il nucleo della dottrina cattolica post-tridentina. Con risultato paradossalmente platonico-gnostico, perché la separazione tra ontologico dall’ontico finisce per separare il mondo materiale/sensibile dalla verità. Ma soluzione elegantissima che risolve il conflitto, così elegante che a momenti dissolve la fede – almeno intesa nel senso di Tertulliano, che il conflitto *non deve* essere risolto.

  2. Trovo che sia un grave errore di fede pensare che il messaggio di Cristo debba essere giustificato dalla ragione in ogni suo momento.
    Trovo che sia un grave errore filosofico pensare che il coordinamento tra piano di fede e piano razionale debba avvenire necessariamente e solo sul piano della ragione.
    Trovo frutto di un grave equivoco del cristianesimo e della sua esperienza storica e di fede limitare il senso di una interpretazione qualsiasi del messaggio cristiano a ciò sembra meglio dal punto di vista razionale. E non anche e sopratutto a ciò che accoglie il mutare delle condizioni storiche – la durezza del nostro cuore, per dirla con Gesù.
    Trovo che il ‘quand’anche’ di Papa Ratzinger, anche sciolto così dal suo contesto, è semplicemente un modo per sottolineare un ruolo differente di Maria nella storia della salvezza e nella generazione di Cristo – Quanto a Cristo che è Figlio di Dio ed il Dio Incarnato ciò avviene non per capacità biologica di Maria ma solo per decisione diretta e personale di Dio. Il quale, nella tradizione cristiana e contrariamente a quel che ne pensa Nietszche, non è geloso. E si fida di Maria perchè Maria si Affida a Dio.
    Ma qui – in tutto questo percorso – il piano razionale – l’unico coerente – può solo affermare che trattasi di mito, o di mitografia, la quale sottolinea la divinità intrinseca del reale naturale nel suo aspetto principalmente creatore di vita – cioè femminile. Per questo citavo Spinoza.
    Oltre questa affermazione, peraltro così inutile, la filosofia non può andare al riguardo.
    Insomma che Gesù figlio di Maria e Giuseppe (della dinastia di Davide con discendenza da Giuseppe) sia Figlio di Dio non ce dice nè la biologia nè la ragione, ma solo il fatto che ti fidi – e ti affidi – al messaggio che Cristo dice con la sua vita nei vangeli. Con la sua vita e non solo con una serie di frasi staccate.
    O ti fidi o non ti fidi.
    La filosofia viene dopo.
    Per esempio per interpretare quanto di femminile e materno c’è in questo messaggio e quanto di maschile e paterno; Per darne un senso rispetto alla ‘durezza del nostro cuore’ che è ovviamente variabile in relazione alla fede – che non è mai un percorso individuale ma storico e comunitario.

    ciao

    raffaele

  3. Trovo 1. Anch’io: cosa c’entra? La mia considerazione non è più ‘razionale’ o ‘meno’ di quella d Ratzinger. Ha la razionalità del discorso in cui si svolge, come del resto quella di Ratzinger. E la sua mi pare (mi scusi) quel genere di osservazione che o non serve a nulla, o serve per buttare a mare la teologia tutta intera o per invocare autorità (cosa che peraltro suppongo sia lecito fare in un certo dominio della fede, anche se non in filosofia)
    Trovo 2. E’ un grave errore filosofico non “coordinare ecc.”, ma, se proprio vogliamo dirla tutta, dire ‘fede’ e ‘ragione’. (E’ un errore, se posso permettermi, che commette in tutto il suo commento: che cioè presuppone come facile e fatta la distinzione. Invece di dire ‘ragione’ di qua, fede di là, in filosofia almeno si fa un’altra cosa: si pensa, punto).
    Trovo 3. Premesso che la Chiesa limita dove crede e che io non sto mica discutendo qual è l’interpretazione più corretta dal punto di vista della fede, del dogma, dell’esperienza credente, ecc., credo che mi concederà, a meno di non considerare una frase di Ratzinger alla stregua del Vangelo (benché pure quello..), mi concederà di domandarmi cosa significa, cosa comporta ‘quand’anche’. E’ troppo razionale, messa così? Bisogna non stare a pensarci su? Nel domandarmelo (razionalmente? Posso domandarmelo irrazionalmente?), mi chiedo non cosa sia meglio dal punto di vista razionale, ma cosa sia meglio. Tolga la parola ‘razionale’, che è solo fonte di equivoci polemici, e veda se io invece debba scegliere l’interpretazione peggiore! (Poi lei si scelga la sua, figuriamoci).
    Trovo 4. Par di capire che Ratzinger secondo lei parlasse per metafore. Allora: nulla quaestio. Che poi la figliolanza di Dio sia una decisione personale di Dio (e Maria faccia la sua parte dicendomi: eccomi, sono pronta) è cosa che mi par di ricordare: cosa c’entra, però?
    Quanto poi al fatto che la ragione può solo dire: mito, può darsi, tanto peggio allora per Agostino, Tomasso e millenni di teologia.
    Il suo conclusivo ‘insomma’ invece non lo capisco: sembra quasi che il senso del mio post fosse se sia o non sia pensabile che Gesù sia Figlio di Dio. Cosa la quale, mi scusi, non mi pare di aver mai neanche lontanamente dato ad intendere (che cioè questa sia la questione, non che Gesù sia o non sia).
    Grazie!

  4. «La divinità di Gesù non verrebbe minimamente inficiata, quand´anche Gesù fosse nato da un normale matrimonio umano. No, perché la filiazione divina di cui parla la fede, non è un fatto biologico bensì ontologico».

    La filiazione divina (rapporto Dio Padre-Figlio) è un fatto biologico? A me pare di no, tu che dici?
    La divinità di Gesù, ripeto la DIVINITA’ di Gesù non altri aspetti, verrebbe inficiata se non fosse andata come sappiamo che è andata? A me pare di no. Certo, sarebbe tutta un’altra storia ma non credo tocchi la divinità di Cristo. Però capisco e condivido le tue perplessità, visto che per i cristiani (non tutti a dire la verità, ma quasi tutti) oltre ad essere Dio, il Figlio è anche uomo, quindi l’elemento ontologico non è (più) separabile da quello biologico.
    Comunque a questo punto andrebbe letto l’intero contesto da cui è tratta la citazione, credo sia da Introduzione al Cristianesimo, senza lasciarsi fuorviare dalle suggestioni di Politi sulla verginità di Maria, che c’entra solo secondariamente.

    AB
    (Se qualcuno dei lettori ha dei testi di Aristotele in italiano sotto mano, può dare un’occhiata al mio blog? Mi servono un paio di citazioni. Grazie)

  5. Se capisci e condividi le mie perplessità, capisci perché la tua risposta mi suona assolutamente insufficiente. Pecca di astrazione. La stessa che è in opera nella frase di Ratzinger, e della cui formale correttezza non discuto né ho discusso, perché, come vedi anche tu, si tratta d’altro. La filiazione divina in effetti non è toccata neanche se Gesù non nasce affatto da matrimonio umano e non compare neppure sulla faccia della terra, come devo averti scritto non so più nel commento a quale post.
    ciao!

  6. “Quanto poi al fatto che la ragione può solo dire: mito, può darsi, tanto peggio allora per Agostino, Tomasso e millenni di teologia.”

    Ma scherzi, amico? Il mito è tale per colui che intende la metafora come tale, come analogia, perché la sua esperienza di cultura gli consente di fare questa oggettivazione. Per colui che non può, il mito è scienza e verità. Sicché comprendere il mito nel suo contesto è appropriarsi della sua verità, e non c’è bisogno di fingere che il mito non sia tale per farlo.

    Perché i signori filosofi oggi si pongono problemi così ingenui in rapporto alla religione, la cui natura di mito e di artificio giuridico è così lampante?

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