L'orrenda pira

Vi sono almeno dieci buone ragioni, cioè dieci citazioni, per bruciare vivi su una pubblica piazza i filosofi postmoderni e i loro libri. Le elenca John Derbyshire. La top ten ha al primo posto una frase di Heidegger, che ovviamente non oserei mai tradurre dall’inglese:

In the naming, the things named are called into their thinging. Thinging, they unfold world, in which things abide and so are abiding ones.

(Il guaio è che qualcuna di queste citazioni mi sentirei di farla mia, compresa questa del coseggiare!)

7 risposte a “L'orrenda pira

  1. Ma Heidegger è un genio che è un peccato perdere le sue perle. È il re della segamentale. Le sue poesie sono universalmente considerate spazzatura. In tedesco sono ancora più divertenti.

    P

  2. Comunque i libri non si bruciano. Neppure Harry Potter che la tentazione viene.

    P

  3. Padone: giù le mani da Harry Potter.

    Ma secondo voi quando Heidegger scriveva della “cosità della cosa” gli venivano in mente i doppi sensi o tirava dritto, ricolmo di teutonica tetragonicità?

  4. Beccaria: giù le mani dal coseggiare della cosa (che non è la cosità)

  5. La cosità è, mi pare di ricordare così su due piedi, nei Sentieri interrotti, nel saggio sull’opera d’arte.

  6. Ripropongo il decalogo, il quale, anche se era focalizzato sul problema del nazista Heidegger, tuttavia vale anche per l’Heigegger inventore di vaniloqui.

    Detto alla buona (quando ne avrò voglia preparerò un ponderoso volume sull’argomento):
    1) la filosofia moderna ha riferito al soggetto tanto di ciò che tradizionalmente si riferiva all’oggetto, tanto da lasciare infine all’oggetto soltanto la mera qualità che appare nella percezione. Con talune categorie far questo è una passeggiata (tipicamente il bello), con altre è arduo e scandaloso (il mistero del soggetto kantiano che crea l’oggettività).
    2) dal tempo dell’astutissimo Hegel il soggettivismo moderno è divenuto luogo di una politicizzazione e di una aggressività in genere inconscia. E infatti chi ha avuto educazione fenomenologica, esistenzialista ecc. inorridisce al nome di Hegel con il candore dei fraticelli davanti al diavolo.
    3) il 900 è percorso da due filoni di utopia di restaurazione dell’oggettivismo.
    4) uno è quello ingenuo – logico linguistico analitico – inconsapevole della natura politica del problema
    5) l’altro è quello non ingenuo: quello fenomenologico esistenzialista ontologico. Qui vi è percezione della politicizzazione del soggettivismo, ma solo percezione espressa figuratamente.
    6) per questo Husserl è un restauratore – reazionario senza che ciò costituisca alcuna ingiuria. Anche la Edith Stein (preziosa quanto nessuno per capire lo sfondo politico della faccenda) lo è.
    7) Heidegger è uno sfruttatore di quella percezione di politicità, ed è fascista e kitsch.
    8) Il problema non era quello di tentare utopie di restaurazione dell’oggettivismo, ma era quello di fare la storiografia della filosofia da Hegel in poi rendendo esplicita e conosciuta la politicizzazione immanente ad essa. E così liberandosene.
    9) Fino al giorno in cui non mi deciderò a fare questo mestiere, voi continuerete a perdere tempo con l’ontologia ricavata dalla logica elementare, con le essenze eidetiche e quant’altro ne segue: che sono tutte cose semplicemente false, e che rilucono nella loro assenza di senso appena se ne comprende lo sfondo di politicità e di difesa (che è il loro senso).
    10) fino a quel giorno, discutere dello Heidegger nazista non conduce a niente, perché c’è chi intuisce Heidegger come personaggio kitsch e collaboratore di Auschwitz, e chi lo intuisce come una figura protettiva, esattamente come venivano intuiti i dittatori al loro tempo. Non c’è modo di mediare, perché manca la contestualizzazione storica realistica, e ciascuno si tiene la sua percezione irriflessa della cosa.
    11) inutile dire che a me Heidegger ha sempre destato senso di ripugnanza, ma solo negli ultimi anni ho capito perché.

  7. Aggiungo che l’uomo dei fiamiferi ha torto non tanto (o soltanto) perché contravviene all’illuministico principio di tolleranza, ma perché il vaniloquio deve essere capito nella sua motivazione interiore per essere veramente “bruciato” (o cauterizzato). Il vaniloquio è sofferenza, così come “la stupidità è una cicatrice” (Adorno).

    Comunque, a tutti coloro che prendono interesse in buona fede a questa faccenda dell’Heideggerei, consiglio di sospendere il giudizio e leggersi il Gergo dell’autenticità. E poi ridiscutere.

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