Archivi del giorno: giugno 3, 2006

Eh, ma il buon Gadamer sapeva. Sapeva!

" ….Heidegger aveva una immaginazione sconfinata e imprevedibile, ma al tempo stesso una disciplina lavorativa di ferro. E benché sia stato spesso esposto al rischio di disperdersi e abbia subito varie tentazioni, specialmente con l’altro sesso, è riuscito veramente a realizzare un’opera filosofica di rara grandiosità".

Che cosa intende dire quando allude ai rapporti di Heidegger con l’altro sesso?

"Che Hannah Arendt fu solo l’inizio. Evidentemente lei gli aveva fatto scoprire i piaceri della carne, lo aveva reso felice, e la loro storia rimase per Heidegger unica e irripetibile. Per quanto possa apparire incredibile, lui, con la sua personalità carismatica, esercitava sulle donne un fascino e un’attrattiva speciali. Dopo la storia con la Arendt probabilmente non ha più opposto resistenza a questa sua inclinazione e si lasciò andare ad altre avventure. Al riguardo circolano molti aneddoti, in parte anche veri, ma in queste faccende la riservatezza è per me un obbligo".

(Il post è di Walter, ma il commento fotografico è mio).

La seconda che non ho detto

Sergio Baratto propone una riflessione de malo non molto dissimile da quella che ho proposto su Left Wing, questa settimana. Ricapitolando l’antico problema:
 
"Le possibili spiegazioni sono le seguenti:
Dio non interviene perché non può: dunque Dio è impotente.
Dio non interviene perché non vuole: dunque Dio è corresponsabile.
Dio stesso l’ha voluto: dunque Dio è causa del male".
 
Esclusa la prima perché è “un’assurdo teologico”, esclusa la seconda per lo stesso motivo, non resta che la terza. Baratto aggiunge giustamente:
 
“So già cosa mi si risponderebbe. Mi si direbbe che i teologi e i filosofi ci ragionano da millenni. Che la volontà di Dio è imperscrutabile, perché trascende la ragione umana. Che l’uomo non può strutturalmente spingere oltre determinati limiti i propri tentativi di comprensione razionale dei moventi divini. Che oltre quei limiti sono possibili soltanto la fede o il rifiuto, il superamento della mera razionalità o l’ostinazione a limitarsi ad essa”.
 
Cosa rimane? Rimane da pensare, mi verrebbe voglia di dire. Rimangono almeno due cose da fare.
La prima. Baratto cita il dialogo tra Alëša e Ivan nei Karamazov (che anch’io riprendevo ne La goccia), ma parla del primo solo in termini di “abbandono mistico”. Nel dialogo con il fratello Alëša però non si limita a provare “pena” o “sconcerto” per la “pervicacia razionale” del fratello. Gli dà anche ragione. Sicché, pur avendo scritto più o meno le stesse cose di Sergio Baratto, io non concludo come lui. Io di sicuro non scuso Dio. Dio è l’inescusabile. Se Dio è la scusa, non è Dio.
Ma se Dio è inescusabile, non è ancora finita. Io sono Pilato, e ho tutti gli elementi per decidere: mi tocca ancora di decidere se mandarlo assolto o crocifiggerlo o lavarmene le mani.
La seconda. (La seconda non consegue dalla prima).

Propaganda

A me le parole con le quali mi dicono che l’onorevole Vincenzo De Luca, eletto in quota DS nella lista dell’Ulivo alla Camera dei Deputati (ma assente al voto di fiducia) chiude i suoi discorsi, in vista del ballottaggio con Alfonso Andria per l’elezione a Sindaco di Salerno, quelle parole ricordavano qualcosa: "Bisogna vincere, vinceremo!". Io credevo fosse una citazione della propaganda fascista, ed ero alquanto turbato. E’ vero, ho avuto un nonno alpino, mio eroe d’infanzia, che si fece anche Salò, però quelle parole non le ho udite da lui.

Poi mi sono ricordato: quelle parole stavano nella canzonetta di Arbore, "sì la vita è tutta un quiz", ai tempi indimenticabili di Quelli della Notte. L’onorevole Vincenzo De Luca la vuol mettere in burla, che simpatica canaglia!