Archivi del giorno: giugno 4, 2006

In verità, in verità vi dico: ancora sul silenzio di Dio

“La nuvola è competente in pioggia e il lupo in agnelli senza bisogno di dirselo. E così pure il gallo è competente in galline. Se ne intende, senza bisogno di dire «gallina». Se poi volete supporre che la competenza di Dio sia del medesimo ordine, allora non avrebbe senso chiedergli di spiegarci il perché dell’universo, cioè di renderne conto a parole (se ci si guarda intorno, è difficile evitare il sospetto che la cosa vada proprio così).
“Supponiamo che quel Dio che non parla acquisti la parola. Potrebbe dire: perché volete che parli della nuvola, del lupo e del gallo? Sono quelle che sono e sanno fare quello che fanno senza bisogno di parlarne. Per loro è sufficiente il saperlo fare. Se nondimeno volete parlarne, parliamone pure. Non potrete però che limitarvi alle parole e a un sapere di parole. Non chiedetemi poi perché sapete parlare. Quanto a questo, siete come la nuvola, il lupo e il gallo.
“Chi sta nel linguaggio […] sta nel linguaggio esattamente come la gallina sta dentro la siepe (quindi non avendo né dentro né un fuori), ma il suo modo di stare, essendo appunto linguistico, è tale da rendergli ora visibile il dentro e il fuori, cioè la differenza tra la parola e la cosa.
Ora però stai attento: il fuori di cui parla è relativo al dentro del linguaggio e in questo si risolve […]. Però il suo stare nel linguaggio precede, per così dire, il suo vedere dentro e fuori. Questo stare è appunto «fuori» da quel fuori che dice il linguaggio a partire dal suo dentro. Più precisamente, non è né fuori né dentro.
E così bisogna pensare anche del silenzio: c’è un silenzio che è il risvolto della parola (della parola che lo dice e lo fa apparire dicendo); e c’è un silenzio che, per così dire, precede la parola, che non è neppure silenzio di parole, sicché propriamente neppure si può dire che sia silenzio, eppure c’è.
Come diavolo stia poi Dio, rispetto a tutto ciò (se mai vi sta), diventa davvero difficile concepirlo. […] Infatti,come potrebbe evitare le domande sul dentro e sul fuori, cioè quelle domande che non possono avere risposta? Ma che senso ha per l’uomo un essere che non ha risposte per il suo stare?”.
Carlo Sini, Il gioco del silenzio, Mondadori, Milano 2006, pp. 10-13.
(Postilla: se avesse senso per l’uomo solo un essere che desse risposte per il suo stare, e se però queste risposte non possono venire, che senso ha chiedere che Dio abbia senso? Un essere che non risposte per l’uomo non ha senso, ma un essere che non ha risposte per un essere che non può avere risposte, un essere che non ha le risposte che non può avere?)