Archivi del giorno: giugno 9, 2006

Intellettuali

Oggi iniziano i Mondiali e chi non ne parla, Prodi rilascia interviste che fanno discutere e incontra Beppe Grillo (e i suoi 1773 commenti), s’approssima il referendum costituzionale e Bruno Vespa intervista i Reali d’Italia, è morto Al Zarqawi ma noi abbiamo la grana della Commissione Difesa. Mi rendo conto che c’è la generazione U che incontra gli accademici, ma son tutte cose su cui ho opinioni assolutamente ordinarie, che non mette conto di.

(Un candidato alle recenti elezioni al Comune di Salerno, sui manifesti scriveva: vota uno come te. Io non so chi gli abbia detto che lui è come me, di certo io non tengo proprio ad essere come lui. Il ‘tu’ che usa il candidato è però generico, e vale ‘uno qualunque’. Ma io non capisco perché si dovrebbe votare uno qualunque).

Nietzsche e Heidegger

Del pensatore della malattia della coscienza storica, questo mi sembra, semplicemente, non vero in punta di fatto:
"L’autore di Così parlò Zarathustra proponeva di pensare la storicità come unica dimensione del pensiero e quindi l’essere come storia, mentre Heidegger – pur avendo spinto la fenomenologia alle stesse conclusioni – preferì rifugiarsi successivamente in un pensiero dell’origine e della trascendenza".
Il passo si trova nella recensione di Roberto Ciccarelli al volume di L’esperienza Nietzsche di Heidegger tra nichilismo e Seinsfrage, di Rita Casale, apparsa su Il manifesto e ripresa da georgiamada. Il fatto è che non c’è bisogno affatto di pensare l’essere come storia, per evitare di finire come Heidegger a pensare l’origine e la trascendenza – la deriva denunciata dall’interpretazione francese di Nietzsche (Deleuze, soprattutto). Se è per questo, è Heidegger che ha scritto Essere e tempo, che come si suol ripetere si può leggere anche Essere è tempo. E quanto all’origine, bisognerebbe distinguere: non ogni pensiero dell’origine disegna necessariamente figure trascendenti. E soprattutto, Deleuze stesso lo spaeva bene, è ben possibile un pensiero dell’immanenza che tuttavia non pensa affatto l’essere come storia. 

Complementi

Una interessante nota sul concetto di biopolitica, in francese, tratta dai complementi al libro di Jean Luc Nancy sulla mondializzazione. Vi ripropongo come a me suona l’osservazione che vi si formula:

Coloro i quali si occupano di biopolitica sono in cerca vuoi di un soggetto politico che sia finalmente messo completamente a nudo, vuoi di una forma del politico che non sia più attraversata dalle separazioni della politica moderna. Cioè, per usare nomi antichi: proletariato e comunismo. Ma il problema non è quello di versare vino nuovo in botti vecchie, il problema è il mondo, quel che diventa dopo l’invenzione democratica,  in assenza di figure separabili (un bel monarca) o di fini identificabili (pre-politici). Questa condizione comporta come tale lo svanire di forme di vita e/o di un fondamento comune. Sicché non c’è ‘comune’ che possa essere giocato contro di esso.