Pittura e filosofia

(Quello che segue, è l’articolo scritto da Vincenzo Vitiello in sede di presentazione dell’appuntamento del 7 giugno scorso).
Pittura e filosofia, o, se più piace, filosofia e pittura: la congiunzione indica affinità e differenze. Un esempio, ad evitare astrazioni e generalizzazioni: l’opera di Kandinsky e l’analisi trascendentale di Kant. Mirano entrambi ad isolare la pura sensibilità dall’intelletto, ma le loro intenzioni sono affatto diverse. Kant analizza per mostrare la necessità della sintesi di senso ed intelletto; Kandinsky, invece, per cogliere il sensibile puro, e mantenerlo distinto. Di qui il suo sforzo di liberarsi dalla figuratività tradizionale, dall’immagine di uomini e cose, il suo sforzo di astrazione. Lavoro certamente dell’intelletto, ma vòlto a recuperare il lato corporeo ed animale dell’uomo, l’aísthesis nella sua purezza, prima della contaminazione della storia, della cultura. In Kandinsky l’intelletto mette tra parentesi – epochizza – se stesso. Grande la vicinanza tra questo esercizio in pittura e l’esercizio fenomenologico di Husserl: possiamo indicarla nel comune intento di purificare il vedere. Mi riferisco in particolare all’analisi fenomenologica della “cosa materiale”, che si dà sempre per adombramenti (Abschattungen), mai, cioè, in totalità. Ma Kandinsky è più radicale di Husserl. La cosa stessa, nella sua “figura materiale”, dilegua. Resta l’impressione visiva, il colore, la spazialità pura. Impressione né soggettiva, né oggettiva. Nel puro sentire questa distinzione non si dà. Nel puro sentire non si dà mondo. Se è ancora possibile pensare con Cézanne ad una pratica della pittura intesa a dare non la “nostra” visione della montagna, ma la visione che la montagna offre di se stessa, come essa si mostra, un tale esercizio della pittura è divenuto con Kandinsky – ma invero già con le Ninfee di Monet – impensabile, impraticabile. Non c’è montagna, né uomo che veda la montagna o altro; c’è un puro vedere, in cui soggetto e oggetto sono ancora fusi insieme. Ed è questo “puro vedere” lo psichico e lo spirituale dell’arte di cui parla Kandinsky: denominazioni, peraltro, affatto incongrue per indicare l’aísthesis pura del suono e del colore, della vista, dell’udito e del tatto – “prima” della loro separazione intellettualistica. Questa aísthesis pura non è certo naturale, se con “natura” si intende la “figura” di una pianta o di un uomo, di un albero, di una montagna, o di un tavolo, di un bicchiere, di carte da gioco – che son tutti fenomeni storici, culturali. Né è interiore in senso psicologico, dacché la sua interiorità non ha nulla a che fare con l’anima. È interiore come il respiro che esce dal petto, come la passione che muove all’agire, l’impulso che provoca il gesto che dà figura al corpo. 
            Vorrei fosse ben chiaro che l’abbozzato confronto di Kandinsky con Kant e con Husserl non ha affatto lo scopo di ricondurre, o peggio ridurre, la pittura, e più in generale l’arte, a filosofia. L’intento è di mostrare che una e medesima è la domanda che sta all’origine della attuale ricerca e artistica e filosofica. Il problema non è distinguere arte da filosofia, o arte e filosofia da religione, e da altro ancora. Il problema è ben più “radicale”: riguarda le radici non dell’arte e della filosofia, ma dell’umano che esse tentano di “interrogare”. Radici non-umane dell’umano, da cui l’interrogare stesso dell’arte e della filosofia sorge.
                        Ed è per meglio comprendere il senso di questo interrogare, che il Dipartimento di Filosofia dell’Ateneo salernitano – sponsor la Provincia di Salerno – ha organizzato l’Incontro tra Serena Nono e Marco Nereo Rotelli sul tema “Mistica e immagine”, che si terrà mercoledì 7 nei giardini di Minerva del centro storico di Salerno e giovedì 8 nell’Aula 14 della Facoltà di Lettere e Filosofia, a conclusione dei corsi di Estetica e di Filosofia teoretica. Serena Nono espone le sue “Figure oranti”, Marco Rotelli i suoi giuochi di luce: lei muove dalle figure della pietà e della devozione per tentare di rapportarsi all’Altro, cui si dona; lui, in un cammino inverso, procede dalla luce per giungere al mondo, il nostro mondo di erbe e piante, libri ed oggetti. Un Seminario-dialogo a tre, perché in esso il duplice gesto della pittura verrà interrogato dalla voce plurale della filosofia. Rappresentata da Massimo Donà e Giuseppe Cantillo, Pina de Luca e Massimo Adinolfi, Gabriele Guerra e chi ha steso questa nota. 
(P.S. Segnalo il suono giallo di Kandinsky alla Tate Modern)

3 risposte a “Pittura e filosofia

  1. molto interessante.
    spero seguiranno anche altri degli interventi di queslla giornata per la gioia di chi come me non ha potuto assistervi (ma una nutrita bibliografia di approfondimento sarebbe comunque gradita).
    saluti!

  2. radici non-umane dell’umano? aiuto

  3. Cose meno liriche, ma un po’ più argomentate, su filosofia e pittura, con una analisi puntuale di Kant, le ha scritte, se la cosa ti può interessare, Gabriele Tomasi. Che ha anche appena scritto un bellissimo libro su Wittgenstein che si intitola Ineffabilità.

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