Archivi del giorno: giugno 19, 2006

Meteore appaiono nel cielo del giornalismo italiano

"Comunque sia, era davvero bello l’arcobaleno improvvisamente apparsomi dinanzi, multicolore velo della dea Iride, patto dell’alleanza tra dio e gli uomini, mito, favola, immaginario che nessuna formula newtoniana riuscirà a laicizzare".
 
Dopo il filo d’erba che secondo Kant nessun Newton potrà spiegare, l’arcobaleno di Angiolo Bandinelli.
Che torna sul luogo del delitto, Il Foglio, con un articolo molto ispirato. Poiché in esso si tratta di ciò che la cruda razionalità scientifica non potrà mai estinguere, non è giusto che io trascuri gli aspetti propriamente lirici dell’articolo: Bandinelli nell’Umbria verde che d’improvviso vede un luccicante arcobaleno e non gli sovviene l’eterno, ma quasi.
 
Però quel che sta a cuore a Bandinelli, è questo:
“Quest’idea della scienza o della tecnica che avanzano schiacciando e distruggendo l’immaginario, il sacro, “la” o “le” fedi, viene egualmente condivisa da laicisti (gongolanti) e da teologi (deprecanti). E’ però una idea inconsistente. La tesi – implicita nel ragionamento – della linearità del processo (non direi mai del “progresso”) storico non regge. Non regge più, ma è responsabile di una persistente ideologia, una nuova fede, quella laicista”.
 
Ora, io non credo affatto che l’avanzamento della scienza e della tecnica sottragga spazio alla fede o alle fedi: solo che non è questo il punto. Bandinelli – o chi per lui – può credere a quello che vuole, nessun avanzamento della scienza glielo impedirà. Specie se poi vuol pensare che ciò in cui crede – lui o chi per lui – è soprannaturale: come diavolo farà la scienza della natura a schiacciare e distruggere ciò che naturale non è? Però se Bandinelli mi trova qualcuno che nell’Umbria verde crede, al comparire dell’arcobaleno, che si tratta del "multicolore velo della dea Iride", lo segnali alla RAI, che lo facciamo intervistare in TV. Bandinelli fa della poesia, e lo ringrazio per questo, ma s’è accorto o no che ancora una volta con l’arcobaleno non sceglie il giusto esempio, perché è ben difficile trovare qualcuno che oggi creda nella dea Iride?
 
Ma nemmeno questo è il punto. Perché quando la dea Iride appariva nel cielo, non ci si credeva mica: la si vedeva. Il fatto è che la religione non è mica un certo numero di proposizioni che si tengono per vere (tipo: l’arcobaleno è la dea Iride), ma è un certo modo di stare al mondo, e in relazione a Dio. E la scienza e la tecnica – ma mica solo quelli – incidono eccome sul modo di stare al mondo, senza per questo aver bisogno di dimostrare che Dio non esiste, o che l’arcobaleno non è la dea Iride (che poi l’esempio dell’alato Bandinelli è sbagliato anche perché a me pare che forse non ancora del tutto il filo d’erba, ma l’arcobaleno è assai ben laicizzato, e il fatto che Bandinelli se ne bei esteticamente e lo contempli canticchiando grazioso, lungi dal’esserne la smentita, ne è la più splendida delle conferme).
 
Ma infine ecco il punto: cosa diavolo c’entra tutto questo con la “persistente ideologia”, con la “nuova fede laicista”? Cosa c’entra cioè con il punto ‘politico’ che a Bandinelli sembra stare a cuore? D’accordo, ancora una volta scrive sul Foglio, ma questa non mi sembra una buona ragione per inventarsi di sana pianta connessioni inesistenti. Io voglio i Pacs, ho votato sì ai referendum, ci tengo alla legge sull’interruzione di gravidanza, non mi riesce di capire come si siano potute mettere in Italia le cose con l’ora di religione nel modo in cui le si sono messe, non esulto quando il Papa parla nell’enciclica di eros e agape: sono laicista, per questo? Sono vittima di una persistente ideologia? Forse che per questo non mi rallegra l’arcobaleno in cielo, anche se il mio animo non vibra poetico come quello di Bandinelli?

Il problema ermeneutico di chiunque

Vale (almeno per me) la dura legge: più cose hai da fare giorno dopo giorno, meno ti importa quel che accade nel mondo giorno dopo giorno. Così ho letto poco i giornali, e per l’articolo su Left Wing sono andato a pescare l’elezeviro di Raffaele La Capria sul common sense (il Corriere di martedì scorso; non online, credo), che s’intitolava: Corpo a corpo con l’astrazione.

Su Leftwing, leggerete uno scampolo di analisi fenomenologica, un ripasso del mito di Eco e Narciso, e qualche finale domanda: Il problema ermeneutico di chiunque.

Quanto poi alla goccia, comincia così: "Il concetto ‘vedere’ dà un’impressione confusa. Ebbene, è confuso". Wittgenstein, naturalmente.