Archivi del giorno: giugno 20, 2006

L'uomo, proprio l'uomo, per pura ingratitudine, per pura sceneggiata, vi farà una porcheria

Oggi è giornata. Malvino mette qualche giorno fa un post in cui mi fa scrollare testa braccio e spalla dinanzi alla lista dei "geni che guiderebbero i nostri orientamenti" di cui ha dato notizia Repubblica. (No, non si tratta di Kant o Hegel).Ma il Magazine del Corriere aveva fatto di più. Aveva ntervistato Camillo Padoa Schioppa, ricercatore della Harvard Medical School (mica sorbole!) che frequenta nei laboratori "territori ai confini tra psicologia cognitiva, neurobiologia e teoria economica". Come sia fatto un simile confine, non so. Ma fa nulla.

Dal giovane Padoa Schioppa apprendo che è stata individuata l’area nella corteccia orbitofrontale dove facciamo le nostre scelte [l’area, le scelte: NdB]. Il ricercatore ha studiato le scimmie e concluso che "il processo di scelta prevede due tappe: prima si assegna un valore alle singole opzioni e poi si confrontano questi valori e si prende una decisione" (Due tappe: non ridete. Sono studi serissimi e condotti su basi sperimentali). Poi la sua équipe ha messo gli elettrodi, per vedere "le cellule nervose che si accendono e si spengono a seconda del valore associato all’offerta". E cosa hanno trovato? Hanno trovato che per esempio "l’attività di uno specifico neurone risulta bassa quando la scimmia beve una goccia di mela oppure tre gocce d’acqua, è due volte più alta se la scimmia prende due gocce di mela o sei gocce d’acqua". Insomma: il neurone sa far di conto, quando soppesa e valuta. Giù il cappello.

Passiamo agli uomini. "Le evidenze scientifiche ci aiutano a comprendere come i soggetti economici si comportano, con implicazioni importantissime". Tenetevi forte. "Una fra tutte: come rispondere a chi suggerisce un intervento dello Stato nelle scelte economiche individuali? L’evidenza [l’evidenza, NdB] sugerisce [l’evidenza suggerisce, NdB] che gli uomini sono guidati in primo luogo da un grande desiderio di libertà, e credo [credo: qui crede solo] che tale desiderio vada  rispettato".

Ora è Mario Iacoboni, dell’Ucla di Los Angeles, che parla: "Uno dei meccanismi più importanti è l’imitazione, che abbiamo studiato molto. I dati mostrano, per esempio, che alcuni pezzi musicali piacciono di più se si sa che piacciono ad altra gente". Ma va? Incredibile! Meno male che i dati lo dimostrano.

Poi viene il punto: "I dati neuronali potrebbero facilitare l’efficacia di campagne commerciali ed elettorali". Se so quali spot fanno accendere l’ambaradan dei neuroni, è fatta: altro che Mannheimer, Piepoli e compagnia cantante. "I giornali già parlano di neuroni dello shopping". Allora il giornalista domanda: "Sorgeranno fabbriche di consenso studiate in laboratorio?". Risposta:

"Decisamente no. In un certo senso, il neuromarketing fa il contrario della persuasione. Persuadere vuol dire modificare i processi cerebrali, noi invece non modifichiamo l’attività cerebrale dei soggetti [grazie! grazie!]: otteniamo [opppure: estorciamo?, NdB] dati che raccontano cosa la gente pensa e desidera veramente". Se Iacoboni avesse una minima idea di cosa significa quell’avverbio: veramente

Ma dopo essermi letto tutto l’articolo, scopro in conclusione (com’è umano, questo riceratore: così la scienza non mi farà paura) che le decisioni complesse su faccende grandi e importanti, tipo chi votare [ma sopra non aveva parlato di efficacia di campagne elettorali?, NdB] "non sono prese da un processo esplicito, consapevole da un calcolo". Però attenzione: "Sono il frutto di un processo inconscio, anche se perfettamente razionale, che richiede la considerazione di fattori complessi". Se iacoboni avesse una minima idea di cosa significa perfettamente razionale. Se Iacoboni si domandasse quale metafisica gli occorre per supporre che tutto ciò che non è calcolabile può essere messo in forma di calcolo.

Gli dedico un po’ di memorie dal sottosuolo:

"Solo allora inizieranno nuovi rapporti economici, già del tutto pronti e calcolati con esattezza matematica […]. Allora sarà costruito il palazzo di cristallo. Allora… ". Beh […] non si può garantire in nessun modo che allora, per esempio, non sarà una noia mortale (perché cosa c’è da fare, quando tutto sarà calcolato secondo una tavola), in compenso sarà tutto estremamente sensato. Certo, cosa non ti inventi quando ti annoi! Perché per la noia si possono anche conficcare spille, e sarebbe ancora niente. Il brutto è che, dio non voglia, magari allora si proverà gioia anche per quelle spille d’oro. Perché l’uomo è stupido, signori, stupido in modo fenomenale […] Io per esempio non mi meraviglierò affatto se all’improvviso, senza motivo alcuno, in mezzo alla futura sensatezza generale sorgerà un qualche gentleman dall’aspetto poco nobile, o, per meglio dire, retrogado e buffo, si pianterà le mani sui fianchi e dirà a tutti noi: allora, signori, non è meglio dare un bel calcione a tutta questa sensatezza, che vada a rotoli, unicamente con lo scopo che tutti questi logaritmi se ne vadano al diavolo []. Da dove l’hanno preso tutti quei saggi che l’uomo deve avere una volontà normale, sensata?

L'inflatone

"La scoperta di Guth fu subito riconosciuta come fondamentale, e da allora è diventata un punto fermo della ricerca cosmologica. Notiamo però un paio di fatti. In primo luogo, nel modello standard del bing bang si suppone che l’esplosione sia avventa al tempo zero, e che sia dunque una vera e propria creazione dell’universo. Nella cosmologia inflazionaria, invece, il botto avviene quando le condizioni sono appropriate, cioè quando l’inflatone ha la giusta energia, proprio come un candelotto di dinamite esplode solo se accendiamo la miccia; questo momento può benissimo non coincidere con la ‘creazione’. Ecco perché è bene pensare all’espansione inflazionaria come a un evento accaduto nell’universo dei primordi, non come all’unico evento che diede inizio a tutto […]. Se la cosmologia inflazionaria è vera, in particolare, resta da capire perché sia esistito un inflatone, perché la sua energia potenziale fosse proprio della forma giusta, perché ci fossero un tempo e uno spazio in cuiitutto ciò stava accadendo. Per riprendere la celebre domanda di Leibniz, ancora non sappiamo perché c’è qualcosa al posto del nulla" (B. Greene, La trama del cosmo. Spazio, tempo, realtà, Einaudi 2006, p. 338).

Quando leggo un passo come questo mi viene voglia di chiudere il libro. Spero che Greene si lasci andare a simili considerazioni per far capire a me qualcosa dell’inflatone (il campo di Higgs responsabile del gran botto iniziale dell’universo), però quel che capisco è che si lascia andare un po’ troppo. E poi mi domando: ma come? Tu hai per le mani un’inflatone, che se mai può servire concettualmente a qualcosa è per sbarazzarsi della celebre domanda di Leibniz, e invece ti lamenti che con l’inflatone non hai ancora risposta a quella domanda?