Archivi del giorno: giugno 23, 2006

Auguri e prescrizioni

– Pronto! –
(con voce concitata) – Pronto Giovanni, sono io! Prendi carta e penna! -.
– Pronto, ma chi è? –
(con voce ancora più concitata) – Sono io. Dài, sbrigati! –
– Ma io chi? –
– Dài, Giovanni muoviti che devo dare la traccia anche a Isabella -.
– La traccia a Isabella? Ma chi sei? Ma quale traccia? –
– Ma come quale traccia: la traccia del tema di domani, Giovanni! Ti vuoi muovere o no? –
– Ma io non so nulla!
– Ma… ma scusa: ma sei Giovanni Aldobrandi?
– No! Sono Giovanni Amato!
– Oh! Scusa… cioè, io… scusa… dovevo chiamare un amico… scusa… Ho sbagliato numero… ma tu ti rendi conto… adesso devo chiudere perché devo dare la traccia… cioè no… non ho detto nulla… scusa, ciao…
– Aspetta! –
 
Quando il Giovanni di turno diceva "aspetta!", era spacciato. Definitivamente. Mi rendo conto che lo scherzo era crudele crudelissimo, cattivo cattivissimo (si sa che da ragazzi siamo tutti un po’ cattivelli), ma aveva una sua elevata moralità. Si telefonava a un Giovanni che il giorno dopo doveva sostenere l’esame di maturità, fingendo però di cercarne un altro, di Giovanni. Dall’altra parte, la vittima dello scherzo, chiarito il finto equivoco, aveva la possibilità di salvarsi: salutare e chiudere. Ma non succedeva mai. Succedeva invece che chiedesse, dovendo fare pure lui l’esame (pure lui: come l’altro, inesistente Giovanni), chiedesse di avere comunque la traccia, anche se la telefonata e la traccia non erano destinate a lui. Noi (io e mio fratello, i carnefici) ci facevamo pregare un po’, chiedevamo di fare in fretta, di non farci perdere tempo, maledizione! e soprattutto di non divulgarla oltre (anche questo non succedeva mai), poi sparavamo le tracce più incredibili di temi d’italiano che siano mai state proposte a malcapitati studenti. Ricordo ancora una frase di Giovanni XXIII lunga quanto un’intera pagina, dettata a velocità supersonica e mangiandosi le parole mentre dall’altra parte lo sventurato scriveva furiosamente, chiedeva di ripetere e veniva insultato per il tempo che faceva perdere lui che non c’entrava nulla, e alla fine quello non sapeva se ringraziare, scusarsi o costernarsi per l’immane compito che gli si presentava l’indomani. Ricordo certe insensatezze oracolari oppure ispirate, e i temi che di Leopardi o di Manzoni prendevano sempre gli aspetti più sconosciuti, con l’obbligo espresso di non parlare praticamente di tutto quello che si studia a scuola.
Ne parlo adesso, per fare i miei migliori auguri ai ragazzi sotto esame e perché il reato è caduto in prescrizione. (E speriamo che non passi di qua qualche vittima dell’antico scherzo)

Cosa dite: apriamo una Guantanamo anche da noi?

Christian Rocca dice che non si può chiudere Guantanamo "senza suggerire un’alternativa allo status legale di quei particolari prigionieri” che vi sono rinchiusi . La sua opinione è servita dalla lama di una affilatissima ironia: “Che cosa facciamo con i terroristi? Giusti processi con più garanzie che a Moggi, come ai tempi di Clinton e con i risultati ben noti dell’11 settembre?”. Il lettore sorride ed apprezza: è mai possibile trattare Moggi peggio dei terroristi? (Moggi tuttavia non è ancora finito in galera, né per fortuna ci finirà) Poi però uno va oltre l’ironia e si chiede: e perché non giusti processi per i terroristi? Ironia per ironia: Christian Rocca vuole forse ingiusti processi per i terroristi? O non ne vuole affatto, per passare direttamente alle vie di fatto? Ma no, che diamine! È solo che le garanzie possono essere modulate a seconda delle esigenze di sicurezza dello Stato. Lo Stato è in pericolo, le esigenze aumentano, si fa qualche processo un po’ meno giusto, qualche detenzione un po’ speciale.
In un simile ragionamento, si riconosce la tempra inossidable del pensare franco, quello che comincia sempre con un: poche storie!
Christian Rocca dà l’idea, in questo, di pensarla proprio come il Direttore. Voi state a sottilizzare sul pericolo del terrorismo islamico: poche storie! Voi intavolate trattative? Poche storie! Voi confidate nell’ONU e nel diritto internazionale: Poche storie! Voi…poche storie!
Tutto giusto.
Però al contempo Christian Rocca vuole essere anche di sinistra, liberale e democratico: tutto insieme. Gli domando: è di sinistra, è liberale, è democratico pensare che alle esigenze della sicurezza dello Stato debbano essere sacrificati diritti e garanzie? Secondo me non proprio. (Secondo me non proprio, ma io sono uno di quelli che pensa che non si ha sempre necessariamente ragione, stando a sinistra oppure a destra: si può essere di sinistra ed avere torto, e per esempio non avere il senso del pericolo incombente. Oppure si può essere di destra ed avere torto, e ingigantire senza motivo il pericolo incombente. Lo so che quest’idea non è strettamente compatibile con la militanza politico-ideologica, e infatti milito pochino). Secondo me non proprio, dicevo, ma può darsi.
Perciò domando allora: posto che sia di sinistra sacrificare diritti e garanzie in nome della sicurezza dello Stato, vede Christian Rocca che diviene prioritario (per un liberale, per un democratico, per uno di sinistra)avere ogni garanzia circa il modo in cui si decide qual è il pericolo per la sicurezza dello Stato e quale l’entità? Per ogni parola spesa sulla necessità di sacrificare qualche diritto e garanzia in nome della sicurezza e dello Stato, chi è di sinistra, liberale e democratico dovrebbe spenderne dieci per gettare luce sul modo in cui si determina il livello del pericolo per la sicurezza dello Stato? E proprio per questo, chi è di sinistra, liberale e democratico non dovrebbe precipitarsi a chiudere Guantanamo, ogni qual volta incappasse in una bugia nei discorsi a cui si affida la formazione della pubblica opinione e percezione di quale sia il livello del pericolo? (E sì che di bugie od omissioni se ne sono dette!). E non vede che in tanto si può spendere quell’unica parola, in quanto cento se ne spendono per dire (e dire prima) cosa però sarebbe comunque intollerabile che accadesse a Guantanamo o altrove? Se la sicurezza dello Stato è in pericolo, Christian Rocca (ad esempio) torturerebbe, o approverebbe la tortura? Il suo ragionamento si ripresenta: perché no (ricordate: poche storie…)? Chi decide dove si raggiunge il limite?
Ma poi, a leggere ancora meglio quelle parole, si capisce che per Christian Rocca una Guantanamo prima dell’11 settembre avrebbe potuto addirittura evitare l’attacco alle Twin Towers (“i risultati ben noti dell11 settembre”, scrive). Allora gli domando: siccome l’Italia è – come altri paesi europei – sotto pericolo di attacco terroristico, siccome io voglio evitare una cosa come le Twin Towers in Italia, devo auspicare una bella Guantanamo anche qui, così mi sento più sicuro? Ragazzi: poche storie, è in gioco la sicurezza dello Stato. Vogliamo forse aspettare “i risultati ben noti” prima di costruire un campo come quello di Guantanamo? Uno, e perché non dieci campi?