Archivi del giorno: giugno 24, 2006

Secondo post

Premessa. (Che i tempi siano quelli che sono, lo dimostra il fatto che si rendono necessarie simili premesse). Per me, piazza Verdi è meglio sia pulita.
Ora, la domanda: c’è un punto di vista giudicando dal quale è un bene che piazza Verdi sia zozza? Può Michele Serra obiettare che i blogger sono alquanto ombelicali, che cambiano pochino oltre se stessi, che non sono ambiziosi ma pigri, ecc. e poi escludere che vi sia un punto di vista giudicando dal quale, eccetera? Secondo me, no. Secondo me, il primo riflesso di chi pensa (Michele Serra) che almeno prima a 19 anni si usciva di casa, si andava per il mondo, si provava a cambiarlo, si fondavano giornali, deve essere: e pazienza se si sporcavano i muri delle città (per non dire di peggio). Deve cioè essere: quel punto di vista ci può essere, era il nostro sogno e può continuare ad esserlo, ed è un peccato che oggi non sia nemmeno alle viste (anche se quel punto di vista comportava e comporta qualche muro sporco e qualcos’altro di peggio). Sicché, quanto a piazza Verdi, voglio prima sentire i ragazzi (e non: voglio prima la piazza pulita, e poi parliamo).
Però attenzione! ricordate la premessa! Io non dico affatto che a piazza Verdi ci sono le nuove leve della rivoluzione, o le nuove energie creative del domani. Dico che, se uno di piazza Verdi sa solo che si bivacca, non deve pensare per prima cosa a chi non può dormire causa bivacco, ma se il bivacco c’è per il sogno di qualcosa di più grande delle case tutt’attorno dove si vuol solo dormire.
Prima si bivaccava alla grande, e si sognava alla grande. Ora non si sogna, e si vogliono togliere i bivacchi. Siamo messi peggio? O credete di poter sognare senza bivaccare? Oppure a piazza Verdi e nei blog (ecco il punto) si bivacca senza sogni?
(Ma: e se non ci fosse più bisogno di sognare di prendere il potere per cambiare il mondo? E visto che poi non è andata così: se il mondo lo si cambiasse davvero – per quella parte che lo si può cambiare – solo se e quando si smettesse di sognare di cambiarlo? Si vuole prendere il potere e cambiare il mondo o si vuole solo sognare di cambiarlo? In effetti, quelli che volevano prendere il potere per cambiare il mondo, sono riusciti a fare in alcuni casi la prima cosa, ma mica la seconda. E se si giudica che almeno avevano il sogno, bisognerà chiedergli se in fin dei conti questo non sia se non il mondo che hanno sognato, forse quello che c’è ed è venuto fuori poiché – o mentre – essi hanno sognato ).

Primo post

Ieri sera prima uscita pubblica (nel senso di: tra il pubblico) di Azioneparallela nella nuova versione pilifera più prossima a Foucault che a Marx, a Tracce d’inchiostro (andateci, se potete). Insieme a un amico che secondo me dorme sull’amaca per solidarietà, ho seguito l’incontro con Giovanna Zucconi e Michele Serra su Politica e mass media (lui era per lui, ma io ero per lei, e poi c’era un altro amico: di me e di lui, di lui il mio amico).
Riassumo brutalmente quel che s’è detto a proposito di televisione, carta stampata, media, comunicazione e quant’altro: 1. almeno prima; 2. siamo sempre gli stessi; 3. i blog? mah.
Dibattito. Sui punti 1.e 2. io faccio una domanda che faccio spesso, quando sento analisi su cultura, media e comunicazione: è un problema solo italiano? Voglio analisi comparative, voglio sapere che succede nella Repubblica ceca e pure in quella Slovacca. Poi, siccome M.S. (non G.Z., che anzi allude, misteriosamente per gli astanti, a un importantissimissimo blog salernitano) siccome aggiunge il punto 3 (finché i blog non saranno carne e strade e non incideranno sulla vita pubblica, resto scettico) mi avventuro in rapsodiche considerazioni sul cambiamento di significato dei termini pubblico/privato, sulla pubblicizzazione del privato e la privatizzazione del pubblico, sulle nuove formazione sociali in cui è mutata la funzione del sistema cultura, sulla compenetrazione fra sistemi d’azione e sistemi di comunicazione (tutte cose che non sono farina del mio sacco, ma si trovano qui). Niente. Michele Serra mi obietta: tutto quello che vuoi, ma il potere?
Già, come pensi di fare i conti col potere? Non sarai mica Mario Adinolfi, che ha una generazione alle spalle? (questo per la verità lo aggiungo io).
Finisce il dibattito. Chiacchiere mentre defluiamo. Io non voglio cambiare il mondo, dico, mi basta di non esserne cambiato. Il potere, causa capelli prendo una parola da Foucault: ma è una roba molto più diffusa e dubito che si possa prendere. Peraltro, credo pure che diminuisce ciò su cui il potere ha presa. Non so.
Poi si passa a De Luca e Cofferati. A piazza Verdi.
E qui segue un altro post.