Archivi del giorno: giugno 28, 2006

Tortura

Alain Dershovitz, sul Riformista di ieri, comincia così:
"In diverse risposte ai miei articoli su Guantanamo, si è affermato che io sosterrei la tortura per i sospettati di terrorismo. Si tratta di una favola messa in giro dai miei nemici".
E finisce così:
"La mia proposta di un’autorizzazione alla tortura è certamente controversa e vi sono buone argomentazioni a sostegno della tesi opposta. Il problema andrebbe discusso nel merito, ma nessuna persona onesta può accusarmi di sostenere la tortura".
Dal che si capisce che Dershowitz ritiene che sostenere la tortura non è semplicemente autorizzare l’uso della tortura, ma…ma cosa? Forse sostiene la tortura chi sostiene che bisogna torturare indipendentemente da ogni preventiva autorizzazione (e Dershovitz non sostiene questo)? In ogni caso, Dershovitz propone di autorizzare la tortura (ovvero: l’uso di mezzi straordinari ma non letali [e perché poi non letali?, perché questa limitazione?]) in modo che nessuno possa accampare scuse se tortura oltre il mandato per il quale è autorizzato.
Tuttavia anche senza l’autorizzazione a torturare il mandato c’è, ed è di non torturare. Il che significa semplicemente che chi tortura non può accampare scuse. Dershovitz si limita dunque a spostare (e di molto) i limiti. Ora, è vero che può essere una filosofia convincente legalizzare quel che la proibizione non fa che aumentare. Dershovitz però dovrebbe dimostrare che questo è il caso. Dimostrare non che autorizzando la tortura non consento che accampino più scuse quelli che torturano oltre i limiti dell’autorizzazione, ma che autorizzando la tortura essa diminuisce. Nel suo ragionamento non c’è traccia alcuna di questa dimostrazione (che si vorrebbe molto accurata, visto quel che se ne farebbe!).
Mi prendo allora la libertà di concludere così, che chi propone di legalizzare la tortura, senza addurre la richiesta dimostrazione che in questo modo la tortura diminuirebbe, è, puramente e semplicemente un sostenitore della tortura. Lotta non perché la tortura scompaia ma perché non sia più giustificata, e per far questo comincia con il giustificarla almeno un po’.
P.S. Se si dimostrasse che la tortura diminuirebbe in caso di sua autorizzazione, autorizzarla significherebbe comunque accettare che si torturino alcuni (pochi), perché molti altri non siano torturati. In poche parole: la logica del capro espiatorio. A me, tutavia, riesce difficile immaginare che uno  Stato il quale mettesse a giorno di fondarsi sul sacrificio espiatorio di qualche capretto torturato vedrebbe diminuire nel suo seno il tasso di violenza e di tortura.