Archivi del giorno: giugno 30, 2006

State bene

Tutta Italia aspetta la partita di stasera. Io spero di fare in tempo per il saggio perché ora vado in ospedale a fare un bell’elettrocardiogramma. Ma pensa te.

Guerra giusta

Si discute in Parlamento di Afghanistan. Io vi segnalo un lucido articolo su Libération di Noam Chomsky, critico nei confornti della tesi di Michael Walzer secondo la quale la guerra in Afghanistan è stata "il trionfo della teoria della guerra giusta". Pongo poi una domanda:

coloro i quali criticano il concetto di ‘guerra giusta’ e considerano che la guerra in Afghanistan sia stata semplicemente una guerra illegittima, come pensano di criticare guerre legittime che considerino però ingiuste? Oppure ritengono molto ottimisticamente che che il diritto internazionale sia completamente eticizzato, sicché il caso non si può dare?

Inchiostro

"Il mio pensiero si rapporta alla teologia al modo della carta assorbente rispetto all’inchiostro. Ne è completamente imbevuto. Se dipendesse però dalla carta assorbente, non resterebbe nulla di ciò che è scritto" (W. Benjamin). Malvino attira strali di ogni genere, quando mette post come questi (no: come questi). E invece, se bisogna muovergli una critica, è che, non essendo come la carta assorbente, lascia troppe tracce d’inchiostro. Parlo di ciò che mi riguarda. Per una filosofia che non è alquanto empirista e scettica, ma imbevuta di metafisica, lui ha molti sospetti, e non vede quando vuole essere come la carta assorbente.

P.S.  Avevo postato da una postazione di fortuna. Non che adesso il post sia più chiaro, perciò aggiungo dell’altro. Bisogna che il credente abbia un profilo antropologico: è pur sempre un uomo. Dopodiché? Neanche se mi dimostrassero che è un profilo psico-patologico avrei risolto granché. Dio si rivela agli umili, agli stolti, perché non ai malati? Insomma, dimmi in cosa credi e ti dirò chi sei: dopodiché?

(Per cancellare i teologumeni, la filosofia – per come la pratico io – se ne deve lasciare imbibire. Che è come dire: non ha il problema di svalutare la vita religiosa, riducendola a questo o a quello con un’operazione di cui non si vede la fine, ma quello di potenziare la vita filosofica).