Archivi del giorno: dicembre 6, 2006

E in ultimo non dimenticate

Su Nazioneindiana Paolo Pecere si occupa della consulenza filosofica, che vorrebbe inserirsi "nell’intervallo che separa le tante terapie più o meno psicologiche e la variopinta offerta di saggezza spirituale". La prima cosa che uno pensa, com’e’ noto, e’: i filosofi sono alla canna del gas. Pecere invece, piu’ seriamente, sulla scorta del libro di Pier Aldo Rovatti, lascia emergere l’idea che questa benedetta pratica filosofica dovrebbe servire a mettere in questione, piu’ che a mettere a tacere, e la saggezza del vivere (tema di un’indimenticabile rubrica tenuta dal filosofo Abbagnano su Gente, che qualcuno magari finira’ prima o poi col considerare pioneristica), questa saggezza e’ una pappa consolatoria che con la filosofia nulla ha a che vedere.

Pero’ poi Pecere aggiunge: ma proprio perche’ la filosofia coltiva questa vena socratica, non puo’  rinunciare alla sua tradizione, alla formazione sui testi, agli attrezzi di lavoro. Ecco il punto: "Non si tratta di rivendicare i diritti di un determinato studio curricolare, ma semmai di sottolineare quello che un esercizio filosofico in genere deve comportare. Ne va della stessa filosofia come apertura critica. Senza la pratica della lettura di testi filosofici, o la lettura di qualsiasi testo svolta con la memoria di testi filosofici, la stessa creatività del pensiero invocata da Rovatti si svuota di contenuto, e la sua libertà si confonde con un azzeramento"

Ora, io non avrei granche’ da obiettare, se questo fosse davvero il punto. Ma fermo restando che il mio giudizio sul modo in cui attualmente sembra configurarsi la consulenza filosofica non e’ particolarmente positivo (confesso anche, pero’, che e’ abbastanza superficiale), fermo restando cio’, alla domanda se si possa far filosofia senza aver mai letto Cartesio o Nietzsche, io sarei dell’idea di rispondere in tre tempi (i primi due essendo di gran lunga superati dal terzo): 1 ci sono filosofi anche bravi che fanno filosofia ignorando Cartesio o Nietzsche, 2 si puo’ fare filosofia senza i libri, a condizione che si pensino gli stessi pensieri che si trovano nei libri (pensieri della stessa robustezza, intendo). 3 La vera posta in gioco riguarda il nesso fra i luoghi della filosofia e la filosofia. Questi luoghi sono per esempio il libro o l’aula o la piazza. Dal modo in cui Pecere discute la cosa, sembra di capire che la filosofia tiene a un tenore argomentativo che in linea di principio non dipende dai luoghi, dalle condizioni ‘materiali’ di produzione di quel pensiero. Se e’ cosi’, la sua critica della consulenza filosofica non tocca l’essenziale: e’ un invito a non illudersi di poter buttare via i libri, insieme con l’aula. Invito benvenuto. Ma non credo che nessun consulente filosofico proponga seriamente di far questo (se lo propone, peggio per lui). Io invece penso proprio che sia il contrario: che la filosofia ha in linea di principio un problema essenziale con i luoghi e i modi della sua produzione materiale, sicche’ discutere seriamente della consulenza filosofica significa domandarsi non se i consulenti fanno studiare la tradizione dei testi ai loro speranzosi allievi, ma come cambia (se cambia) questa tradizione e come si materia il pensiero per il fatto che si modifichino luoghi e modi.

P.S. Non dimenticate che io ricevo al giovedi’, previo appuntamento