Archivi del giorno: dicembre 7, 2006

L'Onnipotente

Malvino ha dedicato un lungo e affettuoso post alla mia dichiarazione di fede. Mi permetto di tornare brevemente sull’argomento.
Il post si intitola IL DIO DI MASSIMO ADINOLFI. Dico: la cosa mi ha fatto un certo effetto. Una cosa è scrivere in mezzo a un mucchio di parole e tutte in minuscolo: “io ho un dio”, un’altra è vedere un titolo così. Ma ormai il dio ce l’ho, e me lo tengo.
La prima osservazione di Malvino è: “originale, originalissimo, ma non scomodo come vuol far credere”.
Ma io non voglio mica far credere che sia scomodo. Anzi: io penso che un dio inutile come il mio non sia scomodo affatto. Cosa poi vorrebbe dire: scomodo? Un dio scomodo è un dio che intralcia i piani dell’unico Dio?, oppure i piani dell’ateo professo? Ma perché dovrebbe intralciarli? Se posso e devo, a intralciare basto io. Perché allora dovrebbe essere scomodo? Se proprio vogliamo fare questione di scomodità, un dio simile è scomodo solo se uno si vuole scomodare. E quando si scomoda, lo trova insulso, oppure insensato, e lo aborre.
“Cristiani e atei non faranno mai lega per squartare un deista”, continua Malvino. Beh, mi sembra un fatto positivo. Se facessero lega sarebbe meglio? Per squartare, poi?
“Un angolino relativamente tranquillo per filosofare in pace”. Certo, ma abbastanza spazioso per con-filosofare.
“Per gli atei e per i cristiani, il dio di Massimo Adinolfi è un problema secondario”. Capisco, ma immagino che per un cristiano un problema primario potrebbe essere per esempio un altro Dio più energico del mio: sarebbe meglio se facessi una scelta simile, onde creare un problema primario al cristiano? Anche per un ateo un problema primario sarebbe un credente a tutto tondo? Sarebbe meglio che facessi questa scelta? In verità, Malvino vuol dire che anche come ateo porrei un problema primario al cristiano, e al credente (io preferirei: all’uomo religioso, il quale non è necessariamente credente) in genere. Certo, è così. Ma non porrei problema alcuno all’ateo. Io mi accontento di porre un problema secondario, ma ad entrambi.
“Sempre meglio di…”: e qui, giocoforza, siamo d’accordo.
“Un demiurgo? Chissà”. Un demiurgo? No. L’ho escluso.
“Un feticcio? Una specie, forse”. No. Lo escludo, alla struttura del feticcio appartiene necessariamente una presenza ‘ontica’ che il mio dio non ha. Non ho feticci da esibire.
“Una proeizione ad alto tenore di conforto”. Non so: in cosa sarebbe confortevole?
"Non crea, non pretende, non interviene…”: ecco, in che modo sarebbe di conforto, un simile dio?
“C’è e non c’è, è uguale”. Ecco, questo è il mio punto: com’è fatta una cosa la quale, c’è o non c’è, è uguale? Una cosa del genere ci può essere o non ci può essere? Tutto il mio credo si risolve in ciò, che (ci) può essere: se poi dico che neanche la negazione può nulla contro di essa, beh: ecco una strana figura dell’Onnipotente.
("Vita facile, persino eterna". Già, e però: experimur nos aeternos esse).

Al cortese lettore

Ma i feed di questo blog, che non controllo da secoli, funzionano?

Nuntio vobis gaudium magnum

Habemus Blog.

(Non il mio, ma finalmente quello di un vero filosofo di rinomata fama: Maurizio Ferraris. Ttitolo del blog: In cosa crede chi crede? Il blog sta infatti sotto l’insegna di questa domanda, come spiega l’articolo di presentazione: se uno facesse gli exit poll sulla fede all’uscita della messa, registrerebbe le risposte più disparate, proprio tra chi si professa cattolico apostolico romano: "un po’ come se si dicesse: credo nel sarchiapone". Mi spulcio un po’ meglio il blog quando avrò più tempo, ma c’è una cosa che domanderei subito a Ferraris – e ai lettori di questo blog: se faccio gli exit poll all’uscita di un museo d’arte contemporanea, che risposte dite che registrerò? E se analogamente interrogo gli elettori all’uscita dei seggi, chiedendogli non cosa professano, il partito per cui hanno votato, ma quel che sanno di quel partito per cui hanno votato, che risposte dite che registerò?).

(Ferraris ha aperto il blog in coincidenza con l’uscita del suo ultimo libro su Babbo Natale. Io qui confesso che con Ferraris sono fermo al quintultimo).