Proposizione analitica

Per la Chiesa, "l’Eutanasia è e resta un percorso di morte". Davvero?

(In realtà è più o meno un’antanaclasi: in retorica, un modo per far passare un argomento opinabile con i galloni della proposizione d’identità).

27 risposte a “Proposizione analitica

  1. io avrei intitolato “come se fosse antanaclasi” (ma non lo è). e infatti – e lo imparo dal link – non c’è né ripetizione né mutazione di significato. e allora che c’entra? boh.

    porph.

  2. ma tu pensa, avevo letto “l’Eucarestia è un percorso di morte” e mi chiedevo chi fosse quel blasfemo che aveva osato dire tanto.

  3. Più o meno, ho scritto. La parola del Cardinale suona come se dicesse: un percorso di morte è e resta un percorso di morte.

  4. sì, è una ripetizione di significato. è poco informativa, è ridondante, è una tautologia, ma non è antanaclà. il tuo delta di approssimazione è cosmico.

  5. forse non hai capito, anonimo: non è una ripetizione di significato. Il tua delta di comprensione è…

  6. ero sempre io, porph. ma se tu usi antanaclasi con un significato e io con un altro siamo di fronte a un’antanaclasi? 😛

  7. ecco. se avessi risposto più o meno avrei lasciato perdere. si dà antanaclasi a quel che leggo quando si verifica la congiunzione di due caratteristiche: la ripetizione del termine e il cambiamento di significato rispetto al primo uso. volendo stare sul “+ o -” l’esempio al quale tu rispondi “no” si avvicina di più al nostro oggetto del tuo esempio del post. ripete il termine e il significato è diverso. ma non c’è polisemia, solo confusione nell’uso del termine. dunque non funziona.

    in cosa trovi la somiglianza tra l’a. e il tuo esempio? nella ripetizione. che però non è ripetizione del termine ma di significato, come mostri quando espliciti il modo in cui “suona” la frase.

    ma non c’è somiglianza. anzi c’è una sorta di inversione perché i termini sono diversi e i significati, celati, si ripetono nonostante quel che sembra.

    l’effetto è completamente diverso. tu sveli una soggiacente identità spacciata per informazione – o almeno così la interpreti. nell’altro caso si svela la molteplicità di significati spacciata per identità.

    porph.

  8. ‘Più o meno’ era scritto fin nel post.

  9. avrei lasciato perdere perché sarebbe stato tempo perso. ma si vede che non riesco a spiegarmi.

    porph.

  10. si profila un abbandono del campo (semantico) da parte del “filosofo” (più o meno) e conseguente vittoria a tavolino.

    porph.

  11. Domanda: un percorso di morte è e resta un percorso di morte per te è o non è antanaclasi?

  12. Risposta: no. è una tautologia.

    Domanda: per te un cavallo è un maiale, più o meno?

    porph.

  13. Per me un cavallo non è un maiale.
    Domanda: per te ‘gli affari sono affari’, ‘la mamma è la mamma’ sono tautologie o antanaclasi (attenta! l’antanaclasi è una pseudo-tautologia).

  14. (Hai tempo per rispondere: non mi collego fino a sera; in casa di mancata risposta per sopraggiunti impegni, magnanimamente non considererò che hai abbandonato il campo almeno fino alla fine dell’anno)

  15. tautologie. sono espressioni che nell’uso comune stanno per qc altro, ma non c’è mutamento di significato nella ripetizione e dunque non sono antanaclasi.

    l’antanaclasi è una pseudotautologia proprio perché sembra tale ma non lo è; lì sta il gioco nell’usarla.

    domanda: “espero è fosforo” equivale a “venere è venere”?

    porph.

  16. Mi spiace: sono antanaclasi secondo qualunque manuale di retorica (ovviamente nell’uso che se ne fa ordinariamente, e non in un manuale di logica). Se dico: sì, ricordati però che la mamma è la mamma, questa è un’antanaclasi. Oppure, spiacente, ma gli affari sono affari, anche questa è un’antanaclasi. (Quest’ultimo esempio se non sbaglio – vado a memoria – si trova in O. Reboul, Manuale di retorica, Il Mulino)

  17. questo probabilmente perché si assume che il carattere informativo, che in genere la tautologia non ha, e che in questo caso si verifica, non possa che venire da un mutamento di significato nella ripetizione, il che può anche non essere. io penso ad es. che sia proprio la sottolineatura dell’identità, di un significato che rimane identico a se stesso, a dare a quelle espressioni il loro effetto. ma non contesto il manuale.

    rimane che l’oggetto del post non ha nulla a che fare con questi esempi e dunque anche se questa battuta fosse tua non avresti comunque dimostrato che il tuo esempio è un’antanaclasi.

    ti trovi in debito di una risposta.

    porph.

  18. Ho dimostrato che ‘un percorso di morte è e resta un percorso di morte’ è un’antanaclasi, cosa che tu negavi (è difficile infatti che barragan si stesse esercitando con le proposizioni di identità). Tu puoi contestare che la proposizione di Barragan possa essere intesa così; che fosse opinabile era però compreso nel ‘più o meno’ che mi pareva mi avessi concesso. E poiché si usa in retorica un’antanaclasi a fini argomentativi per accreditare un argomento (come tutti) opinabile facendolo passare per uno sviluppo meramente analitico o perfino tautologico, mi pareva che questo fosse il senso retorico-argomentativo della proposizione di Barragan.

  19. allora hai dimostrato anche che “A è A” è un’antanaclasi, i miei complimenti;

    barragan non ha detto che “un percorso di morte è e resta un percorso di morte”, non si stava esercitando sull’identità. gli concederei almeno l’intenzione di esprimere una proposizione cognitivamente rilevante;

    barragan non stava usando lo stesso termine e dunque non si tratta di antanaclasi.

    porph.

  20. Ma cara porph., non mi stai leggendo con attenzione: certo che A è A è un’antanaclasi, quando è usata in una certa maniera (come per esempio quando si dice che ‘la situazione è quella che è’).
    Il problema con Barragan, mi ripeto, è appunto quello di far passare per evidente fino alla tautologia un problema che non si risolve in sede di logica formale. Se io dico ‘gli affari sono affari’ dico una cosa strapiena di significato: dico per esempio, mi spiace bellezza, ma non sono disposto a cedere ai sentimenti quando si tratta di affari. Però dico tutta questa roba con una proposizione tautologica. Mi sono spiegato meglio, adesso?
    (L’ultima tua osservazione mi sembra annulli i 20 commenti precedenti. Vuoi che non me ne sia accorto che Barragan non stava usando lo stesso termine?)

  21. ma se te ne accorgi com’è che senti il bisogno di tradurlo in tautologia esplicita per poi dire che è un’antanaclasi servendoti di un esempio borderline di quest’ultima e poi universalizzando?

    porph.

  22. Non capisco la domanda. Cioè: secondo te non mi ero davvero accorto che, ecc.? E’ ovvio che se ho scritto ‘più o meno’ è proprio per questo! Esempio borderline? Qual è l’esempio borderline di cui mi sarei servito e che avrei universalizzato?

  23. la metto così, allora: se la retorica si occupa dell’espressione, di come viene espresso un dato contenuto, non ha molto senso operare una riduzione come quella che hai compiuto dall’enunciato di barragan (l’eutanasia è e resta un percorso di morte) a quanto tu giudichi ad esso equivalente (un percorso di morte è un percorso di morte) e poi, dopo la riduzione, attribuirgli la forma retorica che credi.

    detto questo, la tua attribuzione si rifà non alla definizione di a. – una definizione che tu stesso hai linkato – ma a una classe particolare di enunciati in forma tautologica che rientrano, per me sulla fiducia, in un manuale di retorica.

    l’universalizzazione dove sta: ogni tautologia del tipo “A è A” diventa una potenziale antanaclasi mentre il valore di a. che quei particolari enunciati hanno, lo hanno in virtù della consuetudine, come se fossero delle formule che stanno per altro e infatti ben altro esprimono. nel caso del tuo esempio non è così.

    porph.

  24. Ti dò ragione solo sul link.
    Questo link chiarisce meglio: http://www.zacinto.it/fig_parola.htm
    (la distinzione tra antanaclasi e diafora non l’ho fatta perché appartiene molto più alla retorica classica che non all’uso (relativamente) moderno del termine antanaclasi, a quel che so. In ogni caso i manuali non classificano tutti nello stesso modo come puoi vedere dallo stesso esempio riportato sotto voci diverse).
    Sul fatto che ogni potenziale tautologia, ecc., non è una mia indebita generalizzazione: è così. Dammi la tautologia e io ti costruisco il relativo contesto in cui farla suonare retoricamente nel senso della figura di cui discutiamo. Non c’è nulla di indebito, in tutto ciò.
    Comunque, il punto decisivo, che tu mi pare non voglia cogliere, e che il post invece sottolineava, è la pseudo-tautologia, la quale c’è tutta. (Ogni figura retorica è in certo senso interpretabile come un’argomentazione ‘accorciata’: ora non disquisire di questo perché è opinabile e scritto in breve).
    (Poi tu mi obietti che non ha senso, dal pdv della retorica, che io traduca eutanasia ecc., ma questa è un purismo degno di miglior causa, e al quale, col ‘più o meno’, ho esplicitamente alluso, che tu te ne capaciti o no. E, di nuovo, se proprio fosse, potevi risparmiarti una dozzina di commenti).
    (In fondo a questa sfilza di commenti che solo tu stai leggendo, posso permetermi di chiederti: sei sposata?

  25. che ce sta’ a prova’, aoh

    non mi hai convinto, ma ciao.

  26. (Come vedi, sono capace di mosse retoriche efficacissime per chiudere la partita)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...