Archivi del giorno: dicembre 12, 2006

La proposizione perfetta/2

Si homines liberi nascerentur, nullum boni et mali formarent conceptum quamdiu liberi essent.
(La prima proposizione perfetta sta qua)

Quindici secoli, quindici anni. (E centocinquant'anni)

"Io vorrei rispondere alle questioni che avete posto a Ratisbona. Su tre punti: la libertà e le conversioni; la ragione; la violenza e la guerra. La libertà? Per i musulmani, credere è una grazia di Dio, ed è un atto completamente libero. Il Corano dice: «Chi vuol credere crede, e chi non vuole credere non crede» e: «Dio guida verso la luce chi vuole». Contrariamente a quel che si pensa, la vitalità dell’islam si è fondata su questi principi di responsabilità e di libertà. Il papa ascolta con benevolenza, sembra stupito, ma non fa ancora domande. Io insisto sulla sura: «nessuna costrizione nelle cose di religione» che data non dall’inizio (come aveva detto il Santo Padre), ma dalla fine della predicazione maomettana. quanto alla ragione, io gli dico che per il Corano la rivelazione è venuta a illuminare la ragione, non a contraddirla. È per questo che l’islam ha permesso l’emergenza del rinascimento europeo, con il contributo della matematica e dell’algebra, scienze razionali per eccellenza. Sul jiihad, tema che il papa aveva posto al centro del suo discorso di Ratisbona, gli significo espressamente che ci sono due jiihad, il piccolo e il grande. Il grande, è la pietà, lo sforzo su di sé, il «buon agire» e il sapere. Il Profeta ha detto: «L’inchiostro dei sapienti vale più del sangue dei martiri». Mi risponde: «Ah, è così? Bisognerebbe che fosse meglio conosciuto». Io proseguo: il piccolo jiihad, è la legittima difesa, il ricorso alla guerra giusta in condizioni strettamente codificate, proprio come aveva fatto Sant’Agostino». Mi interrompe: «Esattamente!Sant’Agostino ha posto delle condizioni assai strette». Io rispondo che le nostre sono ancora più dure! Do un esempio: «Non essere mai l’aggressore, non toccare i non belligeranti, proteggere i deboli e anche la natura. È proibito, per esempio, inquinare i pozzi…». Mi accorgo che riflette, che pensa alle azioni di tutti quelli che agiscono usurpando il nome dell’Islam. Io preciso: «Santo Padre, non confondete gli ultimi quindici anni con i quindici secoli della nostra storia comune, in ci abbiamo vissuto insieme, cristiani e musulmani, malgrado pagine nere come le crociate e la colonizzazione. Oggi, la stragrande maggioranza dei musulmani rifiuta la strumentalizzazione della religione e la cieca violenza». Lui dice: «Sono consapevole che molti musulmani subiscono una simile deriva». Gli rispondo: «Soffrono che si mettano insieme le due cose. Quanto a me, io non dico certo che l’Inquisizione era nel Vangelo, o che i gulag erano in Marx, o che la cieca violenza è nel Corano»".
Si potrebbero fare alcune osservazioni su questo dialogo fra Benedetto XVI (alias Manuele II Paleologo) e Mustapha Chérif, il primo intellettuale musulmano ad essere ricevuto in udienza privata da un Papa. Per esempio, che il Papa sembra un po’ groggy; o che forse crociate e colonizzazioni non furono solo épisodes (e temo non gli unici). Ma insomma. C’è comunque da credere che Ratzinger sia apparso a Chérif molto più preoccupato del dilagante ateismo, che non dell’aggressività musulmana. E c’è da convincersi dell’ovvio, che cioè se c’è uno scontro, questo non è affatto tra le religioni. Se volete farvi un’idea del pensiero di Mustapha Chérif, leggete qua. Se non avete tempo, andate direttamente al paragrafo sesto, dove la modernità è ormai in preda a una razionalità senza senso, e capirete subito come stanno le cose. Non c’è nessuna differenza apprezzabile tra il pensiero di Papa Benedetto sul moderno e quello di Mustapha Chérif. Non si tratta di un problema di quindici secoli, ma di centocinquant’anni sì  (all’incirca).
(Però non sarebbe male se un giornale italiano proponesse il testo di questo dialogo, mi pare).