Archivi del giorno: dicembre 18, 2006

Che ne dici? Che ne dico

“Inizialmente fui scettico. Non vedevo come la filosofia potesse conciliarsi con un supporto così diverso da quelli ai quali ero abituato. Non ero, inoltre, interessato alla divulgazione ritenendola incompatibile con la pratica filosofica. Né volevo aggiungermi, con la scusa della filosofia in pillole, alla già lunga schiera degli opinionisti che affliggono i lettori italiani (non godendo, oltretutto, di alcuna visibilità mediatica ed essendo sfornito di qualsiasi appeal pubblico). Il fantasma della semplificazione, dell’adeguamento coatto del pensiero al suo presunto uditorio e alle sue altrettanto presunte esigenze di intellegibilità media, alimentava ulteriormente il mio scetticismo. Se infatti la divulgazione filosofica è una contraddizione in termini, la banalizzazione è una vera perversione della comunicazione.
“Mi resi però conto che le mie perplessità si fondavano su un pregiudizio e su una visione ancora troppo timida della pratica filosofica. Il pregiudizio consisteva in una serie di equazioni care ai costruttori dei palinsesti televisivi: intellegibilità=semplificazione, chiarezza=banalità, efficacia sulle anime=marketing (gli effetti negativi di questo pregiudizio sono di una portata incalcolabile). La timidezza era invece quella che provavo di fronte a una conclusione che, stante la mia comprensione della filosofia teoretica come esercizio, avrei dovuto immancabilmente trarre: se la filosofia è pratica teorica, se è pensiero in atto e non sapere -, allora la filosofia deve essere praticabile senza indugi propedeutici. Può, anzi deve essere una parola che si misura sull’attualità, addirittura sull’«occasione» e, al pari di ogni parola, deve aspirare a una piena comprensione”.
(Rocco Ronchi, Libero pensiero. Lessico filosofico della contemporaneità, Fandango Libri, 2006, p. 5).
Che ne dico? Mi piacerebbe che ci si potesse dire d’accordo e insieme non d’accordo. Mi piacerebbe che mi fosse concesso che non è possibile spiegarsi sul quoziente di disaccordo. Mi piacerebbe che mi fosse concesso di pensare che le parole non sono pari, e neppure le aspirazioni che le animano. Mi piacerebbe che, come doveva accadere con Socrate e con Nietzsche, in tutto ciò ci si comprendesse e insieme non ci si comprendesse. Mi piacerebbe che aspirassimo, in filosofia, alla comprensione di questa incomprensione e all’incomprensione di questa e, forse, di ogni comprensione.
P.S. Sono graditissime le molte ironie che è possibile fare su queste mie parole. (Magari comincio io).