Salvezza

(Rimaniamo in Francia). E’ in corso una revisione della legge di ispirazione antipsichiatrica del 1990 in senso "genericamente repessivo" (ovviamente: Sarkozy). Gli psichiatri francesi pare abbiano segnato un punto a loro favore.

Ma quel che mi colpisce, dell’articolo apparso sul Riformista (e trovato qui), è il punto della situazione in Italia. Non sospettavo infatti che nel tradizionale dilemma tra psicofarmaci e antipsichiatria, spuntasse fuori la consulenza filosofica. e il suo strenuo difensore, Umberto Galimberti, con il suo La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica. Avendo già dato (acquistai infatti a suo tempo la summa, Psyche e techne, per un allucinante corso abilitante per le scuole secondarie superiori nel lontano 2000) lascio la conclusione – un po’ sconfortata, all’articolista:

"Dunque psicofarmaci e filosofia. La proposta di Galimberti sembra curiosamente ignorare sia l’allarme sociale sul crescente abuso di psicofarmaci ormai somministrati a partire dalla più tenera età, sia il fatto che la psichiatria fenomenologica è già da trent’anni, con la legge Basaglia, la base teorica della psichiatria italiana. Se questa è la risposta della filosofia italiana alla tragedia della malattia mentale in aumento, allora, «ormai solo un medico ci può salvare!». E non un dio, come diceva Heidegger".

7 risposte a “Salvezza

  1. Galimberti mi sembra sempre più l’ombra di sè stesso: inizia dicendo cose interessanti e giuste, per quanto ovvie, poi parte per la tangente, tracciando grandi affreschi storici e facendoti credere che era tutto chiaro da almeno duemila anni, che gli psicofarmaci erano già in Platone, a saperli leggere!

  2. La psichiatria fenomenologica, l’antipsichiatria, i farmaci, l’elettroshock terapia ritornata in auge e tante altre cose non servono certo a combattere la malattia mentale in aumento. Nè a contenere o a gestire il disagio su mandato sociale. Ci troviamo di fronte ad una crescita esponenziale della patologia cisiddetta “borderline” (nel senso di Kernberg) e di quelle che riguardano le alterazioni cicliche del tono dell’umore. Non è pensabile affrontare questo fenomeno, che si genera altrove, con le sole armi della psy (psichiatria e psicopatologia), sarebbe una battaglia persa in partenza. Bisognerebbe discutere seriamente sul ruolo della famiglia, del gruppo sociale e dei valori che attualmente fondano questa società.
    Un saluto da Garbo
    http://garbo.ilcannocchiale.it

  3. Non per niente Galimberto insegna(va) filosofia della storia: scrive così bene sull’ultima pagina di “D”

  4. Io so che Platone ha scritto il “Litio”, un dialogo molto equilibrato

  5. Gli allucinanti corsi abilitanti per la scuola secondaria superiore a colpi di Galimberti, già.

  6. tra l’altro la “malattia mentale” non è in aumento
    (vabbè, per qualcuno la depressione è una malattia mentale, il che spiega tutto)

  7. trovo assolutamente inadeguata la lotta che si sta venendo a creare tra psicologi e filosofi. come spesso accade le questioni sorgono dalla volonta dell’illimite, dalla incapacità di riconoscere un ambito e inquadrarlo entro le proprie competenze. ho letto psiche e tecne di galimberti e ho trovato per una frase che ricorre fra i comici “uno spingitore di spingitori”.
    insomma nulla di male nel dare una nuova interpretazione del sapere filosofico ma credo che prima di darsi un nome bisognerebbe darsi un ambito di competenze e per quanti libri ho letto sulle pratiche filosofiche, consulenze e cose varie mi pare che regni la dimensione dell’indefinito.
    mrc

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