Archivi del mese: marzo 2007

Scemenze metafisiche

Il nuovo Presidente della Cei avrebbe dichiarato:

"Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?".

Ma avesse dichiarato solo questo. Bagnasco ha anche detto: "Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male".

Qui posso dire con cognizione di causa: vedo che anche all’arcivescovo capita di dire clamorose, metafisiche scemenze. La concezione corretta autotrascendente!! E senza, niente bene e male!! Poi l’arcivescovo dice: "Oggi ci scandalizziamo, ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire ‘no’. Perché dire ‘no a questo o a quell’altro?".

Tutto insieme: che ci vuole? La concezione corretta autotrascendente (ma che è?) e il dato di natura. Olè. Ma quanti slogati cascami metafisici è necessario sforzarsi di tenere su per dirsi cattolici secondo il magistero di quest’arcivescovo qua?

(Post della serie di sotto: a volte la realtà…: ma che l’hanno eletto a fare, un papa teologo?)

La realtà supera sempre la fantasia

O meglio, più che la realtà, il filosofo cattolico Giovanni Reale, specie quando a sentirlo è Armnado Torno sulle pagine del Corriere della Sera. Sospetto infatti che i due siano troppo amici, e che quindi Torno non se la senta di dire ogni tanto a Reale: – Dài, Giovannino, forse questa è un po’ troppo forte!! -.

Così nell’intervista odierna al Corriere, capita che Reale dia certo mostra di tutto il suo apprezzabilissimo spirito di apertura (quelle del magistero sono proposte che non vanno imposte), ma che poi non riesca a non concludere con Platone, il suo cavallo di battaglia. E che ti dice, infatti, su Platone? Che diede "un duro colpo all’idea di famiglia". Ora, per assorbire questo colpo Reale, che ha sempre utilizzato Platone per disposer au christianisme, che ti fa? Ti continua così, che Platone, con quella storia della comunione delle donne, dei bambini che vengono assegnati dallo Stato, "in fondo anticipò – stando alle più accreditate interpretazioni – gli ordini monastici".

Stando alle più accreditate interpretazioni??? Gli ordini monastici???

Non basta. Reale continua: "Certo, con Platone gli orizzonti si ampliano a dismisura. Il filosofo che ha universalizzato la famiglia forse non aveva presente i dibattiti del nostro tempo e i drammi in essi contenuti?"

Forse non aveva presente i dibattiti del nostro tempo? Cioè, dico: forse????

E' l'Europa, bellezza

"If the European Union has a constitution, then it has to mention Auschwitz": me l’ha detto Joschka Fischer, e io sono d’accordo. Al che Spiegel domanda a Henri-Levy. Ma allora, porcaccia la miseria, l’Europa ha solo un’identità negativa, si definisce solo per ciò che non è? (E’ abbastanza evidente che nessuno di Der Spiegel ha seguito di recente seminari sul Sofista). Al che Henri-Levy risponde:

"Yes. That’s the beauty of it. It’s a negative project. We all come together and agree what we are not. The European Union should not be prescribing an identity".

(L’intervista offre altri spunti di riflessione interessanti. Henri-Levy rimprovera un certo semplicismo ai neo-con, ma è abbastanza semplicistico sulle origini del terrorismo, mi pare). 

Potenti mezzi

Per chi volesse, Don Paolo ha messo a disposizione l’audio della puntata di Fahrenheit di ieri. QUI

La violenza. Una storia

Non crediate: le cose vanno bene. Anzi: di bene in meglio. Altro che se vanno bene. Non arrostiamo più gatti per il diletto dei re. Abbiamo bandito i sacrifici umani. La schiavitù è solo un brutto ricordo. Non condanniamo a morte gli idolatri. E se facciamo due conti, e li facciamo per bene, proporzionando per esempio il numero delle vittime alla popolazione, vediamo che nel ‘900 son morti pochini per cause violente (pochi in rapporto a quanti ne morivamo prima). Eh, già.

E’ che il cervello s’è fatto più educato. Perché la fantasia di uccidere chi non ci garba ce l’abbiamo ancora. Ma si sono sviluppate per benino, con la civilizzazione, quelle parti del cervello che la tengono a freno. Come mai?

Non si sa. Possiamo avanzare qualche congettura. Per esempio: si vive meglio tra persone educate. In natura, non è che si faccia la bella vita. E poi la vita s’allunga. Un conto è ammazzare uno che tanto morirebbe a trent’anni, un altro è ammazzare uno che camperebbe fino a ottanta. E così diamo più valore alla vita, adesso. E inoltre ci siamo accorti che darsi una mano conviene. E infine una mano ce la dà pure l’evoluzione. S’è ampliata la scala dell’empatia, finisce che mi fa tenerezza non solo mio figlio, ma pure un infedele.

Però niente facili ottimismi. Ci sono in giro certi stranamore alla guida dei popoli che combinano una sensibilità premoderna con armi di distruzione di massa da paura. Attenzione, neh.

Ho finito la mia sintesi dell’articolo di Steven Pinker, mezzo filosofo mezzo scienziato (si può dire?). E non so cosa pensare. o meglio: nutro delle fantasie.. Ma certi parti del mio cervello si sono sviluppate, e me le tengo per me.

Dottrine non scritte

Il cielo significa ha una cosa sul Sofista (però il meglio non c’è, sia chiaro, altrimenti non mi invitate a tenere un seminario su)

Il bello della differita

Fra meno di mezz’ora, su Radio Tre Fahrenheit credo si parli di Dico. E sospetto di dover dire qualcosa in merito anch’io.

(Poi però recupero e vi posto qualcosa sul Sofista, in differita).

(E siccome il conduttore mi ha sollecitato a riflettere su cosa significhi discutere nella blogosfera, qui aggiungo una cosa su quel che significa discutere alla radio via telefono: significa per esempio che Enrico ti chiama che deve fare la pipì, mentre parla Don Paolo, e siccome Enrico ha tre anni, non è che è sicuro che quando faccia la pipì non faccia anche la cacca, e infatti ha fatto anche la cacca, mentre parlavo io. L’ho tenuto un po’ là, però è stato bravo e silenzioso).

E chi altri c’era? C’era Ffdes, e guest star, Malvino.

Di principio. E di fatto?

La nota Cei sui Dico. Tutto bene. Mi domando un politico cattolico, tenuto all’obbedienza, che "ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge", che non “può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”, che "sarebbe incoerente" se sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto (però di sicuro c’è qualcuno che passerà di qui a dirmi che questo non vuol dire che in ultima istanza non deciderà la sua coscienza; e certo: siamo mica marionette – salvo che la coscienza va formata in coerenza con questa nota qua), un politico cattolico si può prendere almeno la libertà di condurre una ricerca empirica in argomento? Poiché nella Nota i vescovi italiani affermano che "la legalizzazione delle unioni di fatto [è] inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo", un politico cattolico si può prendere la libertà, dal momento che nella nota si trovano solo le impeccabili considerazioni di principio, può prendersi la libertà di condurre qualche verifica in punta di fatto della pericolosità sul piano sociale ed educativo di una legge simile? Può prendersi la libertà di verificare se, nei paesi in cui è stata introdotto qualcosa di analogo ai Dico, e persino, a Dio piacendo, di più avanzato, la situazione sociale ed educativa s’è fatta o si sta facendo veramente intollerabile e pericolosa? Oppure l’inaccettabilità di principio esclude a priori che in quei paesi l’introduzione di norme che legalizzano le unioni di fatto possa non avere messo in pericolo la società e l’educazione delle future generazioni? Per capire: se conduco uno studio sull’argomento, in Francia, cosa trovo, a conferma o eventualmente (se l’eventualità è contemplabile) a smentita della Nota dei vescovi?

(E se, Dio non voglia, si scoprisse che quei paesi non sono Babilonia, che si fa?)

Dieci anni vi bastano?

Ma veramente mi sto convincendo che l’Europa s’è infiacchita parecchio, visto che ospita articoli come quello di Fukuyama. Io veramente ho bisogno che qualcuno mi dica quali sono i valori in cui l’Europa non crede più (ma magari l’America sì), che "mancano nell’era postmoderna". Per favore: ditemeli. Elencatemeli. La dichiarazione di Berlino, ve l’ho detto, ne è piena. Ma forse state parlando di Dio, patria e famiglia? Ditemelo chiaro e tondo, per favore, senza menarla con questa storia del relativismo, del nichilismo, della mancanza di identità. E, di grazia, se promettessimo tutti di andare a messa la domenica, se reintroducessimo la coscrizione obbligatoria, ed il ‘voi’ ai genitori, e proibissimo il divorzio e l’aborto, verremo fuori da questa terribile crisi di valori? Acquisteremmo di nuovo fiducia in noi stessi e nel futuro? Schiacceremmo come si deve il fondamentalismo islamico? 

Facciamo dieci anni. Sì, dieci anni. Ci sacrifichiamo tutti per dieci anni. Poi, al termine dei dieci anni sabbatici, se l’Occidente sta messo come prima o peggio di prima, per favore dateci di nuovo, non dico lo yacht per tutti, ma di nuovo e senza querimonie aborto e divorzio e immigrazione e pure l’adozione gay.

Depressurizzazione

Il Sofista. Ci son cose che non si possono studiare stando fermi. Domani, seminario a Salerno.

Free will al Financial Times

Il neuroscientist americano Libet ha dimostrato che quando voi decidete liberamente ed in piena consapevolezza di muovere il braccio verso destra piuttosto che verso sinistra, è troppo tardi: il corpo s’è già mosso, a livello neurologico, nella direzione che dopo avete scelto. D’altronde, due australiani hanno dimostrato che è possibile condizionare ‘dall’esterno’ la scelta, senza che voi ve ne accorgiate. Voi pensate di decidere liberamente da quale parte muovere il braccio, ma gli australiani vi hanno già condizionato per benino, in modo che lo muoviate dove hanno stabilito loro.

Susan Greenfield, una best mind, è preoccupata, a causa dell’impatto che simili dimostrazioni possono avere sulla nostra vita. E Paul Churchland si chiede quanto a lungo la legge penale potrà ignorare questi risultati. Si sa che meno MAOA hai (il MAOA, com’è noto, è un enzima), e più aggressivo e violento sei: e che colpa ne hai, allora?

E in carcere chi ci sta, in più alta percentuale? Chi ha un QI basso, o qualche disabilità. E’ giusto, questo? E se si potesse intervenire sul cervello, non sarebbe meglio? Certo, intervenire sul cervello non è piacevole, ragiona acutamente il filosofo Churchland, ma neanche andare in prigione lo è (e non dite che volete deciderlo voi, perché Libet vi ha già dimostrato che non decidete un bel nulla).

Non potrebbe essere, quella dell’intervento,  una forma piuttosto energica di rieducazione e reinserimento nella società, che è dopotutto la più nobile tra le finalità che giustificano la pena? Il filosofo Derk Pereboom crede che, comunque sia, il determinismo impone di ripensare la funzione della pena: come deterrente non serve a nulla, tanto vale concentrarsi appunto sulla rieducazione. Oggi più che mai, scrive saggiamente Stephen cave, abbiamo bisogno di filosofi che ci facciano capire che stia mai combinando la scienza.

Lasciamo allora l’ultima parola a John Searle, grande vecchio della filosofia americana. Searle dice: ma se l’intenzionalità, la vita cosciente, la free will sono tutte pie illusioni, che cavolo ci stanno a fare, com’è che sono spuntate fuori?

Forse è ancora presto, conclude l’articolista, per considerarci puramente e semplicemente pezzi della natura (e allora basta prigioni, tanto sono inutili). Ma certo è che di cose ne dobbiamo ripensare.

Ho finito la mia sintesi. E non so cosa pensare. Ma che importa? Sarebbe un’illusione, no?

Il voto sull'Afghanistan

Non so voi, ma io ho già espresso il voto sull’Afghanistan. Favorevole. Novantasei. Il capitano F., in licenza per motivi di studio, ha lasciato l’Afghanistan due giorni fa per laurearsi in Filosofia questa mattina, con una tesi su L’Occidente medievale e l’Islam tra missione culturale e guerra. Assistevano alla seduta di laurea, la moglie, i genitori, e due splendidi figlioletti.

Il relatore, un francescano assai buono (e bravo), gli ha dato una tesi con l’idea di mostrare come sia stato possibile convivere pacificamente tra musulmani e cristiani. Il capitano non mi è sembrato tuttavia molto convinto del, pardon dal suo lavoro di tesi.

A margine, gli ho detto scherzando: guardi capitano che è caduto il governo! Finalmente, mi ha detto. Come sarebbe finalmente? No, mi scusi. Ma volevo dire: non è che possiamo rimanere ancora a farci sparare addosso. Dice le regole d’ingaggio? Veda, noi lì siamo la Nato, noi ci stiamo come Nato, e non è che possiamo pretendere che gli altri facciano molte distinzioni. Io poi vorrei tornare per loro.

In effetti.

Democrazia e obiezione di coscienza

E’ uscito Left Wing e, come preannunziato, c’è il pezzo che ho dedicato al recente intervento di  Zagrebelsky, sulla democrazia. La goccia è John Rawls sull’obiezione di coscienza.

Il peggio di sé

Andrea Romano deve essersi addormentato tra una colonna e l’altra del suo editoriale. Nella prima colonna, riporta l’incipit della dichiarazione di Berlino: "L’uomo è al cuore della nostra azione. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti inalienabili", e poi ancora: "noi aspiriamo alla pace e alla libertà, alla democrazia e allo stato di diritto, alla prosperità e alla sicurezza, alla giustizia e alla solidarietà". Di queste parole, Romano dà questo giudizio: "toni compiaciuti tanto da risultare stucchevoli, contenuti tanto vaghi da apparire evanescenti". Forse è per questo che si è addormentato.

Seconda colonna: "Il vuoto della retorica europea colpisce soprattutto all’indomani dell’entrata a gamba tesa del pontefice" (il quale, sia detto en passant, compie ottant’anni). "Di fronte a quell’accusa di ‘apostasia’, dinanzi all’immagine di un continente che ‘si congeda dalla propria storia’,perché ‘privo di valori universali’, con cui Benedetto XVI ha voluto condannare l’assenza di riferimenti alle ‘radici cristiane’ dell’Europa, l’Unione ha scelto di sfoderare la sua arma più innocua", cioè la retorica.Ora, se Romano non avesse preso così improvvisamente sonno tra una colonna e l’altra del suo editoriale, si sarebbe accorto che nella prima colonna non faceva altro che riportare un mucchio di valori universali in cui noi europei crediamo, e di cui secondo il Papa ottantenne a gamba tesa saremmo privi. La Dichiarazione è piena zeppa di valori universali, gronda valori universali da tutte le parti: ce ne sono persino troppi!. (Oppure Romano non li considera valori universali?)

L’accusa di vuota retorica è ovviamente comprensibile. Una dichiarazione, peraltro, è retorica per definizione. Ma forse Romano intende proprio che è vuota perché la dichiarazione non esordisce con qualcosa del genere: "Poiché siamo cristiani, noi consideriamo, noi aspiriamo, ecc. ecc.". In effetti: sentite adesso com’è piena! E’ piena almeno quanto questa: "Poiché siamo musulmani, noi consideriamo, noi aspiriamo, ecc. ecc.". Ma se Romano ritiene che solo un uso polemico della religione riempie le dichiarazioni di principi, allora – a parte il fatto che l’universalizzazione rischierebbe di andare a farsi benedire (certo, dal papa cattolico: ma solo da lui), allora non potrei che dare ragione alla conclusione del suo articolo: in queste solenni e sonnolenti circostanze, capita che ognuno dia il peggio di sé..

Dragon Ball

Ma voi Dragon Ball lo vedete? Io un po’. Non sono sicuro di aver capito, ma ci sono dei mostri che vanno in giro ad assorbire l’energia dei Cyborg. In questi giorni, ad esempio, mi pare che un mostro (Cell, appartenente alla quarta generazione di androidi) si è risucchiato con la sua grossa coda di lucertola il Cyborg numero diciotto. Poi ci sono i buoni, Goku e suo figlio Gohan, ad esempio, oppure Vegeta. Per battere i mostri credo che debbano superare almeno almeno lo stadio Super Saiyan, e in ogni caso il livello delle forze combattive è terribile. (E le storie sono complicatissime. Segnalo solo che alla puntata 125 “Dio compare” e alla 142 combatte contro “Il Grande Mago Piccolo”).
Ad ogni modo, leggendo Antonio Gnoli su la Repubblica descrivere il rapporto di Hegel con la tradizione filosofica e la Fenomenologia dello Spirito m’è parso che Gnoli la vede un po’ così, la faccenda. Hegel “pantagruelico e spietato”, Hegel la cui ossessione si trasforma in bulimia, Hegel che sconfigge i giganti ed è capace di “divorarli con lenta determinazione”, Hegel con “l’arma letale” della dialettica, Hegel “in grado di inghiottire ogni cosa”: “non c´era boccone filosofico che egli non afferrasse per poi portarlo all´altezza del naso. Lo scrutava, lo annusava e in pochi istanti decideva se inghiottirlo o gettarlo come un rifiuto nella spazzatura”. Quest’ultima è proprio una scena tratta dal cartoon.
Comunque concedo tutto, a Gnoli, pure l’aneddotica, ma non che “si può anche pensare alla Fenomenologia dello Spirito come a un grande affresco hollywoodiano”, questo proprio no.