Cinque rilievi

Far finta di essere sani muove cinque rilievi all’articolo apparso su Left Wing. Vediamoli.

Primo rilievo. Io ho scritto con Blumenberg che un Dio nascosto è pragmaticamente un Dio nascosto. Ffdes dice che però la sua gatta nascosta non è pragmaticamente morta. Mi domando se Ffdes pensi che Dio sia nascosto al modo in cui si nasconde la sua gatta – della cui esistenza si può esser certi ben più di quanto lo si sia di Dio, e che mi par di capire che possa saltar fuori da un momento all’altro. Chiedo a Ffdes che mi dice del mammut nascosto nella sua soffitta insieme all’alligatore: come si vede, il suo esempio non regge neanche un po’.

Secondo rilievo (più serio). Ffdes mi obietta che una parola di verità sulla natura umana non è detto che venga solo dalla scienza. Ora, è vero che nell’inviare l’articolo a Left Wing ho detto che in esso larvatus prodeo, ma mi pareva chiaro che il suo senso complessivo fosse: se metto di qua la scienza, di là la fede, chi ci rimette è anzitutto la filosofia. (E aggiungevo: la fede può magari farcela ancora, ma la filosofia di sicuro così non sopravvive). Questo significa che io critico una simile divisione del campo, ma Ffdes non se ne è avveduto. Ffdes rivendica peraltro "la possibilità di poter giocare un altro gioco". D’accordo, ma se nutre qualche preoccupazione per la filosofia, deve fare un passo oltre le mere rivendicazioni. Non basta cioè osservare che la scienza non è l’unico gioco possibile perché altri giochi diventino per ciò stessi realmente possibili. (Questo genere di possibilità rischia infine di fare pur’esso una brutta fine – dal punto di vista ‘pragmatico’, s’intende).

Terzo rilievo. Ffdes dice di non capire la distinzione fra ente naturale ed ente morale. E si concentra sul primo termine. Doveva dedicarsi al secondo. Il problema è non cosa sia natura nell’espressione ‘ente naturale’ da me adoperata: lo è tanto poco, che lui stesso finisce per comprendervi tutto ciò che risulta alla scienza – nel novero della quale include anche etologia e sociologia, che scienze naturali non sono. Il problema è invece su qual fondamento ontologico sia ancora possibile considerare l’uomo un ente morale. Io mi limitavo ad osservare che se (c’è un se, qui) la morale non può partire da ‘che è l’uomo?’, essa è spacciata. Se si desse un totale divorzio fra piano ontologico e piano deontologico o assiologico, allora la morale non starebbe in piedi – perlomeno, non a lungo. Che vi sia un ‘se’ significa: io qui sto chiedendo qualcosa alla filosofia. (Ovviamente, con cò non ho detto nulla circa l’eventuale ‘contenuto’ di quella morale che starebbe in piedi)

Quarto rilievo (frutto, temo, del più completo fraintendimento). Non dico nulla di sensato – obietta Ffdes – nell’affermare che forse una coscienza religiosa è possibile anche senza una filosofia della natura e una morale. Di questa osservazione, al posto di Ffdes, non andrei molto fiero. Sta dicendo Ffdes che esclude che si possa avere una coscienza religiosa senza saperla tradurre, oppure senza appoggiarla a una filosofia naturale o a una morale? Ma io conosco un tale che si dice credente, che mai e poi mai si sognerebbe di avere bisogno di una filosofia della natura per esser tale, e che sa distinguere molto bene fra morale e religione. Non è un citrullo, ha un QI molto alto: e allora? Ffdes mi pare che abbia qui una reazione (mi perdonerà, se dico questo) troppo ‘cattolica’ e troppo ‘difensiva’. Io non intendevo affatto dire che i credenti sono dei sempliciotti, ma questo non vuol dire che non vi sia una fede semplice, e che non possa essere un dono prezioso (per chi ce l’ha). Aggiungo che una fede semplice è cosa che ha la mia più grande stima e considerazione (molto più, direbbe Pascal, dei demihabiles), e aggiungo che è peraltro molto complicato raggiungere quella semplicità. Qui Ffdes ha guardato con occhi assai prevenuti la mia osservazione, il cui senso completo era peraltro: forse una fede è possibile anche senza una filosofia della natura, quel che è certo è che non è possibile una filosofia, in quelle condizioni. Io ero critico nei confronti delle rinunce della filosofia, e invece Ffdes ha inventato di sana pianta una critica del fideismo citrullesco dei credenti.

Quinto rilievo (abbastanza irrilevante). Io ciancio di tomismo consustanziale alla Chiesa cattolica. Ffdes mi rammenta i cattolici vissuti prima di Tommaso. Oh bella!, ma io parlavo proprio della Chiesa cattolica, non della cattolicità della fede, non del cristianesimo primitivo, non di sant’Agostino; parlavo di com’è la Chiesa da che è Chiesa cattolica (e non protestante, per capirci). Ffdes sono certo che conosce la Fides et ratio (l’enciclica filosofica di Wojtyla) meglio di me: può verificare perciò se e quanto la mia osservazione sia una ciancia.

Infine, la goccia che io ho scelto mi dà torto, dice Ffdes, ma non spiega perché. E’ bene spiegarsi, invece.

4 risposte a “Cinque rilievi

  1. non si può mai essere certi della morte del gatto.

  2. pragmaticamente, c’è scritto

  3. Intanto la filosofia continua a non trovare un proprio spazio di discussione.
    Forse ha ragione Malvino: la filosofia come ancella della teologia.

  4. Sono d’accordo sulla maggiorparte dei rilievi ai dubbi di Ffdes. In gran parte ho seguito le linee dell’articolo ritenendomi d’accordo, trovo infatti i dubbi che l’articolo contiene legittimi. Il mio sospetto é che peró ci sia uno pseudo problema: la necessitá di ridurre a un disgiunto religione/scienza, ovvero, come nel primo commento dell’estinto a questo post che la filosofia non abbia piú spazio in questa discussione.

    Sostengo, al contrario, che la filosofia stia in un certo qual modo giá dando una risposta, nel porre la domanda: allontanando nel caso di Darwin la religione dal dominio delle risposte alle domande-perché tipiche delle scienze. L’atto del ammettere che la scienza non ha bisogno di Dio perché le sue spiegazioni siano rilevanti e abbiano potere di previsione non é scientifico, l’enunciato:

    “Dio non é necessario alle nostre spiegazioni scientifiche” non fa parte del dominio di alcuna scienza (e trivialmente non fa parte del dominio della religione). Allora la scienza, se non contiene, come sostengo, questo tipo di enunciati e se non puó rispondere a questi problemi, allora lo spazio della filosofia emerge chiaramente.

    Se ci poniamo il problema “senza la forma sostanziale-uomo cosa ne é dell’uomo morale?” (problema essenziale di fronte, dico di fronte, alla scienza) giá nel farlo tolgo lo spazio al disgiunto scienza/religione, dal momento che per coorrelare i due termini dovró uscire dall’ambito di entrambi. Qualora rimanessi in uno di questi la domanda non avrebbe modo di esistere.

    Mi sembra che in questo punto tu escluda dolosamente la filosofia, ammettendo quasi esplicitamente che c’é poco da fare, se la scienza esclude (inquanto non necessaria) l’uomo come sostanza non possiamo piú parlare dell’uomo come ente morale, allora quello che ci resta é chiederci cosa ci serva un Dio che non spiega il mondo. Penso che sia proprio il contrario: diamo alla scienza quello che é suo (il dominio dello spiegare e dello scoprire) e lasciamo che la filosofia faccia il suo lavoro (quello del fare, tra l’altro, da cornice e faro alla scienza e di riparare il significato degli enunciati scientifici, di andare la e chiedersi “cosa vuol dire?”)

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