Archivi del giorno: marzo 13, 2007

Ciccio Silvio e Pucci Pierferdi

Non vorrei che si allarmasse nessuno, ma l’attacco è durissimo. L’Esortazione apostolica invita a non votare leggi contro natura, e, se non mi inganno, "il divorzio è una grave offesa alla legge naturale"  (numero 2384):
"Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un’altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un’altra". Parola di San Basilio Magno, mica sorbole.
Io non la metto come Massimiliano Parente, ma sono abbastanza stufo di sciropparmi le prediche dei divorziati dal teleschermo. Tra l’altro, considero che sia il minimo, da parte mia, giudicare questa Esortazione, sul punto, indecente e inumana, visto che il Papa, per parte sua, ritiene che io non abbia una "coscienza rettamente formata" dal momento che approvo leggi contro natura. (Che se poi penso che la povera Rosi Bindi è responsabile di atti contro natura…: chi gliel’avrebbe mai detto!).

Revanche o revenge

"La Chiesa è mater di tutti e materna con tutti. Ma è magistra: insegna, discute, sa che quel che dice non è condiviso da tutti, ma non vi rinuncia per tema di impopolarità, accetta anche di essere parte. Questo è il grande modello paterno costruito da Giovanni Paolo II" (Andrea Riccardi, su Europa).

Non ho capito: madre o padre? Ma soprattutto: che la Chiesa voglia essere madre di tutti non significa che sia madre di tutti. Riccardi, che era la presentazione del libro di Luigi Bobba su Il posto dei cattolici, è convinto che viviamo in tempi di rivincita della religione. Io ho un’impressione opposta, e posso sbagliarmi. Però ho un’idea della religiosità che è incompatibile con le vincite e ancor più con le rivincite, la revanche  o la revenge – idea che mi rendo conto, ahimè, essere, dalle parti della Chiesa cattolica, assai perdente. Ma appunto.

(E politicamente parlando, Riccardi spiega che "è superato il modello di costruzione del futuro come emancipazione della tradizione". E’ cioè superata una roba chiamata illuminismo. Riccardi ci rassicura dicendo che tradizione non è conservazione, ma anch’io voglio rassicurare lui: illuminismo non vuol dire il diavolo)

Buongiorno

A completare una festante mattinata di idiozie (vedasi sotto, Blondet), si può tornare con profitto su Odifreddi, recensito da Giorgio Israel.

Spiegazioni

Anche stavolta (e lo ringrazio) Farfintadiesseresani riprende il pezzo su Left Wing. Io qui mi limito a un velocissimo chiarimento sulla conclusione: il verbo ‘spiegare’ è preso lì (credo abbastanza palesemente) in un senso largo. Quando domando se la fede spiega il mondo e l’uomo o se non riesca invece a spiegarsi, gioco un po’ con almeno tre sensi della parola. Il primo è quello a cui mi pare si riferisca Ffdes: una teoria scientifica prova a spiegare questo o quel fenomeno. Ce n’è poi un altro: se domando ‘mi sono spiegato?’, intendo ‘mi sono fatto comprendere? mi avete compreso?’. Infine, non indispensabile: spiegare è (di-)spiegare i panni. Spiegare l’uomo e il mondo vuol dire dunque non semplicemente avere una teoria scientifica che, ecc., ma per dir così ‘entrare nelle pieghe, ecc’. Insomma, non la farei facile dicendo che d’accordo, la fede non spiega perché invece comprende, e cose simili. Per capirci, io trovo sempre più difficile fare come Pascal: il peccato originale (un articolo di fede) è una cosa assai stramba, senza la quale però l’uomo sarebbe incomprensibile, e cioè ancora più strambo. Sono infine abbastanza convinto che questo prepotente ritorno della ragione (del logos: che fa meno impressione) nelle cose della religione sia una reazione difensiva, di chi teme di essere messe sempre più fuori gioco dalle cose del mondo. Di chi non riesca più a spiegare e a spiegarsi – nei tre sensi, non solo nel primo, al qale s’era già da tempo rinunciato.

(Il sistema per lasciare i commenti su Ffdes è insopportabile: dopo cinque tentativi diversi ho rinunciato, e dubito che ci riproverò)

Maurizio Blondet

A proposito dell’esercito israeliano: "Gli ufficiali non sono fiscali sulla tenuta del soldato, sulla sua chioma  e sulla lucidità delle sue scarpe; ma il soldato è un diplomato o un laureato, e può assumersi responsabilità impensabili. Un soldato semplice può chiedere via radio l’appoggio aereo: sulla sua parola si alzano due caccia che costano centinaia di milioni di dollari, una cui ora di volo ne costa decine di migliaia, perché si è sicuri che ha dato le coordinate giuste. Nell’ultima guerra in Libano questa qualità non si è vista. Come mai?

Se lo sta chiedendo, angosciata, l’intera nazione israeliana. Uno dei motivi è che i soldati sionisti sono abituati da almeno vent’anni a fare «azioni belliche» contro palestinesi praticamente disarmati, senza disciplina e senza comando; abbattono case o vi irrompono, passano coi carri armati sulle auto in sosta, arrestano, ammazzano, sparano ai ragazzini che tirano pietre. Così, da soldati, sono diventati aguzzini, che è tutt’altro mestiere. Un mestiere che può essere anche necessario, quando si fa un’occupazione di terra altrui, ma che è meglio lasciare a corpi specializzati. La Wehrmacht, l’esercito tedesco, non fece mai – salvo sbavature occasionali – il mestiere degli aguzzini. A quello provvedevano le SS – la milizia del partito nazionalsocialista, un corpo politico-ideologico – e la Gestapo, la polizia politica".

Mi pare chiaro, no? Ii soldati sionisti sono aguzzini, la Wehrmacht hitleriana non lo fu se non distrattamente.

(Sul sito di Blondet ci sono finito attirato dall’articolo sul cretinismo scientifico di Odifreddi. E son cose).