Archivi del giorno: marzo 15, 2007

Homo cogitat

E cogita sul blog serio

Omaggio

Vincenzo Vitiello ha tenuto ieri la prima lezione dell’ultimo corso all’Università di Salerno. Il corso si articola (riassumo liberamente) in tre momenti: teatro e filosofia, ovvero: la nascita della parola filosofica; la sistemazione aristotelica della parola filosofica; la sua messa in questione attraverso una riconsiderazione delle categorie modali.
(Vitiello ha però cominciato a tenere corsi di teologia politica all’Università San Raffaele di Milano)

Sofri, Heidegger, Celan, Bazarov, Hersch

Mi ero tenuto alla larga dalla questione Heidegger, Heidegger e il nazismo. Adriano Sofri ha scritto un lungo articolo su Heidegger e Celan e io mi ero tenuto alla larga. Poi scopro che Bazarov sfotticchia la lectio magistralis di Sofri, in verità senza troppo entrare nel merito. Anzi: senza entrarci per nulla.
Poi scopro che a commentare risentito si scomoda Sofri in persona (o almeno così pare), e fa giustamente presente a Bazarov che a parte gli insulti si aspetterebbe che si discutesse, appunto, il merito.
Poi mi accorgo che ieri, sul Riformista, Livia Profeti torna sulla faccenda mettendo a confronto il dibattito francese (rinfocolato dal libro di Emmanuel Faye, che ho a suo tempo segnalato) e quello italiano (che va abbastanza a rimorchio). La sua opinione è che quello francese è più avanzato, perché non si discute più della compromissione della persona, ma della compromissione del pensiero – e l’articolo di Sofri sarebbe un’eccezione.
Poi vi linko Roberta De Monticelli, che si affida completamente al giudizio di Jeanne Hersch, che di Heidegger fu allieva, per riassumere i tre capi d’imputazione contro non l’uomo ma contro il suo pensiero. E vi metto qui questa sua non irrilevante considerazione:
“La maggior parte dei filosofi che direttamente o indirettamente sono stati ispirati dal pensiero heideggeriano propende per il primo corno dell’alternativa.. E’ la tesi dell’irrilevanza, come possiamo chiamarla, che la riduce a una leggerezza, a una svista temporanea – mentre l’adesione continuata al partito si spiegherebbe con l’opportunismo, cioè con la viltà. Una tesi che “salva” la dignità intellettuale della filosofia di Heidegger al prezzo di ridurre l’uomo che l’ha prodotta – e che aveva l’ambizione di essere un pensatore epocale, dove l’epoca è la modernità e quindi anche il presente – a uno sbadato prima, e a una figura morale di rivoltante meschinità – un opportunista – poi. Che non gli riconosce dunque neppur la dignità della coerenza, attestata dal suo lungo silenzio”.
Vengo, infine, a me. Non formulo opinioni sul grado di compromissione di Heidegger e del suo pensiero. Non sto a dire che Essere e Tempo è un capolavoro: lo sa chiunque ne sa di filosofia. Dico un’altra cosa, che non mi è ancora capitato di scartare una posizione filosofica (diciamo così) in ragione delle sue sgradite conseguenze politiche. Non sto affermando che il nazismo sia una conseguenza politica o sia politicamente coerente e congruente con Essere e Tempo (o con tutto il resto). Dico invece che non mi riesce di assumere nessuna conseguenza negativa – anche la più orrenda e inumana – come principio assoluto del filosofare. (E non è una scelta comoda, la scelta di filosofare).
 
(Sarà per questo che penso in maniera un po’ impudente che, in un certo fondamentale senso, dalla filosofia non consegue proprio nulla. Ma per favore non domandate su quest’ultima, indifendibile affermazione. E leggete per bene questo post, prima di accusarmi di filonazismo).