La violenza. Una storia

Non crediate: le cose vanno bene. Anzi: di bene in meglio. Altro che se vanno bene. Non arrostiamo più gatti per il diletto dei re. Abbiamo bandito i sacrifici umani. La schiavitù è solo un brutto ricordo. Non condanniamo a morte gli idolatri. E se facciamo due conti, e li facciamo per bene, proporzionando per esempio il numero delle vittime alla popolazione, vediamo che nel ‘900 son morti pochini per cause violente (pochi in rapporto a quanti ne morivamo prima). Eh, già.

E’ che il cervello s’è fatto più educato. Perché la fantasia di uccidere chi non ci garba ce l’abbiamo ancora. Ma si sono sviluppate per benino, con la civilizzazione, quelle parti del cervello che la tengono a freno. Come mai?

Non si sa. Possiamo avanzare qualche congettura. Per esempio: si vive meglio tra persone educate. In natura, non è che si faccia la bella vita. E poi la vita s’allunga. Un conto è ammazzare uno che tanto morirebbe a trent’anni, un altro è ammazzare uno che camperebbe fino a ottanta. E così diamo più valore alla vita, adesso. E inoltre ci siamo accorti che darsi una mano conviene. E infine una mano ce la dà pure l’evoluzione. S’è ampliata la scala dell’empatia, finisce che mi fa tenerezza non solo mio figlio, ma pure un infedele.

Però niente facili ottimismi. Ci sono in giro certi stranamore alla guida dei popoli che combinano una sensibilità premoderna con armi di distruzione di massa da paura. Attenzione, neh.

Ho finito la mia sintesi dell’articolo di Steven Pinker, mezzo filosofo mezzo scienziato (si può dire?). E non so cosa pensare. o meglio: nutro delle fantasie.. Ma certi parti del mio cervello si sono sviluppate, e me le tengo per me.

4 risposte a “La violenza. Una storia

  1. utente anonimo

    A proposito (non so quanto…) di filosofia, di sintesi e di recensioni, sto aspettando un tuo commento sul nuovo corposo libro di Agamben: IL REGNO E LA GLORIA (rigorosamente tutto maiuscolo come INLAND EMPIRE di David Lynch) (qualche somiglianza per altro c’è…). Sottotitolo: Per una genealogia teologica dell’economia e del governo. Sotto-sottotitolo: Homo sacer II, 2 (sic! è scritto in prima pagina. Ormai anche i libri di filosofia hanno i sequel e – dobbiamo supporre da quel II, 2 – i sottosequel). So che ti sei arrabbiato per il libello “Che cos’è un dispositivo”, ma con le 300 pagine del REGNO (per gli amici, The Kingdom, come il film di Lars Von Trier) direi che Agamben si è fatto perdonare (perdonare, intendo, alcune semplificazioni e leggerezze del libello precedente) (i toni apocalittici – e anche i contenuti apocalittici – invece abbondano) (io me lo sono gustato proprio come un film…) (Apocalypto?).

  2. L’ho ordinato, non l’ho ancora ricevuto

  3. Perché ti sei arrabbiato col dispositivo? A me è sembrato una cosa veramente inutile, che McLuhan scriveva una 40ina di anni fa senza quel tono lugubre.

  4. Però. Se la sintesi è questa, forse ho un’avvenire anch’io come filosofa. Ci ha infilato pure ogni tanto un “Signora mia, e pensare che qui una volta era tutta campagna?”

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