Il punto due

L’articolo di Lucetta Scaraffia ha tre punti che voglio mettere in evidenza, ma uno soprattutto, il punto due. Nell’articolo, la Scaraffia replica a Fabio Sebastiani, il quale, su Liberazione di domenica (non l’ho trovato), si domandava a quel che capisco se la risposta moralistica della Chiesa ai bisogni spirituali del nostro tempo fosse la più adeguata; se la Chiesa, ingombrata dal suo corpo istituzionale, dall’esercizio di un potere non soltanto spirituale, non si fosse allontanata dal ‘popolo di Dio’. La Scaraffia replica pazientemente così:

1. quante volte abbiamo sentito questa litania! Non è la prima volta e non sarà l’ultima;

2. Ma Sebastiani, e tutti quelli che ripetono la stessa solfa, dimentica che se non fosse stato per quel potere, per quella istituzione, non staremmo qui a parlare di cristianesimo;

3. E poi Sebastiani cosa veramente vuole, cosa veramente intende? In fondo, intende che la Chiesa debba assecondare le richieste che vengono dalla società, invece di dirigerle, invece, se necessario, di rettificarle. Gli danno fastidio i rimproveri, a Sebastiani, e vorrebbe che la Chiesa accompagnasse il corso della secolarizzazione, non sospettando minimamente che, forse, la causa del disagio spirituale delle persone non sono affatto i rimproveri della Chiesa, ma la secolarizzazione stessa.

Replico a mia volta (un po’ meno pazientemente). Ad 1. Vero. Quant’è vero che la risposta data sub 2 l’abbiamo sentita altrettante volte. Peraltro, io preferisco pensare che non è il numero delle volte in cui viene proposto un argomento a decidere della sua validità (né posso pensare che siccome non l’aveva, poniamo, cento anni fa, non ce l’ha nemmeno oggi). Ad 3. Vero. Sebastiani si vuole divertire, vuole correre appresso ai diritti individuali, e non vuole che la Chiesa gli tiri caritatevolmente le orecchie, gli dia un buffetto materno e lo richiami ai suoi doveri. Anzi, Sebastiani probabilmente vuole pure l’applauso. MI domando però se la Scaraffia pensa seriamente che gli uomini non vivrebbero più alcun disagio spirituale se si attenessero scrupolosamente al catechismo, al diritto canonico e all’omiletica domenicale. E mi domando anche se la società che hanno al posto delle leggi l’equivalente del nostro catechismo, o le stesse società europee quando, prima dell’orrenda secolrizzazione, il catechismo si riverberava senza difficoltà sulle leggi dello Stato, fossero al riparo dai disagi spirituali che affliggono noialtri. (Io, peraltro, non sono affatto a disagio).

Ma queste sono sciocchezze. Più grave è il punto due. Perché io ho un bisogno spirituale assai forte, un bisogno spirituale fortissimo, che però urta contro il punto 2 della Scaraffia. Quel punto, in tutta la sua crudità, significa: vi va di parlare ancora di cristianesimo? E allora non state lì a ricordare le Sante Inquisizioni, i Papi guerrieri, il mercato delle indulgenze, i fatti e i misfatti dell’istituzione. Ma chissenefrega! Ma non facciamo i bambini, i puri di cuore! Siccome è un gran bene che il cristianesimo ci sia oggi e sia vivo e vitale, bisogna che pensiate: pazienza. Bisogna che pensiate: c’è un prezzo da pagare. Ma io questa pazienza non ce l’ho. O meglio: capisco benissimo che la storia funzioni così, figuriamoci, ma non è nella storia che chiedo di soddisfare quel mio fortissimo bisogno spirituale. Io considero che lo spirito sia anzi quel luogo più alto in cui uno si domanda persino: perché la storia? perché giustificare tutto quanto? Perché pagare un prezzo? Perché non "restituire il biglietto"? Io in questa storia del cristianesimo, no grazie: non ci voglio neppure entrare. (E, secondo me, neppure Gesù Cristo in persona in quella storia c’è entrato tanto, anche se ce l’hanno fatto entrare). Quella storia non fa per me, e sospetto di chi ne va fiero: pensa un po’. E se debbo giustificare il male, mi dò un pizzico sulla pancia e lo giustifico pure, ma non nel nome dello spirito e della verità. Se devo darmi il pizzico me lo dò, ma non capisco perché dovrei rinunciare alla secolarizzazione. Se nella storia se ne commettono, di nefandezze, non vedo perché si voglia tornare a commetterne in nome di Gesù, e pretendere pure di stare sereni.

( La Scaraffia, invece, sembra non sapere nulla di tutto ciò, e perciò a un certo punto in quella storia c’è entrata di chiatto,  come si dice a Napoli. Perciò gli basta il punto 2; e perciò di disagi col catechismo non ne ha)

3 risposte a “Il punto due

  1. Egregio! Da qualche tempo ci sembra di notare in lei un vizio nuovo, che non è tanto quello di attribuire all’interlocutore opinioni mai espresse (infatti questo vizio ce l’abbiamo tutti e non è nuovo), bensì di prestare, a questo benedetto interlocutore, un tono sgradevolmente quequero, o per più pulito dire odioso e petulante. Una specie di vocetta… detto questo, e confidando nella sua equanimità, ci pregiamo di significarle che Wikipedia sta cercando di cancellare il nostro dalla memoria collettiva. Il tentativo è già fallito una volta, ma lo zelo dei wikipediani è proverbiale: come il loro amore per la Verità. E siccome noi crediamo che la verità sia tutto sommato solo un caso particolare, e che questa opinione non sembra distante dalla sua, a conclusione dello sproloquio la invitiamo a contribuire alla lotta per la conservazione della voce “Elia Spallanzani”. Che, detto per inciso, è anche l’autore de “Le ultime avventure di Gummo”. Cordiali saluti dalla Fondazione.

  2. Ma sai che non ho mica capito? Cioè, ho capito, ma mi sembra che la Scaraffia dica altro da quel che le fai dire, una cosa molto più semplice (ma forse, mi sembra che dica quel che io penso dovrebbe dire, e che mi sembra sensato e sottraibile alla tua critica). Ma adesso rileggo meglio, va’.

  3. La Scaraffia non dice forse: criticano la Chiesa del potere, la Chiesa istituzione in nome di un cristianesimo più vero, più puro, più spirituale, ma se non ci fosse stata l’istituzione, col piffero che staremmo qui a parlare di cristianesimo? Se dice questo, il mio post non dovrebbe suonarti stralunato. Mi limito a osservare, su questo punto, che la Scaraffia è disposta in questo modo a pagare un prezzo che io non capisco come si possa essere disposti a pagare, in nome di Gesù cristo.

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