Limbo e purgatorio

"Il limbo sembra sparito, il purgatorio è scivolato nel limbo, l’inferno non viene più menzionato tranne forse per i terroristi e i rei di crimini odiosi, mentre il paradiso è il diritto umano finale e universale, o forse soltanto un mito consolatorio".

George Pell, arcivescovo di Sidney, esprimeva così la sua preoccupazione nel lontano 2001. Ormai ci siamo (o quasi): il limbo si appresta a scomparire per davvero. Prima che Pell abbia ragione su tutta la linea, vorrei raccomandare ai vostri pensieri le anime di questo purgatorio qua

(Poi tutti a dire che è il trionfo del Dio della misericordia, che non può condannare le anime dei bimbi innocenti morti senza colpa personale, e che perciò nella sua grazia sovrabbondante potrà salvarle anche se non hanno ricevuto il sacramento del battesimo. A me pare al contrario il trionfo del Dio della giustizia. Almeno finché non saremo tutti salvi, indipendentemente dalle colpe personali – così come siamo partiti, con S. Agostino, tutti dannati, indipendentemente dai meriti personali)

17 risposte a “Limbo e purgatorio

  1. utente anonimo

    AH! se non ci fosse stato Dante a dargli qualche dritta non avrebbero davvero saputo che pesci pigliare!

    -ALPHADER

  2. Nota. Se non si pensa più che le anime dei non battezzati finiscano in un luogo dedicato, chiamato “Limbo”, allora si pensa che il battesimo non è più conditio sine qua non per la salvezza, ovvero per l’accesso al luogo chiamato “Paradiso”. Quindi l’infanticidio, considerato una volta crimine doppio (perché si ammazza, e perché si ammazza un non battezzato condannandolo all’esclusione certa dal Paradiso, a una forma minore di vita eterna) diventa un crimine semplice (si uccide, e stop). Faccio notare che, nell’infanticidio come crimine doppio, il secondo crimine era di gran lunga il più importante: perché se ammazzo uno che se ne va difilato in Paradiso, non gli faccio poi tanto male; se invece ammazzo uno che se ne starà per sempre nel Limbo, allora sì gli faccio male.
    Domanda: in che modo la decisione di relegare il Limbo tra le invenzioni umane cambierà la “politica della vita” della Chiesa?
    (Ho detto sciocchezze?).

  3. utente anonimo

    Non riesco a capire come la “politica della vita” propria della Chiesa potrebbe cambiare a causa del depennamento del limbo. Stando al Magistero, se sopprimo un embrione o un infante uccido una persona, che poi si tratti di un “doppio crimine” o di un “crimine semplice” cosa cambia in ordine al problema morale della liceità dell’aborto o dell’utilizzo di embrioni “soprannumerari” per la ricerca? Anche se mando la persona-embrione direttamente in Paradiso, commetto in ogni caso un omicidio (e in ogni caso gli faccio del male), allo stesso modo che se ci mando un buon cristiano battezzato.

    fedka

  4. Ma, non mi sembra che ci sia così poca differenza tra ammazzare uno e spedirlo in Paradiso (per sempre) e ammazzare uno e spedirlo all’Inferno (per sempre).
    Capitasse a me, preferirei nettamente la prima.

  5. Dimenticavo: un libro interessante su questo argomento è Dare l’anima. Storia di un infanticidio, di Adriano Prosperi, Einaudi.

  6. utente anonimo

    La differenza l’ho capita, ma non ho compreso come questa possa poi incidere sulla questione della liceità morale dell’aborto (inteso come soppressione dell’embrione in qualsiasi fase del suo sviluppo): in entrambi i casi si tratta di omicidio, e tanto basta. Posta la differenza tra lo spedire uno in Paradiso per sempre e spedirlo all’Inferno per sempre (questo è chiaro), non capisco poi come questa distinzione possa avere effetto in relazione al semplice quesito: sopprimere l’embrione è commettere un omicidio oppure no? Se sì, in ogni caso l’aborto è da considerarsi come moralmente illecito, sia che “dopo” ci sia la beatitudine eterna, sia che “dopo” ci sia la dannazione eterna. Puoi fugare le mie perplessità o devo per forza leggermi il libro?

    fedka

  7. Mozzi ha ragione. Uccidere un bambino è un atto nobile, non un crimine, se ucciderlo gli assicura il Paradiso. Anzi, è addirittura un dovere morale: se uno ama suo figlio, dovrebbero risparmiargli una vita terrena dolorosa e che potrebbe sviarlo verso l’inferno.
    Ma allora bisognerebbe chiedersi perché Dio ci fa nascere quando, essendo onnipotente, potrebbe prenderci subito presso di lui.

    Filter

  8. Alla persona che si firma “fedka”. La mia nota concerne l’infanticidio, non la “liceità morale dell’aborto inteso come soppressione dell’embrione”. Quando tu scrivi: “La differenza l’ho capita, ma non ho compreso come questa possa poi incidere sulla questione della liceità morale dell’aborto”, ti faccio notare che la questione della liceità morale dell’aborto l’hai tirata fuori tu: io, appunto, ho parlato di infanticidio (che è un caso particolare) e ho proposta una domanda (solo una domanda!) sulla “politica della vita” della Chiesa, che non è riducibile alla sola questione della liceità morale dell’aborto.

    Comunque, ancora una volta facciamo il ragionamento. Ammazzo un bambino appena nato: faccio male? Mi pare che la risposta: “Sì” sia quella che pressoché tutti darebbero (un po’ meno, forse, in caso di bambino nato malformato). Allora dico: l’ammazzo un giorno prima della data prevista del parto: faccio male? Ti lascio la risposta. Poi: l’ammazzo due giorni prima della data prevista del parto: faccio male? Eccetera, fino ad arrivare ad ammazzarlo nove mesi prima della data prevsita del parto, ossia il giorno stesso del concepimento.
    Se qualcuno volesse sostenere che questo “bambino futuro” (*) è ammazzabile, purché entro una certa data dal concepimento, ossia non oltre una certa data dalla data prevista per la nascita, bisognerebbe trovare un sistema per determinare tale data. Si è usato molto, in questi anni, il seguente argomento: che l’essere concepito sarebbe, fino a una certa data, una certa cosa; e, da una certa data in poi, un’altra cosa: e solo questa seconda cosa sarebbe degna del nome “bambino futuro”, mentre alla prima spetterebbe il nome “embrione”. L’embrione sarebbe dunque sopprimibile, mentre un bambino futuro non si può ammazzare. Ad esempio, si può distinguere l’essere concepito mentre è ancora composto solo da cellule totipotenti e l’essere concepito quando già comincia la differenziazione cellulare (ma questo approccio istologico richiede una riduzione di noi che ci chiamiamo uomini a puri aggregati di cellule differenziate: e questo a molti non piace).
    La stessa tradizione cristiana, ponendosi il problema della data della “inanimazione” (in quale momento l’anima viene implementata all’essere concepito?), e dando a questo problema svariate e contrastanti soluzioni, ha data alla questione una forma simile (ma pensare che l’essere concepito debba essere inanimato in un certo momento, distinto da quello del concepimento, comporta un certo qual “dualismo” tra corpo e anima, che molti trovano ripugnante).

    A me peraltro la questione della liceità morale dell’aborto sembra non centrale. La questione centrale è: come si può far sì che incrementi il numero delle persone capaci di comportamenti responsabili? Come si può far sì che chi cade in un comportamento poco responsabile – e si trovi ad affrontarne le conseguenze – incontri compassione e solidarietà anziché condanna e respingimento?
    Sono felice che le donne che abortiscono non vengano spedite in galera. Sono perplesso quando pago la mia quota di tasse a uno Stato che sembra preoccuparsi più del funzionamento delle cliniche che di compiere azioni positive per incrementare la responsabilità e la solidarietà (e questo benché vi sia una legge dello Stato, la 194, intitolata: “Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”: dove prego di notare la differenza tra un per e un su).
    Ciò che non è lecito moralmente, è abbandonare una donna a sé stessa. Ciò che non è lecito moralmente, è che il maschio se ne freghi delle conseguenze e sia di fatto agevolato nel fregarsene delle conseguenze.

    (Adesso la butto in vacca: ma io sarei di quelli che, quando una donna abortisce, metterebbero in galera il maschio che l’ha messa incinta).

    Dico sciocchezze?

    Alla persona che si firma “Filter”: mi pare che chiedersi perché il dio si comporti così o cosà sia del tutto inutile. Vedi il libro di Giobbe.

    (*) Si potrebbe sostenere che “bambino futuro” sia un’espressione tendenziosa. Anche “embrione”, allora, è un’espressione tendenziosa. Si potrebbe sostenere che “ammazzare” è una parola ad effetto. Anche “sopprimere”, allora, è una parola ad effetto (l’effetto contrario di “ammazzare”, ovviamente).

  9. No che non è inutile. L’insensatezza delle presunte leggi divine è un ottimo motivo per rigettare la religione e cercare il senso altrove.

    Persona che si chiama “Filter”

  10. Riassumo, per essere sicuro di avere compreso. Senza il limbo, il bimbo ucciso va in paradiso: prima andava all’inferno. La domanda è se questa diversa consapevolezza del destino del bimbo ucciso possa cambiare la ‘politica della vita’.
    Se questa è la domanda,
    non dovrebbe rilevare se stiamo parlando di bimbi nati o di bimbi solo concepiti, posto che si sia d’accordo sul fatto che sono bimbi [oppure la decisione del limbo dovrebbe avere conseguenze su quest’ultima convinzione? (domanda stramba, che cerca di capire da eventuali risposte se qualcuno si sia immaginato un nesso simile)].
    Se la risposta alla domanda in parentesi quadra è no, se cioè si ritiene che la soppressione di un bimbo, concepito o nato, sia comunque e allo stesso titolo uccisione, infanticidio, allora il problema è se si possa graduare la pena, oppure l’esecrazione morale, ora che l’infanticidio non spedisce più i bimbi non battezzati all’inferno.
    Io questo lo ignoro. Questa specifica domanda va rivolta a chi conosce meglio di me la dottrina della Chiesa: io ho risposto solo supponendo che un infanticidio rimane comunque un peccato mortale ben grave, o più precisamente: abbastanza grave per non immaginare che si possa in qualche modo giustificare (ovviamente attenuanti giuridiche e morali se ne possono trovare in tutti i casi di omicidio, ma l’omicidio resta intrinsecamente e oggettivamente immorale, peccato mortale, e dunque fermissimamente da condannare. Se anzi si conviene che la condanna dell’omicidio da parte della Chiesa è assoluta, escluderei che qualcosa possa cambiare a proposito dell’infanticidio, con la soppressione del limbo.
    Infine, è ragionevole (non c’entra con la dottrina cattolica ma è ragionevole) che vi siano soglie oltre le quali le differenze non sono apprezzabili. Chi ammazza tre persone subisce la stessa condanna di chi ne ammazza quattro. Posso pensare che un infanticidio è abbastanza per condannare, anche se c’è di peggio (ammazzare e spedire all’inferno).
    Infine infine (sto scrivendo di volta e di getto, mi scuso per il disordine di queste considerazioni): sarebbe un paradosso che la soppressione del limbo comportasse – come dire? – una minore severità nella condanna dell’infanticidio: si può anzi ritenere al contrario (ancora al netto di ciò che la dottrina uficiale dice) che proprio perché ormai la vita viene considerata senza incertezze intangibile sin dal concepimento, proprio perché la sua difesa è asoluta e la condanna dell’infanticidio senza incertezze, proprio perciò si toglie il limbo.
    (A proposito, infine infine infine: tu giulio dici che prima era più grave uccidere un non battezzato perché gli si toglieva la possibilità di andare in paradiso, iuxta doctrina christiana: non lo so, ma se invece uno pensasse che lo si poteva ammazzare più facilmente, perché in fondo si ammazzava uno che MERITAVA l’inferno?)

  11. utente anonimo

    Posto che aborto e infanticidio per il Magistero sono la stessa cosa, come già ha precisato Azioneparallela, e posto anche che l’eliminazione del limbo non intacca l’attribuzione all’embrione dello statuto personale (la risposta alla domanda in parentesi quadre è per forza di cose “no”), mi è venuto spontaneo chiedermi e chiedervi (e anche la mia era una domanda) in che modo l’eliminazione del limbo potesse avere conseguenze sulla «politica della vita» portata avanti dalla Chiesa. Detto questo, forse non ho capito cosa intendi per «politica della vita»: io ho inteso subito “aborto e questioni connesse alla manipolazione degli embrioni”, ma può essere che abbia frainteso o ne abbia dato un’interpretazione limitativa. Se restiamo all’aborto, il discorso di Azioneparallela al #10 mi sembra chiaro e non saprei cosa aggiungere. Poi possiamo anche dire: il discorso del Magistero è tendenzioso, preferisco che le donne che abortiscono non finiscano in galera, ecc. Va bene. Sono d’accordo. Però mi sembrava che la domanda “l’eliminazione del limbo può cambiare la «politica della vita» della Chiesa?” sottointendesse la premessa “tenendo per buone le tesi del Magistero sullo statuto personale dell’embrione”. Riassumendo: posto che l’eliminazione del limbo non intacca la premessa relativa allo statuto personale dell’embrione, e posto che la domanda “l’eliminazione del limbo può cambiare la «politica della vita» della Chiesa?” non può prescindere dalla premessa suddetta, ossia dalla disciplina corrente del Magistero relativa allo statuto personale dell’embrione, mi domando (tuttora) come l’eliminazione del limbo possa incidere sulla «politica della vita» della Chiesa («politica della vita» intesa come sopra).

    fedka

  12. Massimo, scrivi: “Si può ritenere che proprio perché ormai la vita viene considerata senza incertezze intangibile sin dal concepimento, proprio perché la sua difesa è asoluta e la condanna dell’infanticidio senza incertezze, proprio perciò si toglie il limbo”. Credo anch’io che sia sensato ritenere così.

    Quando la chiesa aveva l’abitudine di ammazzare sul rogo gli eretici, provvedeva ad ottenere (con le buone o con le cattive: ad ogni costo) la confessione e conversione del condannato, in modo da ammazzarlo in Grazia di Dio, e quindi spedirlo in Paradiso (magari via Purgatorio).

    Se, come scrivi, “il problema è se si possa graduare la pena, oppure l’esecrazione morale, ora che l’infanticidio non spedisce più i bimbi non battezzati all’inferno”, allora domando: si può dire che un atto è più o meno grave a seconda delle sue conseguenze?

    Alla domanda finale tra parentesi: sì, si ammazzava più facilmente perché il bambino era meno “persona” di quanto sia oggi (tant’è che finiva al Limbo – il che comunque gli garantiva di non finire all’Inferno), tant’è che la sua morte per malattie o altro era accettata con fatalismo eccetera. Oggi i bambini sono “superpersone”, la morte di un bambino è percepita come un fatto particolarmente grave; una volta i bambini morivano come le mosche e non ci si preoccupava più che tanto – se non di battezzarli in tempo, appunto.

    Alla persona che si firma “fedka”. Sì, per il Magistero aborto e infanticidio e omicidio in generale sono la stessa cosa; la distinzione poteva essere – e non è più – tra l’ammazzare un battezzato e ammazzare un non battezzato. Io ho usata l’espressione “infanticidio” dando per scontato che significasse “uccisione di un bambino non battezzato”. Il che non ha giovato alla chiarezza.

    Quando scrivi: mi sembrava che la domanda “l’eliminazione del limbo può cambiare la «politica della vita» della Chiesa?” sottointendesse la premessa “tenendo per buone le tesi del Magistero sullo statuto personale dell’embrione” mi aiuti a dire quello che volevo dire, e cioè (altra formulazione provvisoria): in che modo la decisione di considerare il Limbo un’invenzione umana – e non una realtà sovrumana – può influire sulle tesi del Magistero sullo statuto personale dell’embrione? Visto che queste tesi non sono sempre state le stesse.

    Alla persona che si firma “Filter”: per giudicare “insensata” una “legge divina”, bisogna comprenderla: ma le “leggi divine” sono, per definizione, incomprensibili (vedi, ancora, il libro di Giobbe); dunque, una “legge divina” che sia comprensibile sicuramente non è una “legge divina” ma una legge umana spacciata (innocentemente o no) per divina: e quindi da respingere.
    La scelta tra affidarsi o non affidarsi a un dio è, appunto, la scelta tra affidarsi a leggi incomprensibili o affidarsi a leggi comprensibili.

  13. Mozzi: sì, esattamente. Io scelgo leggi comprensibili. E’ una forma di fiducia in me stesso.
    Beh, poi ci sarebbe da capire perché le (presunte) leggi divine debbano essere per forza incomprensibili. Ratzinger, per dire, non sarebbe d’accordo. Ma sarà per un’altra volta.

    Filter

  14. Le “leggi divine”, scrivevo, sono incomprensibili per definizione, ossia: definisco “divine” tutte quelle leggi che sono “incomprensibili”. (E naturalmente, essendo occidentale, non rinuncio per questo a tentar di comprenderle).

  15. Mozzi, lei è insopportabile. Se definisce “divine” tutte le leggi “incomprensibili”, diventa divina anche gran parte della legge finanziaria.

    Filter

  16. Si danno pur divinità cattive, signor mio. E c’è chi, difronte a un testo arduo e difficile, anziché fare spallucce se lo studia.

  17. E c’è chi pensa invece di inventarsi definizioni strampalate.

    Filter

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