Hitchens vince ai punti

Qualche tempo fa, a Napoli, a pranzo, Malvino mi domanda se io creda o no in Dio. Un dubbio doveva averlo assalito. Il solo fatto che un dubbio l’avesse assalito era per me motivo di qualche soddisfazione. Finché ho insegnato nei licei, ma anche dopo, non ho mai risposto a domande dirette sulle mie credenze politiche o religiose, e a scuola non mi dispiaceva affatto che i ragazzi avessero opinioni opposte sul mio conto. (Mi rendo conto peraltro che se avessi detto loro – come avrò detto – che mi riesce complicato credere, quando so, non mi avrebbero preso sul serio).

Ma insomma Malvino a pranzo, davanti a una signora pizza, mi domanda: per caso…?, ma mica…? Al che io rispondo – o almeno credo di aver risposto, se non ricordo male – qualcosa il cui senso doveva essere: l’ultimo dei miei problemi è se Dio esista o meno. Altra cosa è se mi domandi cosa ne consegue dal fatto che Dio esista, o che cosa ne vuoi fare. Credo di avere purtroppo confermato Malvino nell’opinione che la filosofia puzza troppo di teologia.

Dopodiché leggo su La Stampa che, in risposta a Christopher Hitchens, Al Sharpton, difensore di Dio, replica anzitutto preoccupandosi dell’uso che si fa di Dio: caro Hitchens, è insomma la risposta, tu te la puoi prendere col Vaticano, coi preti, coi settari, con ogni specie di integralismo, con la religione organizzata, ma tutto questo non è ancora negare l’esistenza di Dio. Non posso non approvare. Sharpton tuttavia non spiega a Hitchens (almeno: non nell’articolo) come sarebbe fatta una negazione dell’esistenza di Dio. Se avesse riflettuto su questo problema, avrebbe dato un contributo apprezzabile alla questione: così, la sua difesa è passabilmente inutile.

D’altro canto, sul piano dell’affermazione, Sharpton fa anche di peggio. Perché tira in ballo Dio dal momento che la scienza non risponderebbe alla domanda: com’è iniziata l’umanità?, e alla domanda: chi ha creato il giusto e l’ingiusto? A me pare ridocolo che si possa dire così, papale papale, che la scienza non spiega queste cose, o magari che non sono spiegabili. Spero sia una semplificazione dell’articolo. In ogni caso, anche con eventuali complicazioni, non vedo perché avremmo bisogno di affermare l’esistenza di Dio per sottrarre alla scienza la risposta a quelle domande; né vedo quanto ci guadagneremmo a rispondere dicendo: è stato Dio.

Allora: se è per questo, meglio, molto meglio l’ateismo di Hitchens. Vittoria ai punti per lui.

P.S. La pizza era offerta da Malvino, che quanto a ospitalità non è secondo a nessuno.

4 risposte a “Hitchens vince ai punti

  1. In qualche modo, però, collego questo post a quello sull’abbandono di Carlo Flamigni.

    Chi non inserisce Dio in una pura dialettica filosofica, e ne nega l’esistenza, sente il bisogno di trovare una costruzione identitaria continua. Nella forma-partito, milioni di persone sentivano il grumo di questa identità. In questo senso il PD provoca dissesti profondi, addirittura edipici. Come dimostra l’astio fuori misura dei denigratori. Questa, per me, in fondo, è anche autoanalisi.

    Ti ho citato nel blog di Cuperlo.

  2. Se Dio non esistesse Malvino non saprebbe di cosa parlare sul suo blog.
    AB

  3. Ma il punto è proprio quello, caro Angelo: sono invece più che sufficienti i discorsi (almeno certi discorsi) su Dio, non c’è bisogno per quello della sua esistenza

  4. “l’ultimo dei miei problemi è se Dio esista o meno.”

    domanda da studente: questo non è il succo dell’esistenzialismo ateo?

    ciao
    Giovanni

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